Lily Tuck.
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E ti ho sposato.
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Titolo originale: I Married You for Happiness.
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Traduzione di Manuela Faimali.
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2012. Bollati Boringhieri.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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La mano  ormai fredda, ma lei continua a stringerla.  una sera qualunque, quando Nina,
dalla cucina, chiama Philip per dirgli che la cena  pronta. Il marito non risponde,  appena
tornato da una riunione all'universit dove insegna matematica, si  sdraiato in camera da
letto, per poco, si sente stanco. Quando Nina sale a chiamarlo credendolo addormentato,
capisce subito che  morto. Decide allora di posticipare ogni triste burocrazia al mattino
successivo, vuole trascorrere un'ultima notte sola con il marito. Sorseggiando un bicchiere
di vino dopo l'altro, Nina rievoca in una serie di flash back la storia dell'amore e del matrimonio
con Philip. Ricorda con tenerezza le piccole lezioni di matematica e fisica che il marito le
impartiva con l'abilit del divulgatore consumato, principi utili a capire la realt, anche
quella dei sentimenti. Rievoca soprattutto i principali avvenimenti di un lungo matrimonio
d'amore: il primo incontro in un bistrot parigino, il viaggio di nozze, le insicurezze, i dubbi, i
sospetti, i tradimenti, le nascite, le morti...
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E ti ho sposato  la storia di un normale e insieme eccezionale amore coniugale raccontata
con estrema eleganza da una delle migliori scrittrici americane, vincitrice del prestigioso
National Book Award. Una scrittura forte, concisa, trasparente, piena di sentimento
ma mai sentimentale, piena d'amore ma mai melensa, un tono che non slitta mai
nell'inutilrmente drammatico.
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Quarantatr anni di matrimonio e un'appassionante storia d'amore fatta di alti e
bassi, di qualche segreto, di momenti di rabbia e di grande passione sessuale, ma soprattutto
di una vita vissuta guardando al mondo con l'intuizione e la curiosit di un'artista e di uno
scienziato: segreti, rabbie, qualche aneddoto matematico e l'inossidabile complicit di
un'unione che sfida le leggi del luogo comune.
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L'AUTRICE.
Lily Tuck  autrice di quattro romanzi: Interviewing Matisse (1991); The Woman
who Waiked on Wafer (1997); Siam (2000), finalista del PEN/Faulkner Award for Fiction,
e Notizie dal Paraguay (2005), vincitore del National Book Award. Ha scritto anche una
raccolta di racconti, Limbo and Other Piaces I Have Lived (2001), e una biografia, Woman
of Rome: A Life of Elsa Morante (2008), con la quale si  aggiudicata il Premio Elsa
Morante. Lily Tuck vive a New York City.
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Lily Tuck.
E ti ho sposato.
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Noi non ci atteniamo mai al tempo presente.
Anticipiamo il futuro come troppo lento a giungere,
quasi per accelerare il suo corso; o ricordiamo il
passato, per fermarlo come troppo fugace: cos
imprudenti, che vaghiamo in tempi che non son
nostri e non pensiamo al solo che ci appartiene; e cos
vani, che pensiamo a quelli che non sono pi nulla e
sfuggiamo senza riflettere il solo che esiste. Il fatto 
che il presente, di solito, ci ferisce.
Blaise Pascal, Pensieri.

La possibilit che sotto non ci sia niente ci terrorizza
pi di qualunque altra cosa. Nulla  pi scandaloso di
un matrimonio felice.
Adam Phillips, Monogamia.


La mano  ormai fredda, ma lei continua a stringerla.
Seduta al suo capezzale, non piange. Di tanto in tanto
appoggia la guancia alla sua, trovando timido conforto
nei peli ispidi della barba incolta, e parla un po' con lui.
Ti amo, gli dice.
Ti amer sempre.
Je t'aime, dice.
 prevista pioggia per la notte, e fuori si sta alzando
il vento. Stormisce tra i rami delle querce, e un'imposta
sbatte contro il fianco della casa, una volta, poi un'altra.
Deve chiedergli di aggiustarla - no, non pi, ora ricorda.
Una macchina passa di l, la radio a tutto volume. Un
brano heavy metal di cui non distingue le parole. Ragazzi.
Quanto poco sanno, quanto poco sospettano di
ci che la vita - o la morte - ha in serbo per loro. Forse
sono ubriachi o drogati. Immagina le nuvole rincorrersi
nel cielo notturno velando in parte le stelle, mentre
l'auto sbanda lungo la strada sterrata e fa schizzare via i
sassi come proiettili. Un grido. Un finestrino abbassato
e una lattina di birra scagliata fuori, che domattina le
toccher raccogliere. La cosa le fa rabbia, ma lui non se
ne cura e questo le fa ancora pi rabbia.
Un motivetto comincia a ronzarle nella testa. Le sembra
di conoscerlo, ma non ha orecchio. Cantala punzecchia
certe volte, canta qualcosa! Ride, e alla fine  sempre
lui a cantare. Ha una bella voce.
Nina si piega in avanti cercando di cogliere le parole:
Anything can happen on a summer aftemoon
On a lazy dazy golden hazy summer aftemoon
Le viene quasi da ridere - lazy, dazy? Quanto suonano
sciocche quelle parole, e quanto tempo  passato dall'ultima
volta che le ha sentite? Trenta, no, quarant'anni. La
canzone che le cantava per corteggiarla, una canzone che
ha sentito di rado, prima e dopo. Si chiede se sia vera o
inventata. Vuole domandarglielo.
Dolcemente, con l'indice, gira e rigira la fede d'oro
sull'anulare del marito. La sua  pi piccola. Dentro, in
un corsivo elaborato, sono incisi i loro nomi: Nina e Philip.
Con il tempo alcune lettere si sono cancellate - Nin e Phi
i. I loro nomi fanno pensare a simboli matematici - molto
appropriato.
Nell'anello di Philip non ci sono scritte. Quello originale
si  sfilato dal dito ed  scomparso nell'oceano
Atlantico mentre veleggiava da solo al largo della Bretagna
in un pomeriggio d'estate.
A lazy dazy golden hazy - il motivetto  ancora l.
Al mattino, prima di andare al lavoro, Philip la saluta
con un bacio, e le d un bacio anche alla sera, quando
rincasa. Un bacio sulla bocca. Non passionale - anche
se alle volte, per scherzo, le fa scivolare la lingua tra le
labbra come una sorta di promemoria. In genere  un
bacio tenero, amichevole.
Com' andata la giornata? le chiede.
Lei si stringe nelle spalle. C' sempre qualcosa che non
va: un elettrodomestico rotto, una crepa, una talpa che ha
rivoltato il giardino. Non trova mai il tempo per dipingere.
E la tua? chiede lei.
Come ha risposto lui?
Bene?
 un tipo ottimista.
C' stato un consiglio di facolt. Dovresti sentire come
parlano quei nuovi fisici! Philip scuote la testa, con un
dito si picchietta la fronte. Svitati, dice.
Ma Philip non  svitato.
In barba al vecchio detto - detto da chi, poi? - che
vorrebbe i matematici portati alla pazzia e gli artisti inclini
a restare sani.
 la logica il problema. Non l'immaginazione.
Traccia con le dita il contorno delle sue labbra. Nella
mente si affollano immagini di donne in lutto che hanno
pi dimestichezza di lei con la morte. Donne mediterranee
dalla pelle scura, donne con il capo velato e la lunga chioma
scarmigliata, donne passionali, indecorose, che si gettano
sui cadaveri mutilati e sanguinanti di mariti, padri e figli e
ne ricoprono il volto di baci per poi farsi trascinare via con
la forza mentre gemono e maledicono il loro destino.
Lei non  che un fragile, cereo fantasma. Con la mano
libera si sfiora il viso per averne conferma.
Il giorno del loro matrimonio comincia a piovere;
qualcuno dice che porta bene, altri dicono che si stanno
bagnando.
Nina  superstiziosa. Evita sempre, se pu, di passare
sotto una scala o di aprire un ombrello dentro casa. Da
bambina ripeteva canticchiando: Se pesti la fessura ti becchi
una sciagura. Ancora adesso, da adulta, tiene gli occhi
a terra e se possibile evita le fessure tra le mattonelle. Le
abitudini sono dure a morire.
Lui non  superstizioso. O se lo , non lo ammette. La superstizione
 roba da femminucce, roba medievale, pagana.
Eppure crede nelle coincidenze, nella buona sorte, negli
eventi fortuiti. Crede nel caso anzich nei rapporti di causa
e effetto. Nel probabile, non nell'inevitabile.
Com' quella cosa che dice sempre?
Le idee non si possono prevedere.
La pioggia si  brevemente tramutata in neve. Turbini
di neve - piuttosto insoliti in quel periodo dell'anno.
Nina  in pensiero per le sue scarpe. Sono scarpe di satin
bianco, con il tacco alto e piccoli boccioli di plastica rosa
applicati davanti. Di l a qualche mese prover a tingerle
di nero, ma verranno fuori di un marrone sbiadito.
Una scelta infelice, avrebbe dovuto saperlo. Il nero 
acromatico.
Si sposano in campagna - una cerimonia intima,
cupa. Il padiglione del ricevimento, allestito nel giardino
dei genitori di Nina, non  riscaldato a dovere. Il
terreno sotto i piedi  zuppo e le scarpe delle signore
affondano nell'erba. Gli ospiti tengono il cappotto e
parlano del pilota dell'U2 abbattuto quel giorno.
Come si chiama?
Gli Stati Uniti daranno il via alle rappresaglie, c'
da scommetterci, e ci troveremo nel bel mezzo di una
guerra nucleare, dice il testimone di Philip.
Qualcun altro dice: Kennedy ha le mani legate, e vale
lo stesso per McNamara, George Ball, Bundy e il Generale
Taylor.
Il testimone dice: Kennedy  un cretino.
Che altro pu fare? gli chiede una donna di nome
Laura.
Vi siete dimenticati della Baia dei Porci? Tutta colpa
nostra, replica il testimone. Si sta arrabbiando.
Lasciamo perdere la politica. Siamo a un matrimonio.
Dovremmo festeggiare, no? dice Laura. Anche lei sembra
arrabbiata.
Laura. L'ultima volta che Nina ha avuto sue notizie,
viveva a San Francisco con un'altra donna, una vasaia.
Il testimone  morto, travolto da una slavina. Stava
sciando fuoripista sul versante di una montagna dell'Idaho,
assieme alla figlia quattordicenne. E morta anche
lei. Si chiamava va Marie - in onore dell'attrice, immagina
Nina.
Anything can happen on a summer aftemoon
Basta, pensa tappandosi le orecchie.
Rudolf Anderson - ecco come si chiamava il pilota
dell'U2 abbattuto.
Strane, le cose che ricorda.
Come quella volta a Boston, ai tempi del college, che
intravide Fidel Castro. Ricorda ancora quanto fu emozionante.
Con quell'uniforme di corv verde oliva, all'epoca
Castro era un bell'uomo. Aveva trentatr anni, i
capelli lunghi e una barba incolta. Incroci il suo sguardo
e le sorrise. Di questo  sicura. Nina, dal canto suo,
non aveva l'indole della rivoluzionaria; anzi, a ripensarci
adesso doveva sembrare timorosa.
Bella e timorosa.
Ripensa alle donne mediterranee dalla pelle scura,
donne con il capo velato e la lunga chioma scarmigliata,
e vorrebbe tanto battersi il petto e piangere.
In viaggio di nozze vanno in Messico per vedere le
farfalle.

Le farfalle? Perch? cerca di protestare Nina.
Le farfalle monarca. A milioni. La stagione migratoria 
ancora agli inizi, ma ho sempre desiderato vederle. E poi
potremo andare in spiaggia a rilassarci, promette Philip.
La macchina, una vecchia Renault,  presa a noleggio,
e le stradine anguste serpeggiano tra le erte colline
della Sierra Chincua, nel tragitto da Citt del Messico
ad Angangueo. Incontrano poche macchine per strada;
autobus e camion suonano incessantemente il clacson e
non mettono la freccia quando sorpassano. Non ci sono
indicazioni per la citt.
Donde? Donde Angangueo? grida Philip pi volte dal
finestrino. Fermi sul ciglio della strada, i bambini lo
fissano con muto stupore. Stanno vendendo iguane, e
gliele mostrano. Le iguane sono legate con lo spago, e si
dice che siano buone da mangiare.
Pare che sappiano di pollo, osserva Philip.
E tu come lo sai? chiede Nina.
Anzich rispondere, Philip le agguanta la coscia.
Tieni le mani sul volante, commenta lei, respingendolo.
Ad Angangueo prenotano un alberghetto in una traversa
di Plaza de la Constitucin; sono gli unici turisti,
e hanno addosso gli occhi di tutti. Prima di cena vanno a
visitare la chiesa. D'impulso, Nina accende una candela.
Per chi ? domanda Philip.
Nina si stringe nelle spalle. Non lo so. Per noi.
Buona idea, dice lui, e le d una strizzatina alla spalla.
Al mattino, quando si alzano, hanno il corpo infestato
di morsi rossi. Pulci.
Preceduti dalla guida turistica, scarpinano per pi
di un'ora lungo un sentiero di montagna stretto e tortuoso,
sempre in salita. Camminano in fila indiana,
Philip davanti. Alto e snello, Philip zoppica appena
- da bambino si  rotto una gamba cadendo da un
albero, e la tibia si  saldata male -, un tocco di vulnerabilit
che lo rende ancora pi attraente. Alle volte
Nina lo accusa di esagerare per suscitare compassione.
Ma per gran parte del tempo non lo si nota nemmeno,
tranne quando  stanco, oppure quando litigano.
La giornata  fresca e un po' nuvolosa - anche perch
sono piuttosto in alto. Tra i duemilaquattro e i duemilasettecento
metri, secondo le stime di Philip. Circondati
da abeti svettanti, non possono godere il panorama. L'aria
 umida, si fatica a respirare. Quanto manca? vuole
chiedere Nina, ma non lo fa, e di colpo la guida si ferma
e punta il dito. Sulle prime Nina non capisce cosa stia
indicando. Un tappeto arancione nel sottobosco. Foglie.
No. Farfalle. Migliaia e migliaia di farfalle. Quando alza
gli occhi ne vede altre appese ai rami in grossi grappoli
simili ad alveari. Le farfalle, salvo alcune che svolazzano
indolenti da un albero all'altro, sono per lo pi immobili.
Sembrano morte, dice Nina.
Stanno andando in letargo, risponde Philip.
Sulla via del ritorno, Philip prova a spiegare. Ci sono
due teorie su come le farfalle monarca riescano a tornare
sempre nello stesso posto ogni anno - impressionante, se
pensi che la maggior parte non  mai stata qui. Secondo
la prima teoria, le farfalle avrebbero in corpo una piccola
quantit di magnetite che funzionerebbe come una sorta
di bussola, riconducendole tra queste colline sature di
ferro, mentre l'altra, la seconda teoria, sostiene che le
farfalle usino una bussola interiore...
Nina ha smesso di ascoltare. Guarda! Indica alcune
piante di un rosso brillante che crescono sotto gli abeti.
Limncillos, dice la guida, e fa il gesto di bere qualcosa
dal palmo della mano.
S, risponde Nina. Le  venuta sete.
Da Angangueo ripartono alla volta di Puerto Vallarta,
dove trascorreranno gli ultimi giorni del viaggio di nozze.
In macchina Nina chiude gli occhi e tenta di dormire, ma
all'improvviso Philip pesta sul freno e lei viene sbalzata
contro il cruscotto. Hanno investito qualcosa.
Oh, mio Dio. Un bambino! grida Nina.
Un maiale ha attraversato di corsa la strada prima che
Philip avesse il tempo di inchiodare. Con la schiena spezzata,
l'animale  riverso in mezzo alla strada, e strilla.
A ogni nuovo strillo un fiotto di sangue scuro zampilla
dalla bocca. Nel giro di pochi minuti, come sbucati dal
nulla, uomini, donne e bambini si sono raccolti sul ciglio
della strada a guardare. Philip e Nina scendono dalla
macchina e si tengono vicini. E una giornata molto calda
e luminosa.
Sollevando una mano per schermarsi gli occhi, Nina
dice: Philip, fa' qualcosa. Il maiale piange come un
bambino.
E secondo te cosa dovrei fare? replica Philip, la voce
innaturalmente stridula. Ucciderlo?
Un uomo con un cappello di paglia in testa si avvicina
a Philip. Ha con s un bastone. Philip tira fuori il portafoglio
dalla tasca posteriore e, senza una parola, gli d
venti dollari. L'uomo, anch'egli senza proferire parola,
accetta i venti dollari.
Tornati in macchina, Nina e Philip restano in silenzio
finch non giungono a Puerto Vallarta e Nina dice:
Guarda, c' il mare.
Allora le racconta di Iris.
Un incidente.
A letto, quella sera, Philip dice: Chiss se il tizio con
il cappello e il bastone era davvero il padrone del maiale.
Poteva essere chiunque.
 vero, assente Nina. Poteva essere chiunque.
Questi morsi di pulce, aggiunge lei, mi stanno facendo
impazzire.
Anche a me, dice Philip prendendola tra le braccia.
Nina crede che Philip la amasse, ma come pu esserne
certa? E la conoscenza il fine ultimo del credere. Ma come
pu giustificare il proprio credere? Con una dimostrazione
logica? Con assiomi verificati in altro modo, e ricorrendo
all'intuizione, ad esempio. Chi fu a pensarlo? Socrate? Platone?
Non lo ricorda; ricorda solo il nome della sua insegnante
di filosofia del liceo, Mlle Pieters, che era fiamminga
e aveva quello strano modo di pronunciare Platone.
Dovrebbe rileggere Platone. Platone potrebbe confortarla.
Saggezza. Filosofia. Oppure studiare i filosofi
orientali. Lo Zen. Forse dovrebbe farsi monaca buddista.
Rasarsi a zero, indossare una veste bianca, portare
sandali di plastica da due soldi.
Fuori il vento agita i rami degli alberi. L'imposta
sbatte di nuovo contro il fianco della casa. Adesso chi
la aggiuster?
Chi toser il prato? Chi cambier la lampadina dell'ingresso,
dove lei non arriva? Chi la aiuter a portare dentro
la spesa?
Come pu pensare a queste cose?
 lieta che sia notte e che nella stanza faccia buio.
Il tempo  molto pi magnanimo di notte - l'ha letto
di recente da qualche parte.
Se solo si voltasse a guardare l'orologio sul comodino
saprebbe che ore sono - le dieci, le undici, mezzanotte,
o  gi un nuovo giorno? Ma non vuole guardare. Piuttosto,
se potesse farebbe tornare indietro il tempo. Lo
farebbe tornare a ieri, alla scorsa settimana, ad anni fa.
A Parigi, in un caff all'angolo tra boulevard Saint-
Germain e rue du Bac. Ne serba un'immagine precisa.
Non  ancora primavera, fuori fa freddo, eppure il marciapiede
 gi ingombro di tavolini che costringono i passanti
a scendere in strada.  sabato, c' un gran viavai.
I castagni non sono ancora fioriti, ma la spolverata di
germogli verdi sui rami fa ben sperare.
Ricorda com' vestita. Un bomber di pelle da uomo
che ha comprato di seconda mano in un mercatino delle
pulci all'aperto, una sciarpa di seta gialla, stivali. A quel
tempo  convinta di avere un'aria francese e chic. Forse
 vero. In ogni caso, lui la scambia per una francese.
Vous permettez? le chiede, indicando la sedia libera al
suo tavolino.
Nina sta bevendo un caf crme e legge un libro francese,
Tropismes di Nathalie Sarraute.
Je vous en prie, risponde, senza guardarlo.
Lavora in una galleria d'arte qualche isolato pi in l,
in rue Jacques-Callot. La galleria  quasi interamente
dedicata ai pittori d'avanguardia americani. I francesi
li apprezzano e ne acquistano le opere. In quel periodo
espone un artista californiano che Nina stima professionalmente.
L'artista  pi vecchio di lei,  ricco e famoso;
l'ha invitata all'hotel particulier dove alloggia, sulla Rive
Droite. Le ha detto di portare il costume da bagno - lo
ricorda ancora: un due pezzi di cotone a quadretti bianchi
e blu. La piscina occupa l'ultimo piano dell'hotel
particulier ed  rivestita di legno scuro, come uno di quei
vecchi transatlantici; al posto delle finestre ci sono gli
obl. Nina segue l'artista in acqua e nuota, guardando
fuori, i tetti di Parigi, e osservando la citt che si accende
di luci al calare della sera. Poi galleggia sulla schiena e
vede il faro sulla punta della Torre Eiffel cingere la citt
in un abbraccio protettivo. Alla fine indossano i pesanti
accappatoi bianchi e siedono vicini su due sdraio come
fossero davvero a bordo di una nave in mezzo all'oceano
Atlantico. Prendono perfino un drink - un Kir Royal.
Andr a letto con lui una seconda volta, ma non torneranno
pi a nuotare. Prima di lasciare Parigi l'artista le
regala uno dei suoi lavori, il piccolo disegno a pastello
di una nave in stile fumetto, la prua sagomata come il
muso di un cane. Il disegno incorniciato  appeso di
sotto, nell'ingresso.
Philip comincia a parlarle di Nathalie Sarraute. Sostiene
di conoscere un familiare della scrittrice, che sarebbe
anche un suo lontano parente acquisito.
Sul momento Nina non gli crede.
Questa se l' inventata, pensa.
Sente il telefono squillare al pianterreno. Per precauzione
ha abbassato la suoneria di quello in camera da
letto - perch? si domanda. Per non svegliarlo? Fa per alzare
la cornetta quando lo squillo s'interrompe di colpo.
Tanto meglio. Aspetter domattina. Domattina far telefonate,
scriver e-mail, sbrigher tutte le incombenze:
il certificato di morte, l'impresa di pompe funebri, la
funzione in chiesa - tutto quello che c' da fare. Stanotte
- stanotte non vuole niente.
Vuole restare sola.
Sola con Philip.
Non  religiosa.
Non crede in una vita nell'aldil, nella trasmigrazione
dell'anima, nella reincarnazione, in niente di tutto
questo.
Lui invece s.
Non credo nella reincarnazione e roba del genere, non
vado neanche in chiesa, per credo che un Dio ci sia, le
dice.
Dov'erano in quel momento?
Stanno passeggiando lungo le banchine della Senna
una sera, mano nella mano, e si fermano un istante ad
ammirare Ntre-Dame.
Mi sembrava che i matematici non credessero in Dio,
dice lei.
I matematici non escludono necessariamente l'idea
di Dio, risponde Philip. E per qualcuno l'idea di Dio
pu essere anche pi astratta del Dio convenzionale del
cristianesimo.
Sotto di loro scorre il fiume, nero e veloce, e Nina
rabbrividisce appena nel bomber di pelle.
Anch'io come Pascal, continua Philip, credo sia pi sicuro
credere che Dio esista piuttosto che credere che non
esista. Testa, Dio esiste e allora vinco e vado in paradiso -
Philip imita il gesto di lanciare in aria una monetina. Croce,
Dio non esiste e io non ci perdo niente.
Una scommessa, osserva lei aggrottando la fronte. La
tua fede si basa sulle ragioni sbagliate, non  dettata da
un credo autentico.
Al contrario, ribatte Philip, la mia fede si basa sul
fatto che la ragione non serve a niente quando si tratta
di determinare l'esistenza di un Dio. Altrimenti non ci
sarebbe partita.
Poi si china su di lei e la bacia.
A occhi chiusi, Philip  sdraiato supino. Ha la testa
adagiata sul guanciale, e Nina ha sollevato la trapunta a
losanghe bianche e rosse per coprirlo. Sembra quasi che
dorma. La stanza  ordinata, familiare, dominata dal letto
a baldacchino di mogano intagliato. Di fronte al letto due
sedie, il suo maglione di cachemire beige appeso a uno
schienale; tra le sedie spicca una cassettiera in legno d'acero,
sul cui ripiano  disposta una schiera di fotografie di
famiglia in cornici d'argento - Louise da neonata, Louise a
nove o dieci anni, vestita da Cigno Nero nell'adattamento
scolastico del Lago dei cigni, Louise che tiene in braccio
il suo cane Mix, Louise in toga e tocco, Louise e Philip
in barca a vela, Louise con Philip e Nina a cavallo in un
ranch turistico del Montana, Louise e Nina che sciano
nello Utah. Sulla cassettiera c' anche una scatola in cui
Nina conserva alcuni gioielli. I suoi gioielli pi preziosi
- una spilla di diamanti a forma di fiore, una collana di
perle a tre fili, un anello con sigillo di rubino - sono
riposti nella cassaforte a combinazione dentro l'armadio
dell'ingresso. Chiude gli occhi cercando di ricordare la
combinazione: tre giri a sinistra fino al 17, due giri a
destra fino al 4, e un giro a sinistra fino all'11, o  il contrario?
In ogni caso, non le riesce mai di aprire la cassaforte;
tocca sempre a Philip. E poi, vicino al portagioielli
laccato, c' la ciotola di argilla verde e blu che Louise
aveva realizzato per loro in terza elementare, e in cui
ogni sera Philip svuota gli spiccioli. Le ante dell'armadio
sono chiuse, solo la porta del bagno  aperta.
Qual  la differenza tra una porta e una valigia? Che la
valigia si porta ma la porta non...
Basta.
Forse deve soltanto infilare la camicia da notte, sdraiarsi
accanto a lui, e domattina, al suo risveglio, Philip la cercher
con la mano come fa sempre. Le sollever la camicia
da notte. Toglila, dir. Gli piace fare l'amore al mattino.
Lei, assonnata, non  molto reattiva.
Non ha pensato di tirare le tende. Fuori, tra i rami
oscillanti degli alberi, intravede qualche stella nel cielo
notturno. Giusto una decina in una galassia di un miliardo
o un miliardo di miliardi di stelle. Forse la morte,
pensa,  come una di quelle stelle - una stella che si pu
vedere solo andando a ritroso nel tempo e che esiste in
uno stato inosservabile. Mentre la vita, ha sentito dire,
ha avuto origine dalle stelle - un detrito stellare.
Cosa le ha detto, precisamente?
Sono un po' stanco, vado a sdraiarmi un minuto prima
di cena.
oppure
Vado a sdraiarmi un minuto prima di cena, sono un
po' stanco.
o forse era tutt'altra cosa.
Nina  in cucina. Sta centrifugando la lattuga. Alza gli
occhi per un istante.
Com' andata la giornata?
Ascolta distratta la sua risposta.
C' stato un consiglio di facolt. Dovresti sentire
come parlano quei nuovi fisici! Sono svitati, dice Philip
salendo le scale.
Lei condisce l'insalata, apparecchia la tavola. Tira
fuori il pollo dal forno. Fa bollire le patate novelle. Poi
lo chiama.
Philip! La cena  pronta.
Prova a stappare una bottiglia di vino rosso ma il
tappo  incastrato. Ci penser lui.
Di nuovo: Philip, Philip! La cena!
Prima di entrare in camera lo sa gi.
Vede i piedi infilati nelle calze. Si  tolto le scarpe.
A cosa stava pensando? Alla cena? A lei? Al saggio
in cui un suo studente asseriva che Kronecker aveva
ragione a sostenere l'ammissibilit dell'esclusione aristotelica
degli infiniti attuali?
Infiniti. Insiemi infiniti. Serie infinite.
L'infinito la inquieta.
Le d gli incubi. Da bambina faceva un sogno ricorrente.
Un sogno che non  in grado di esprimere a parole. La sola
descrizione che riesce a dare di quel sogno, spiega a Philip,
 che ha a che fare con i numeri. I numeri - ammesso
che di numeri si tratti - all'inizio sono sempre piccoli e
gestibili, ma nel sogno Nina sa che  una condizione temporanea,
infatti ben presto cominciano a prendere forza e
moltiplicarsi; diventano grandi, incontrollabili. Generano
un abisso. Un buco nero di numeri.
Sei in buona compagnia, le risponde Philip. I Greci,
Aristotele, Archimede, Pascal - era comune a tutti.
Il sogno?
No, quello che il sogno rappresenta.
E sarebbe?
Il terrore dell'infinito.
Ma l'infinito, per Philip,  un concetto folle.
L'infinito, dice lui,  assurdo.
Immaginatevi nel cuore della notte  la frase con
cui ogni anno Philip inaugura il corso sulla teoria della
probabilit. State camminando per una strada deserta
e all'improvviso vedete un uomo con un passamontagna
calato sul viso e una valigia in mano uscire da una gioielleria.
La vetrina della gioielleria, ve ne sarete accorti,
 sfondata. Senz'altro darete per scontato che l'uomo
sia un ladro e abbia appena svaligiato la gioielleria, ma
ovviamente potreste sbagliarvi di grosso.
Philip  un professore stimato. Agli studenti piace.
Alle ragazze, soprattutto. Nina non pu fare a meno di
notarlo.
 cos ottimista, cos allegro, cos bello.
Vous permettez?
E cos cortese.
Troppo cortese, lo rimprovera alle volte.
Non fanno subito l'amore. Prima Philip vuole sapere
del celebre pittore americano.
Non devi andare a letto con nessuno a parte me, dice.
Ha un tono cos risoluto. Sono all'angolo tra boulevard
Saint-Germain e rue de Saint-Simon, vicino all'appartamento
che Philip divide con la zia vedova. Una zia francese
- o quasi francese. Ha sposato un francese e vive in
Francia da quarant'anni. Tante Thea  pi francese dei
francesi. Discute di politica e di cucina; ha sempre un
abbigliamento impeccabile e un'acconciatura perfetta;
serve pasti di tre portate, gioca a golf in un club esclusivo
a Neuilly, va in campagna tutti i fine settimana.
Chiama Philip mon petit Philippe, e con il tempo Nina
finisce per trovarla simpatica.
 sabato pomeriggio, fa caldo, e nell'appartamento
non c' nessuno. Dall'altra parte del boulevard, un poliziotto
sta di guardia a un ministero. La bandiera langue
sopra il portone chiuso. Passano alcune macchine, un
autobus, parecchie motociclette rombanti. Stanno l, vicini,
senza parlare.
Vieni, dice infine Philip.
Mon petit Philippe.
Nina sorride tra s a quel ricordo.
Philip  cos esitante, cos ansioso di soddisfarla.
Supporre che l'uomo con il passamontagna abbia
svaligiato la gioielleria  un esempio di ragionamento
plausibile. Ma in questo corso continua Philip ci occuperemo
del ragionamento deduttivo. Vedremo in che
modo ai giudizi intuitivi si sostituiscano precisi teoremi
- e come l'uomo che ha svaligiato la gioielleria sia in realt
il proprietario del negozio che sta andando a una festa in
maschera, ecco spiegato il passamontagna, mentre la vetrina
del negozio  stata accidentalmente sfondata dalla
palla da baseball del figlio dei vicini.
Domande?
 stato quasi sicuramente un arresto cardiaco improvviso
- non un infarto - dice il vicino, un endocrinologo.
Cerca di spiegarle la differenza. Si parla di infarto quando
l'occlusione di un vaso sanguigno interrompe l'afflusso
di sangue al cuore, mentre un arresto cardiaco  dovuto a
un'istantanea inefficacia dell'attivit cardiaca. Quando
si ha un arresto cardiaco seguito da morte improvvisa,
in genere  perch gli impulsi elettrici nel cuore si sono
fatti pi veloci o caotici. A causa di questa irregolarit
nel ritmo cardiaco, il cuore di punto in bianco smette di
battere. Un arresto cardiaco pu intervenire anche in
conseguenza a un estremo rallentamento del cuore. In
questo caso si parla di bradicardia.
Possibile che abbia detto tutte quelle cose?
No, no, Philip non ha mai avuto problemi cardiaci.
Philip  sano come un pesce. Ha fatto una visita di controllo
qualche mese fa. Lo ha detto il medico in persona.
O meglio, Philip sosteneva che lo avesse detto il medico
in persona.
No, no, Philip non prende farmaci.
Il loro vicino, Hugh, cerca il polso. Appoggia entrambe
le mani sul cuore di Philip e comincia a premere. Conta
ad alta voce - uno, due, tre, quattro - fino a trenta.
Nina si sforza di contare ad alta voce assieme a lui -
diciannove, venti, ventuno...
Quello che esce dalla sua bocca  poco pi di un
sussurro.
Povero Hugh, non sa cosa dire - qualcosa a proposito
di un defibrillatore, ma ormai  troppo tardi. Ha ancora
il tovagliolo della cena infilato nella cintola, se ne accorge
solo adesso. Arrossendo appena, lo tira fuori.
No. Non deve telefonare a nessuno.
Nina si  precipitata a chiamarlo a casa mentre lui e la
moglie Nell erano in cucina e si apprestavano a cenare.
Il loro cane, un vecchio Labrador beige, si alza e comincia
ad abbaiarle contro; di sopra un neonato scoppia a
piangere. Hanno due figli, di cui uno ha appena un mese.
Una bambina, Justine. Quando Nell era tornata a casa
dall'ospedale, dopo un paio di giorni, Nina era passata
a trovarla portando una teglia di lasagne e un maglioncino
rosa con cuffietta abbinata per la bambina. Sembra
passato un secolo.
Hugh dice: Chiamaci in qualsiasi momento. Nell e
io... Gli si spezza la voce.
S.
S, s, lo far.
E telefona al vostro medico. Dovr compilare il certificato
di morte.
S, ci penser domattina.
Ti senti bene...? Di nuovo gli si spezza la voce.
S, s. Ho bisogno di stare sola.
Grazie.
Grazie, ripete Nina.
Sente la porta d'ingresso chiudersi.
Bradicardia.
Il nome la fa pensare a un fiore. Un fiore blu a stelo
lungo.
Iris.
Un nome d'altri tempi.
Il nome della ragazza rimasta uccisa nell'incidente stradale.
Di sicuro era bella, immagina Nina. Snella, bionda.
Sono entrambi giovani - Iris ha appena diciotto anni e
Philip la sta accompagnando a casa dopo una festa, piove
a dirotto -, forse Philip ha bevuto un bicchiere di troppo
ma non  ubriaco. No. In una curva perde il controllo
dell'auto - forse l'auto slitta, Philip non se ne ricorda,
nemmeno quando glielo chiede la polizia. Si schiantano
contro un palo del telefono. Iris muore sul colpo. Lui
rimane illeso.
Nina si domanda se Philip pensasse spesso a Iris, negli
ultimi tempi. Stava pensando a lei prima di morire?
Pensava che forse la sua vita sarebbe stata pi felice se
avesse sposato lei? In un certo senso Nina invidia Iris.
Nella mente di Philip, Iris  rimasta per sempre giovane
e bella, mentre gli basta un'occhiata per accorgersi che
Nina ha la pelle raggrinzita, che i suoi capelli, un tempo
rossi o ramati - a seconda della luce -, sono ingrigiti, e
il seno non  pi sodo come un tempo.
Philip le parl dell'incidente durante il viaggio di
nozze, nel tragitto verso Puerto Vallarta.
Volevo solo farti sapere cosa mi  successo, dice.
E cos' successo a Iris, vorrebbe dire Nina, ma non
lo fa.
Ci ho messo molto tempo a superarlo, a farmene una
ragione, dice ancora Philip.
Come sei riuscito a fartene una ragione? vorrebbe chiedere
Nina.
 stato terribile.
S.
Ora non voglio pi pensarci, dice lui.
E non voglio pi parlarne. Capisci, Nina?
Nina risponde di s, ma non  vero.
Com'era? Com'era Iris? chiede, suo malgrado. Cerca
di tenere un tono rispettoso. Era del sud? Iris  un nome
cos insolito.
Era una musicista, risponde Philip.
Ah, e cosa suonava? Il pianoforte?
Ma Philip non risponde.
La prima volta che Nina arriva a Parigi, l'uomo in
coda davanti a lei in aeroporto, al controllo passaporti,
si sfila la fede nuziale e la appunta alla fodera della ventiquattrore
con una spilla da balia che senz'altro conserva
a quell'unico scopo.
E a tua moglie non pensi? ha voglia di gridare.
Certe volte, nella sua mente, accusa Philip di aver
perso la fede nuziale di proposito.
Ha la gola secca; fatica a deglutire.
Al piano di sotto le luci sono accese. Apre l'armadio
dell'ingresso, stipato di giacche. Giacche sue e di Philip
- un cappotto di lana blu scuro, un parka, un piumino,
un impermeabile, una vecchia giacca a vento. La giacca
a vento avr venticinque anni. Ricorda com'era orgoglioso
Philip quando l'aveva comprata. Era di un giallo
sgargiante, per giunta in saldo, e Philip sosteneva che
gli sarebbe durata una vita. Cos  stato. Ora la giacca a
vento  scolorita, il colletto e i polsi sono logori, e senza
riflettere Nina la tira fuori dall'armadio e la indossa.
Chiude la zip con cura. Le mani scivolano nelle tasche.
Foglietti di carta - fatture, una lista di cose da fare: revisione
della macchina, chiamare George per la crepa nello
scantinato, banca, ritirare i biglietti del concerto. La lista,
osserva Nina, risale a molti mesi prima; nell'altra tasca
trova qualche moneta, graffette, la matrice di un
biglietto.
Entra in sala da pranzo. Il pollo, le patate novelle,
l'insalata,  tutto pronto in tavola. Freddo, in attesa.
Nina prende un piatto pensando di rassettare, poi cambia
idea. Domani, si dice. Domani avr tutto il tempo di
rassettare, di lavare i piatti, di fare - non sa nemmeno
lei cosa. Poi prende la bottiglia di vino con il tappo incastrato.
Prova di nuovo a estrarlo ma non riesce. Accidenti,
sbotta tra s. Va in cucina e prende un coltello.
Con il manico spinge il tappo dentro la bottiglia e si
versa un bicchiere di vino.
Ha ancora il coltello in mano, un coltello da cucina
affilato, e con un gesto finge di tagliarsi la gola. Si vede
riflessa nello specchio della sala da pranzo e scuote la
testa.
Cosa penserebbe Louise?
Torna al piano di sopra, portando con s il bicchiere
di vino.
Fuori echeggia una sirena della polizia. Dalla finestra
della camera vede un lampeggiante blu sfrecciare nel
buio per poi superare la casa a gran velocit e scomparire.
Ripensa alla macchina piena di ragazzini con la musica
a tutto volume, e se la immagina schiantata contro
un albero, il parabrezza un ammasso di vetri scintillanti
tra il fumo che si leva dal cofano e le grida di qualcuno
sul sedile posteriore.
Un'altra sirena. Un'altra macchina della polizia.
Povera Iris, dice a Philip.
Il telefono ricomincia a squillare.
Louise.
Poco fa ha lasciato un messaggio a Louise. Louise, tesoro,
 successa una cosa terribile. Chiamami appena puoi.
Povera Louise.
L'amore di Philip.
Una ragazza bella, vitale, caparbia, che somiglia tutta
al padre - alta, scura di carnagione, con gli stessi occhi
grigi che ha lui. Nina deve rispondere al telefono.
Pronto, dice, sollevando il telefono della camera.
Louise?
Chiunque sia, riattacca.
Avranno sbagliato numero. Nel buio controlla il display
del telefono, ma il numero di chi chiamava non
compare.
 sollevata. Non vuole dirlo a Louise.
Sono tre ore indietro in California, e Louise, immagina
Nina, star cenando. Star cenando con un ragazzo. Un
bel ragazzo che le piace. Dopo cena Louise non ascolter i
messaggi in segreteria; andr a letto con lui.
Per Louise, Philip  ancora vivo.
Beata Louise.
Nina beve un sorso di vino, posa il bicchiere, torna
a prendergli la mano. La mano  fredda, e prova a scaldarla
stringendola tra le sue.
Ama le mani di Philip. Le dita lunghe e arrotondate.
Dita che l'hanno toccata in tutti i modi possibili. Con
una passione cui s'impone di non pensare - facendola
venire. Si preme la mano contro le labbra.
Quand' stata l'ultima volta che hanno fatto l'amore?
Una domenica mattina, qualche settimana prima. La
casa  silenziosa, le tende tirate, e la camera  piuttosto
buia.  imbarazzata, si pensa troppo vecchia per il sesso.
E anche Philip  meno reattivo.
Come a Parigi, dietro le imposte chiuse dell'antiquato
appartamento di Tante Thea in rue de Saint-Simon, dove
per raggiungere la camera di Philip Nina va a sbattere
contro i mobili - tavolini, sedie dalle gambe sottili, vetrinette
piene di statue di porcellana - e dopo aver fatto
l'amore, a letto, Philip ammette di essere stato nervoso.
Non le dice il motivo, ma confessa che non lo faceva pi
da molto tempo. Aveva paura, dice lui, di aver dimenticato
come si fa.
Certe cose non si dimenticano -  come andare in
bicicletta, dice Nina.
Philip scoppia a ridere per il commento di Nina, o per
la sua banalit, e adesso che si sente rassicurato, o se
non altro un po' meno nervoso, fanno di nuovo l'amore.
Le  stato fedele?
Riprende il bicchiere di vino.
Poi, senza pensare, Nina infila la mano nella tasca
della giacca a vento e tira fuori una moneta. Al tatto
sembra un penny.
Testa o croce?
La probabilit che un evento accada quando sussistono
solo due esiti possibili prende il nome di probabilit
binomiale spiega Philip ai suoi studenti. Il
lancio di una moneta, che  il modo pi semplice per
risolvere una disputa o scegliere fra due alternative,
 un esempio elementare di probabilit binomiale. Le
probabilit sono indicate con un numero compreso
tra uno e zero. Una probabilit di uno significa che
l'evento  certo...
A sei anni, Louise comincia il gioco del lancio dei
penny con Philip. Annota i risultati con le relative date
su un piccolo taccuino arancione che ripone nel primo
cassetto in alto del comodino di Philip:
Testa: 5, croce: 10 - 10/10/1976
Testa: 9, croce: 11 - 3/5/1977
Testa: 17, croce: 13 - 2/9/1979
Pi lanci fai, Lulu, dice Philip a Louise, pi ti avvicini
alla vera media teorica di teste e croci.
Testa: 5039, croce: 4961 - 3/5/1987
Per l'ultima annotazione Louise usa la calcolatrice.
Un'altra cosa che  bene tenere a mente, e che quasi
tutti fanno fatica a comprendere prosegue Philip rivolgendosi
alla classe, mentre tira fuori un penny dalla tasca
e lo lancia in aria,  che se esce testa un certo numero
di volte non significa necessariamente che la prossima
volta uscir croce, come correttivo. Un evento fortuito
non  influenzato dagli eventi successi in precedenza.
Ogni lancio  un evento indipendente.
Testa, dice Philip a Louise.
Testa, di nuovo.
Testa.
Croce, dice lui.
Nina, d'impulso, lancia in aria la moneta che ha trovato
nella tasca della giacca a vento di Philip. Fa troppo
buio per vedere cos' uscito, perci appoggia la moneta
sul comodino. Domattina si ricorder di controllare:
Testa: successo, croce: fallimento.
E annota la data sul taccuino arancione di Louise:
5/5/2005.
5 5 5
Cosa significano, si chiede, quei tre 5?
I numeri sono la manifestazione pi primitiva degli archetipi.
Sono preesistenti in natura. Le particelle, come
i quark e i protoni, sanno contare - come fa a saperlo?
Perch ha mangiato, dormito, respirato accanto a Philip.
Certo, le particelle non contano come facciamo noi, ma
contano come farebbe un pastore primitivo - un pastore
che sa a malapena contare fino a tre eppure capisce
all'istante se il suo gregge di, poniamo, centoquaranta
pecore,  al completo oppure no.
Ricorda anche l'esempio del pastore che non sa fare di
conto e del suo gregge.
Beve ancora un po' di vino. Non mangia da mezzogiorno,
eppure l'atto di masticare qualcosa sembra
un'impresa impossibile. Un'impresa che tempo addietro
avrebbe potuto affrontare, ma ora ha dimenticato come
si fa.
Le andrebbe una sigaretta. Non fuma da vent'anni,
eppure trova confortante l'idea di accenderla - la deliziosa
zaffata di carbonio che si sprigiona dal fiammifero
sfregato - e riempirsi i polmoni con una lunga
boccata di fumo. Un tempo fumavano entrambi, lei
e Philip.
Nell'appartamento di Tante Thea, dopo aver fatto
l'amore per la prima volta, dividono una sigaretta, una
Gauloise senza filtro. Se la passano mentre se ne stanno
sdraiati di schiena, nudi, sul piccolo letto bitorzoluto -
il posacenere appollaiato sulla pancia di Nina. E ricorda
che pi tardi, quando ricominciano a baciarsi, Philip
lecca un pezzetto di cartina che le  rimasto incollato al
labbro, e lo inghiotte. Al tempo le pare un gesto profondamente
intimo.
Nina lascia andare un respiro lungo e profondo, come
per buttare fuori il fumo.
Sei una spia? gli chiede. Lavori per la cia?
All'inizio decide di fare la difficile. Non si lascer conquistare
facilmente. Non vuole innamorarsi, per ora.
No. Anzi s, se ti piace crederlo.
Philip ha vinto una borsa di studio Fulbright e insegner
matematica per un anno al corso di laurea di primo
livello dell'cole Polytechnique.
E tutte le ragazze si sono prese una cotta per te?
Non ci sono molte ragazze nella mia classe, purtroppo.
E quelle poche sono secchione. Philip fa una faccia
disgustata.
Ci sono Mlle Voiturier e Mlle Epinay. Siedono sempre
vicine e non dicono una parola. Puzzano da morire, di
sudore.
Senza volerlo, Nina ride.
Anch'io? Nina finge di annusarsi l'ascella.
No. Che profumo usi?
L'Heure Bleue.
Philip emana un vago profumo di camicia appena
stirata.
Anche adesso.
Primavera. Il clima  mite, i castagni sono in fiore,
tulipani dai colori sgargianti punteggiano i Giardini del
Lussemburgo. Di sera passeggiano lungo le banchine
della Senna immersa nel buio e guardano passare i battelli
turistici. Una sera di quelle, il faro di un'imbarcazione
punta dritto verso di loro, illuminandoli mentre si
baciano. I passeggeri scrosciano in un applauso, e Philip
e Nina, senza troppo imbarazzo, salutano agitando la
mano.
Quello che stavo cercando di dire sull'esistenza o
meno di Dio, riprende Philip quando tornano a camminare
mano nella mano,  che secondo Pascal siamo
costretti a scommettere sulla Sua esistenza.
Io non sono costretta a scommettere, replica Nina, e
poi credere in Dio e cercare di credere in Dio non sono
la stessa cosa.
 vero, ma Pascal ricorre alla nozione del guadagno
atteso per asserire che dovremmo cercare di condurre
una vita devota piuttosto che mondana, perch se Dio
esiste saremo ricompensati con la vita eterna.
In altre parole,  una scommessa che si gioca tutta sul
tornaconto personale, dice Nina.
Esatto.
Sulla via di casa, mentre percorrono il Pont Neuf, un
tacco di Nina si incastra nel selciato e si spezza. Per poco
Nina non cade.
Accidenti, dice, ho rotto la scarpa.
Attraversa la strada aggrappata al braccio di Philip,
zoppicando.
 un segno, dice lei.
Un segno di cosa?
Della mia vita troppo mondana.
Philip scuote la testa e scoppia a ridere.
In un fine settimana di vacanza prendono l'auto e
raggiungono la costa della Normandia. Passeggiano per
le spiagge dello sbarco e raccolgono sassi - ora sono in
fila sul davanzale dello studio di Nina, assieme ad altri
raccolti su altre spiagge. A Colleville-sur-Mer si addentrano
rispettosamente fra le bianche lapidi del cimitero
americano disposte in schiere ordinate.
Quanti sono?
9387 morti.
Nel tragitto verso La Cambe, il cimitero militare tedesco,
comincia a piovere.
Nere croci maltesi e semplici lastre di pietra scura
con incisi i nomi dei soldati contrassegnano le tombe
bagnate.
Pi del doppio dei morti, stando al cartello.
Cosa ci facciamo qui? chiede Nina. E poi piove,
aggiunge.
Anzich rispondere, Philip punta il dito. Guarda, dice.
In lontananza, verso ovest, Nina scorge un cielo limpido
e un fioco arcobaleno.
Esprimi un desiderio, lo esorta.
Gi fatto, dice Philip.
Sempre, quando viaggiano, soggiornano in alberghi
a buon mercato - non hanno molti soldi, nessuno dei
due. Se chiude gli occhi rivede ancora le stanze con la
carta da parati a fiori lacera e sbiadita, il letto matrimoniale
infossato con le lenzuola di cotone indurite e gli
scomodi cuscini alla francese; spesso c' un lavabo nella
stanza, che Philip usa per fare pip; vasca e gabinetto
sono in fondo al corridoio o addirittura al piano di
sotto. Immancabilmente, poi, le stanze sono all'ultimo
piano, nel sottotetto, e se Philip si alza troppo in fretta
e se ne dimentica, sbatte la testa contro il soffitto. L'unica
finestra della stanza affaccia su un cortile con la
biancheria stesa, qualche geranio in vaso e una vecchia
bicicletta da bambino abbandonata a terra. Gli alberghi
puzzano di cavolo o, in alternativa, di cavolfiore
- chou-fleur.
Chou-fleur ripete tra s. Le piace il suono di quella
parola.
Sempre, nella sua mente, lei e Philip sono a letto.
Oppure stanno mangiando.
Mentre sono a cena in un ristorante tipico, assaporando
le entrectes - sagnante per lui,  point per lei - accompagnate
da fritese. una caraffa di vino rosso, Philip parla del
suo corso all'cole Polytechnique, di quello che insegna
- nombres premiers, nombres parfaits, nombres amiables.
Dimmeli tutti, lo incalza Nina tra un boccone e l'altro.
 sempre affamata. Famelica, quasi.
Te li ho gi detti, replica lui, versandole altro vino.
Non mi stavi ascoltando.
Voglio sentire di nuovo quelli che mi piacciono, quelli
amicabili.
I numeri amicabili sono una coppia di numeri in cui
la somma dei divisori propri di ciascuno  uguale all'altro.
220 e 284 formano la pi piccola coppia di numeri
amicabili, e i divisori propri di 220 sono - Philip chiude
gli occhi - 1, 2, 4, 5, 10, 11, 20, 22, 44, 55 e no, che
sommati danno 284, e i divisori di 284 sono 1, 2, 4, 71
e 142, che sommati danno 220. Tutto chiaro?
Pensa al tizio che li ha scoperti, commenta lei agitando
in aria una forchettata di frites.
Chi era?
Thbit ibn Qurra, un matematico arabo del nono secolo.
Quanti sono i numeri amicabili?
Nessuno lo sa.
Poi ci sono i numeri perfetti - 6  un numero perfetto. I
divisori di 6 sono 1, 2 e 3, che sommati danno 6.
Ma Nina ha smesso di ascoltarlo. La perfezione le interessa
meno.
Vuoi il dessert? gli chiede. Il creme caramel o la tarte
aux poires?
Nina gli confessa che, pi di ogni altra cosa, desidera
dipingere. Dipingere come il suo artista preferito, Richard
Diebenkorn.
Le sue nature morte e i disegni di figura. Hai presente
le sue opere?
Philip scuote la testa.
Te le far vedere, una volta o l'altra.
Discutono, ma senza rancore, con argomentazioni e
scambi di idee. Sono entrambi affascinati dalle astrazioni.
In certi momenti le sembra impossibile non conoscere
Philip da tutta la vita, o almeno da molti anni.
Era stato un periodo felice per loro, e in autunno si
erano sposati.
Oltre il dieci percento dei pensieri quotidiani di una
persona riguarda il futuro, cos ha sentito dire Nina.
Su una media di otto ore al giorno, una persona passa
almeno un'ora a pensare a cose non ancora successe.
Questo non vale per lei. Nina non ha alcun desiderio
di pensare al futuro. Per lei il futuro non esiste;  un
concetto assurdo.
Preferisce pensare al passato. Per esempio ieri? Cerca
di ricordare cos'hanno fatto ieri, lei e Philip. Cos'hanno
detto. Cos'hanno mangiato.
Quand' l'ultima volta che ha parlato con Louise? Al
telefono, Louise le ha raccontato del suo lavoro presso
una societ di informatica in fase di avviamento - una
promozione, un aumento di stipendio, un evento da festeggiare.
Forse, in questo preciso istante, Louise sta
festeggiando nel suo ristorante giapponese preferito?
Nina immagina la figlia che parla con entusiasmo al ragazzo
seduto a tavola davanti a lei, e maneggiando con
destrezza le bacchette solleva un boccone di costoso pesce
crudo e lo infila in bocca.
Tre settimane prima del termine, da sola - Philip 
a Miami per un congresso - nell'appartamento al terzo
piano senza ascensore di Somerville, Nina si sveglia in
preda alle contrazioni. Si veste in fretta e furia, raccoglie
un paio di cose e chiama un taxi. Non risponde nessuno.
Tenta di calcolare l'intervallo fra le contrazioni,
ma non fa in tempo a riprendersi da una che subito ne
arriva un'altra. Riprova il numero dei taxi, ma di nuovo
nessuna risposta. Cos compone il 911. Solo allora si accorge
che sta nevicando. La neve turbina in ampie volute
sospinte dal vento, ammanta le auto parcheggiate, gli
alberi, eclissa la strada. Nina infila il cappotto, prende
la borsa e si avvia per le scale; a un certo punto appoggia
male il piede e incespica, scivolando parecchi gradini
pi gi. In un appartamento al piano di sotto, un cane
comincia ad abbaiare e qualcuno grida: Sta' zitto, cazzo.
Temendo che quel qualcuno possa uscire e sorprenderla
sulle scale, Nina trattiene il fiato. Nell'atrio del palazzo
le si rompono le acque, un fiotto che si riversa sul pavimento
di linoleum crepato. Pochi istanti dopo vede
un'auto accostare e, infagottato sotto il cappotto e il
berretto, un agente di polizia accorrere alla porta. Con
il volto arrossato dal freddo, l'agente sembra giovane
- pi giovane di lei. L'accompagna fuori, nella neve, tenendola
ben salda sotto le braccia perch non scivoli sui
mocassini leggeri - le sole scarpe che le entrano ancora
da quando ogni parte di lei si  gonfiata a dismisura -
mentre si avviano alla macchina.
Nina si sdraia sul sedile posteriore dell'auto della polizia,
con una griglia a separarla, come una criminale,
dalla nuca e dalle spalle del giovane agente alla guida.
Le strade sono ancora bianche, coperte da parecchi centimetri
di neve fresca, e Nina coglie il riflesso sinistro
del lampeggiante blu dell'autopattuglia che la avvolge in
un bagliore surreale. Il poliziotto parla con qualcuno alla
radio; Affermativo, ripete guidando; quando  costretto a
frenare, l'auto slitta lateralmente. Un camion che monta
catene da neve sopraggiunge dalla direzione opposta con
un rombo chiassoso e Nina, colpita per un istante dai
fari del veicolo, intravede lo sguardo stupito dell'autista.
Louise  in arrivo.
Che tipo , si chiede, il ragazzo al ristorante con
Louise?
Somiglia a Philip?
Philip ha una memoria eidetica. Ricorda qualsiasi
nome, qualsiasi luogo, e praticamente ogni pasto che ha
consumato - quelli buoni, in particolare. Sa citare interi
passaggi di libri e declamare poesie a memoria: La ballata
del vecchio marinaio-, il Paradiso perduto-, i monologhi di
Shakespeare: Ora l'inverno del nostro scontento /  fatto
estate sfolgorante da questo sole di York - Nina lo sente
alzare la voce imitando l'accento britannico. Sa recitare
lunghi brani in latino imparati a scuola.
Un gioco da ragazzi, sostiene lui. Basta associare le
parole a un'immagine visiva e collocarla nello spazio.
I Greci erano esperti in questo. L'esempio classico  la
storia di Simonide.
Me l'hai raccontata una volta ma l'ho dimenticata,
dice Nina.
Simonide venne convocato a un banchetto perch recitasse
una poesia, ma quando ebbe finito il padrone di
casa, un nobiluomo, si rifiut di pagarlo come aveva promesso,
lamentando che nella sua poesia anzich elogiare
lui Simonide aveva elogiato Castore e Polluce, perci
che andasse dai due di a battere cassa. Qualcuno inform
Simonide che c'erano due uomini ad attenderlo
fuori, cos lasci la sala del banchetto, ma quando usc...
Ora mi  tornato in mente, disse Nina. Non c'era nessuno,
ma in quel momento il tetto della sala croll, uccidendo
tutti. I corpi dei convitati erano talmente straziati
da essere irriconoscibili, ma dato che Simonide aveva
un'immagine visiva di dov'era seduto ciascuno pot
identificarli. Ricordo che mi raccontasti questa storia a
Belle-Ile, un'estate. Eravamo in un caff vicino al porto.
Stavamo aspettando il traghetto, mi pare, e Louise.
 proprio questo che intendevo, dice Philip sorridendo.
Se chiude gli occhi riesce ancora a vedere la casa di
Belle-Ile. Una vecchia casa dai colori accesi, con un
lato tinteggiato di rosso; anche le imposte sono rosse,
un rosso pi intenso, pi scuro. I muri intonacati sono
spessi trenta centimetri e i soffitti sono bassi. Le ortensie
blu crescono in folte siepi tutt'attorno alla casa.
Questa casa somiglia alla bandiera francese, dice
Philip.
Da Quiberon prendono il traghetto. Spesso il mare 
agitato, e tra rolli e beccheggi l'imbarcazione solleva alti
spruzzi che si frangono contro i vetri della cabina dove
siedono i passeggeri, impedendo di scorgere l'isola che
si avvicina. Una volta Nina vede un fattore tentare di
trascinare a bordo un cavallo col carretto, e sulle prime
l'animale sbatte rumorosamente gli zoccoli facendo scintille
e si rifiuta di salire sulla rampa metallica. La marea
 bassa, il cavallo indietreggia davanti alla rampa in
forte pendenza, rischiando di spezzare i finimenti.  un
grosso cavallo bianco da fattoria, e per l'intero tragitto
alla volta di Belle-Ile Nina lo sente nitrire sotto coperta.
Affittano la stessa casa per quasi vent'anni.  di propriet
di una coppia del posto che pian piano, nel corso del
tempo, la ristruttura e la ammoderna, aggiungendo ogni
estate qualcosa di nuovo - una stufa, un frigorifero, un
bagno interno, tende. Anche quando il brutto tempo li costringe
a stare al chiuso, per Philip e Nina non fa molta
differenza. La vita sull'isola  semplice, il cibo abbonda:
ostriche, aragoste, ogni sorta di pesce; tutte le mattine,
in citt, si tiene il mercato. Nina compra verdure, pane,
il formaggio locale - un formaggio di capra dal sapore
forte e pungente. Lei e Philip fanno il bagno, siedono al
sole, leggono; un'estate leggono tutto Proust in francese:
Longtemps, je me suis couch de bonne heure. Parfois,  peine
ma bougie teinte, mes yeux se fermaient si vite que je n'avais
pas le temps de me dire Je m'endors - Philip sa recitare a
memoria molte altre pagine. Nel pomeriggio, quando si alza
il vento, lui va in barca e lei dipinge - o ci prova.
Claude Monet, com' noto, trascorse un'estate a Belle-Ile.
Una copia a stampa del suo dipinto che ritrae gli scogli
della costa atlantica - scogli che hanno le sembianze di
bestie preistoriche, con le teste aguzze e perigliose che sbucano
dall'acqua -  appeso in cornice nello studio di Nina.
Nina si  soffermata a lungo a osservare con attenzione
sia la stampa, sia gli scogli che ha deciso di dipingere. Il
mare, in particolare. Quanto sembra minaccioso nel quadro
di Monet, e quanto  docile e inerte nel suo. Il suo mare
somiglia a una zuppa. Alla fine ci rinuncia e lo distrugge.
Pi tardi, tornata a casa, dipinge la stessa scena in astratto.
Gli scogli sono linee verticali marroni, il mare  una successione
di strisce orizzontali blu, verdi e rosse. Ne  quasi
soddisfatta.
A Belle-Ile Louise impara a nuotare e ad andare in bicicletta.
Qualche anno dopo, Philip le insegna ad andare in barca.
Dovresti vedere com' brava Lulu a issare lo spinnaker,
si gloria Philip. Ci mette venti secondi. E fiero di lei.
Nina ha una scappatella a Belle-Ile, ma non vuole 
pensarci.
No, non ora.
La casa  a pochi passi dal mare. La prima cosa che
fa ogni estate, al suo arrivo,  scendere in spiaggia e
concedersi un bagno. L'acqua fredda  uno choc, per
la tonifica, e dopo il lungo viaggio la fa sentire pulita.
Jean-Marc.
 la prima volta che attraversi l'Atlantico? chiede Nina
quando lo conosce.
Jean-Marc ha partecipato a una regata in solitario da
Belle-Ile a un'isola caraibica, e ha vinto. Stanno festeggiando
l'impresa in un ristorante del posto.
Chiaro di capelli, ben piazzato e non molto alto - non
pi di Nina - Jean-Marc ha due occhi azzurri che ricordano
quelli di un cane. Un husky. O l'azzurro del Mare
dei Caraibi.  un po' pi giovane di Nina.
No, no, risponde lui ridendo. E la nona volta che attraverso
l'oceano.
Oh. Imbarazzata, Nina distoglie lo sguardo.
Ferma accanto a lui, la bella moglie Martine gli sorride.
Poi Philip tempesta Jean-Marc di domande: Che vele
usi? Hai un radar? E il Loran? Quant' preciso? Il Loran,
dice Philip, soffre gli effetti ionosferici dell'alba e del
tramonto ed  inaffidabile di notte.
I sistemi di navigazione non mi hanno mai dato problemi.
La natura invece s, risponde Jean-Marc. La natura
pu dare grossi problemi. Due anni fa, mentre ero
nel bel mezzo dell'Atlantico, una balena si  accodata
alla mia barca. All'inizio nuotava di fianco allo scafo,
poi si  immersa ed  scomparsa per qualche minuto
- Jean-Marc imita con le mani il movimento di una balena
che si immerge - per ricomparire sull'altro lato della
barca. Stava giocando. Ha continuato cos per due giorni
e due notti - mi sembra ancora di vedere gli occhietti
scintillanti della balena puntati su di me nel buio, dice
Jean-Marc scuotendo la testa. Mi sentivo - come posso
dire? - compltement fou.
Anche in francese balena  al femminile, la baleine,
spiega Philip a Nina, imitando l'accento e i gesti di Jean-
Marc mentre le racconta la storia.
Lo so, dice lei.
Je sais.
La sicurezza di Philip riesce sempre a stupirla. Non
si tratta di arroganza,  semplicemente convinto, basandosi
in parte su principi sorpassati e in parte sulla propria
intelligenza, di avere ragione - e in genere  proprio
cos. Questo le d conforto, e al contempo la irrita.
Strano poi, riflette Nina per qualcosa come la centesima
volta, che Philip, nato e cresciuto a centinaia di
chilometri dal mare, si sia appassionato in quel modo alla
vela. Nella sua famiglia  l'unico.
Tutto ha avuto inizio con una barca a remi sul Charles,
spiega a Nina. Poi un giorno, nel fine settimana del
Memorial Day, il mio coinquilino mi ha fatto fare un
giro sulla sua barca di famiglia, un ketch di dieci metri
chiamato Mistral - a quel tempo non conoscevo la
differenza tra babordo e tribordo - e siamo salpati alla
volta di Martha's Vineyard. Il vento era perfetto, e non
dimenticher mai la sensazione di pace che ho provato
quella sera, sdraiato in coperta a guardare le stelle e ad
ascoltare lo sciabordio dell'acqua contro lo scafo della
barca.  curioso a dirsi, ma in quel momento mi sono
sentito - non so come spiegarlo - in piena armonia. In
armonia con il mondo e con l'universo.
Forse hai ricevuto l'illuminazione, dice Nina.
Non direi proprio, risponde Philip.
In quel preciso istante sono stato tentato di cambiare
la mia specializzazione da matematica ad astronomia, e
ho giurato a me stesso che un giorno anch'io avrei posseduto
una barca.
Gi nel seminterrato c' un vogatore decrepito che
Nina ha sentito ronzare ben poche volte negli ultimi
anni. Ha inaugurato una campagna per farlo sparire. Un
rottame inutile e antiquato, lo definisce lei. A rischio
d'incendio.
Adesso pu farlo sparire.
D un'occhiata rapida, quasi furtiva, fuori dalla finestra.
La notte sembra molto buia e silenziosa. Non c'
una sola stella. Com' quella massima che Philip ripete
sempre? Trovo molto pi interessante un astronomo audace
rispetto alla sobriet di una stella. Nina non  d'accordo.
Nina preferisce una stella a un'invenzione.
Dev'essere tardi, decide.
Ha bisogno di un altro po' di vino. Questa volta porter
di sopra la bottiglia.
A lui non dispiacer, pensa.
In generale potrebbe dire Philip volendo trasformare
l'infedelt di Nina in un esercizio per i suoi studenti,
se sapessimo per certo che mia moglie non ha
una relazione extraconiugale, la probabilit dell'evento
sarebbe pari a 0; ma se scoprissimo che ha una relazione,
la probabilit sarebbe 1. Il valore numerico della probabilit
pu spaziare da 0 a 1 - dall'impossibilit alla certezza.
Perci la probabilit che mia moglie mi tradisca
sarebbe di 1 su 2, in quanto esistono solamente queste
due possibilit: ha una relazione extraconiugale o non ha
una relazione extraconiugale.
Mentre lei e Jean-Marc sono a letto, un pomeriggio,
qualcuno bussa alla porta d'ingresso e chiama Nina a
gran voce - la padrona di casa, passata a controllare il
nuovo frigorifero o a lasciarle un cespo di lattuga appena
raccolto nell'orto.
Un moment, grida Nina di rimando. J'arrive.
Ancora mezzo svestito e con le scarpe in mano, Jean-Marc 
esce dalla finestra della camera da letto. Salta gi,
atterrando saldamente in piedi. In un attimo scavalca la
siepe di ortensie e scompare.
Jean-Marc ha il fisico sodo e muscoloso di un ginnasta.
Ma facciamo un altro esempio continua Philip.
Anche la probabilit che qualcuno attraversi indenne
la strada  di 1 su 2, perch di nuovo ci sono solo due risultati
possibili: attraversare indenni e non attraversare
indenni la strada. Il problema di questo assunto  che
i due risultati possibili - attraversare indenni o venire
investiti - non sono ugualmente probabili. Se lo fossero,
la gente eviterebbe il pi possibile di attraversare
la strada, e in caso contrario sarebbero in molti a restare
feriti o uccisi. Qui sta la fallacia. La definizione fornita
da Fermat e Pascal  applicabile solo laddove i risultati
possibili della situazione in esame siano ugualmente probabili,
il che ci riporta all'esempio iniziale - e potete
mettervi il cuore in pace - qualche studente ridacchia -
perch la sincerit e la devozione di mia moglie sono
fuori discussione, dunque le probabilit che mi sia stata
infedele e abbia avuto una relazione extraconiugale sono
veramente molto scarse.
Uno scroscio generale di risa e applausi.
Fiducia  una parola in cui abbiamo riposto troppa
fiducia, dice inoltre Philip alla sua classe.
Di nuovo Iris.
Iris era forse originaria del Wisconsin, come Philip?
Una bella ragazza di origini scandinave con i capelli
biondi - talmente biondi da sembrare bianchi. E una
musicista prodigio. Nina ha letto di bambini che imparano
a suonare il piano a tre anni, compongono i primi
brani a cinque e debuttano come solisti a sette - chiss
che Iris non fosse una di loro. La immagina seduta sullo
sgabello del pianoforte, esile e pudica, un fiocco tra i capelli,
di fronte allo Steinway a coda, con i piedi protesi
verso i pedali, mentre si accinge a suonare. Le piccole
mani si muovono agili e sicure; la sua musica  travolgente.
Suona la polonaise di Chopin preferita da Philip
- la melodia echeggia nella mente di Nina -, quella
che promette la redenzione e celebra l'eroismo polacco.
Erano due piccioncini ai tempi del liceo? Avevano fatto
l'amore? Magari Iris  incinta e l'ha appena scoperto.
Ha saltato due volte il ciclo e tutte le mattine vomita la
colazione. Ha finalmente trovato il coraggio di dirglielo
in macchina, tornando dalla festa. Ecco perch Philip
esce di strada.
Nina si sporge sopra di lui. Gli sfiora delicatamente
la guancia. Come pu essere successo? Com' possibile?
Philip  cos robusto, cos sano, cos - si sforza di trovare
le parole giuste - cos immerso nella vita.
Torna, sussurra Nina. Ti prego, torna.
Come pu lasciarla?
Senza dirle addio.
Senza una parola.
Ti prego, lo implora.
Appoggia la testa al suo petto e ascolta.
Quando passano la serata in casa, spesso Philip mette
un po' di musica e la prende tra le braccia facendola
ruotare in un veloce two step al ritmo di La vie en rose
nell'anticamera, passando accanto al portaombrelli,
all'armadio pieno di cappotti e al disegno a pastello di
una nave con la prua sagomata come il muso di un cane.
Nina, la testa contro la clavicola di Philip, sente il
battito del suo cuore.
Le scarpe di Philip sono sul pavimento, accanto al
letto. Un paio di vecchie Oxford marroni stringate, con
la suola lisa. Una scarpa giace su un fianco. Abbandonata.
 il caso che le raccolga e le metta al loro posto,
nell'armadio? No, le lascer l.
Deve sempre riporre le cose di Philip. Questo la infastidisce
- no, peggio: le fa rabbia. Le calze, la biancheria
intima, buttate l a casaccio in attesa che Nina le metta
al loro posto, che le appenda o le getti nella cesta dei
panni sporchi. All'inizio lo rimprovera, ma poi, stanca
di sentire la propria voce risentita e di sprecare fiato
invano, la smette.
Ha letto da qualche parte che gli uomini disordinati in
genere hanno avuto una di quelle madri sdolcinate sempre
pronte a viziare i figli. Non  certo il caso di Philip.
Alice, la madre di Philip, vive a una trentina di chilometri
di distanza, in una casa di riposo. L'ultima volta
che Nina e Philip le fanno visita, Alice non ha ben presente
chi siano. Con immancabile garbo parla di persone
che Nina non ha mai sentito nominare: un certo Rino che
costru un camino - Rino fa rima con camino - e simili
assurdit. Nina vaga con la mente. Ha colto un po' di
tulipani in giardino, e la madre di Philip se ne rallegra.
Ho sempre amato le buganvillee, dice a Nina.
I tulipani, mamma, cerca di correggerla Philip. Sono i
tulipani del nostro giardino.
Francis, mio marito, amava le buganvillee, prosegue
Alice. Il nostro giardino a Ouro Preto era un tripudio
di buganvillee.
Ouro Preto? Dov'? chiede Nina con rinnovato
interesse.
In Brasile, risponde Philip. Ti avevo detto che dopo
un anno di matrimonio, prima che nascessimo Harold e
io, lei e mio padre passarono un anno in Brasile. Ouro
Preto in origine era una citt mineraria, il nome significa
oro nero. Adesso c' un'universit. E ci sono un sacco
di chiese barocche tutte decorate - ho visto le fotografie
dei miei. Mio padre era l per fare qualche ricerca. Dopo
trascorsero un anno in Messico.
Strane, le cose che ricorda, soggiunge Philip.
Le piaceva vivere a Ouro Preto? chiede Nina, sporgendosi
verso Alice. Avverte un moto di tenerezza per
l'anziana signora, che siede sulla carrozzina con indosso
una vestaglia blu un po' sbiadita e il cui volto pallido e
grinzoso si  improvvisamente animato.
Oh, s, risponde Alice. Ricordo che ogni sera, quando
Francis finiva di lavorare, attraversavamo a piedi la citt
e salivamo in collina per avere l'intera Ouro Preto stesa
sotto di noi. Vedevamo le guglie dorate delle chiese scintillare
al tramonto. Ricordo che avevamo un cagnolino.
Sorride. Si chiamava Kilo.
Che cane era? domanda Nina. Vuole aiutare Alice a
ricordare.
Un cagnolino che avevamo trovato per strada. Era
nero e marrone. E bianco, aggiunge Alice prima di chiudere
gli occhi.
Difficile immaginarsi tua madre da ragazza a Ouro
Preto, dice Nina mentre tornano a casa in macchina.
Eppure ci riesce senza problemi.
Alice con una gonna a ruota e una camicetta ricamata
con le maniche a sbuffo; ai piedi un paio di sandali;
i capelli scuri che le arrivano fino in vita. La mano
stretta a quella di Francis, passeggia per le vie selciate
con il cane che tira il guinzaglio. Arrivati sulle colline
che sovrastano la citt, si siedono un attimo sotto un
albero. Magari fanno l'amore, magari Francis solleva
la gonna a ruota di Alice mentre Kilo abbaia per l'eccitazione,
saltellando attorno a loro. Solo,  difficile
figurarsi Francis, formale e raffinato com'era, mentre
fa sesso.
Cos'hai da sorridere? chiede Philip, che si  voltato a
guardarla.
Niente.
Perch, si domanda Nina, le viene sempre da pensare
agli altri mentre fanno sesso?
Philip parla di rado dei suoi genitori. Non per rancore,
ma per una sorta di pudeur - per reticenza. Anche
i genitori di Philip erano reticenti e schivi. Non
alzavano quasi mai la voce, di rado si arrabbiavano. In
loro presenza Nina si sentiva sempre troppo chiassosa e
appariscente, troppo frivola, anche se in realt non era
nessuna di queste cose.
Francis, il padre di Philip, insegnava antropologia;
come Philip, era alto e snello, ma aveva il labbro superiore
coperto da folti baffi bianchi. Per qualche mese,
quando vivevano a Berkeley, Philip si era fatto crescere
i baffi.
Sono curioso. Voglio solo sapere che effetto fa. Stai
tranquilla, li tengo solo per un po', promette a Nina. Ma
poi non li taglia.
Fanno un effetto strano quando mi baci. E ci rimane
dentro il cibo, non  igienico, dice Nina.
Crede che si sia lasciato crescere i baffi per farle un
dispetto.
Per giunta, Philip ha preso il vizio di accarezzarli.
Sembri un tipo strambo,  il commento di Louise,
e mi metti in imbarazzo davanti ai miei amici. E lei,
non Nina, a persuadere Philip a tagliarli.
Cosa dir ad Alice, adesso?
Nina cerca di ricordare da quanto tempo  morto
il fratello di Philip. Cinque, sei anni, forse sette. Ha
perso il conto. Povero Harold. Basso, gioviale, il figlio
del postino, scherzava alle spalle del padre. Harold si
era sposato e separato due volte dalla stessa donna,
rendendosi ridicolo.
Secondo te capita spesso? si chiede Nina.
Pi spesso di quanto credi, assicura Philip.
Ci vuole un bell'ottimismo.
O una bella amnesia.
Harold lavorava presso una compagnia aerea come
ufficiale di rotta, e aveva girato il paese finch non l'avevano
licenziato. Harold beveva troppo ed era morto
di cirrosi epatica. Al matrimonio di Philip e Nina aveva
perso i sensi e Laura, una delle damigelle, l'aveva trovato
sdraiato sulla schiena nell'erba bagnata, la patta aperta,
l'uccello al vento.
Nina si versa altro vino.
Gran parte delle funzioni matematiche, le spiega
Philip, sono classificate come funzioni bidirezionali,
perch sono facili da fare e facili da disfare - prendi
addizione e sottrazione, ad esempio. Anche accendere
e spegnere una lampada  una funzione bidirezionale.
Una funzione unidirezionale  pi complessa perch,
per quanto possa essere facile da fare, non si pu invertire.
 come quando si mescolano vernici diverse,
poi non si possono pi separare, o come quando si
rompe un guscio d'uovo, poi non si pu rimettere
assieme.
Come quando si apre una bottiglia di champagne - per
una volta Nina sta ascoltando -, poi non si pu pi rimettere
il tappo. O come quando nasce un figlio.
Per colpa di una tempesta di neve, il volo di Philip da
Miami  cancellato. Deve aspettare parecchie ore prima
che le piste del Logan Airport vengano pulite e gli sia
consentito tornare a casa.
Ero agitatissimo. Non riuscivo a stare fermo, neanche
a leggere, dice a Nina quando, trafelato, il cappotto abbottonato
storto, arriva in ospedale. Sapevo che stavate
bene entrambe, ma volevo essere qui con voi. Volevo
vederla subito.
Sta tenendo in braccio la piccola Louise, di appena un
giorno. Ha le lacrime agli occhi.
Tocca la guancia di Philip - pi fredda adesso. Fa scorrere
le dita lungo la cicatrice appena in rilievo sulla fronte;
tocca il lobo dell'orecchio, il collo, le spalle. Appoggia di
nuovo la testa sul suo petto. E ancora tutto l. Ma cosa
succede, si domanda, a quanti muoiono in seguito a un
evento catastrofico, come un'esplosione o un incidente aereo,
e i cui corpi scompaiono del tutto oppure si riducono
in cenere, in spruzzaglia - una parola che le  sempre
piaciuta - o pi semplicemente in atomi? Sono pur sempre
persone morte? Questo la conduce nell'ostico regno della
metafisica. Un regno in cui non osa addentrarsi.
Che ne  dell'anima di Philip? Ha forse abbandonato
il corpo e sta fluttuando in qualche punto dell'etere alla
ricerca di un luogo in cui posarsi?
Fuori il vento soffia a forti raffiche e Nina sente scuotersi
i rami degli alberi; l'imposta sbatte di nuovo. Due
volte in rapida successione.
Spesso, nel pomeriggio, Philip va in barca con Jean-Marc.
Jean-Marc  di buona compagnia, intelligente,
serio, dice Philip a Nina. Sta pensando di aprire una
scuola di vela a Belle-Ile, e Philip gli d qualche consiglio
professionale. In cambio Jean-Marc gli insegna un'infinit
di cose - non solo sulla barca a vela ma sul mare, le
correnti, la regione.
Devi venire con noi una volta, dice Philip a Nina.
Sceglier una giornata buona, senza troppo vento. Ti
piacer, te lo assicuro. E con Jean-Marc a bordo potrai
stare tranquilla, aggiunge.
S, magari, risponde Nina, che ancora non ama andare
in barca.
Preferisce stare in casa a leggere, a prendere il sole,
a fare il bagno. Alle volte fa qualche lavoretto in giardino,
come potare le ortensie. Quell'estate, oltretutto,
ha cominciato a dipingere ad acquerello. Cerca di farlo
velocemente, non vuole lasciare spazio all'esitazione.
Com' cominciata?
Stanno cenando al La Mre Irne, un ristorante molto
frequentato di Sauzon. La cena  chiassosa, animata.
Jean-Marc  un ragazzo del posto, una specie di eroe,
conosce tutti - lo chef, le cameriere, gli altri clienti.
Si parlano da un tavolo all'altro gridando; il ristorante
serve cibi tipici e a buon mercato. Bevono tutti molto
vino.
Philip sta spiegando il paradosso di Zenone. Nina non
ricorda come sia saltato fuori l'argomento, ma ricorda
che quella sera indossava un prendisole con un motivo
rosso a zigzag, scollato sulla schiena e legato al collo,
con un maglioncino bianco di cotone sulle spalle; sta
mangiando moules all'aglio sfumate con vino bianco e
contorno di frites.
Questo implica che non posso attraversare uno spazio
qualsiasi, dice Philip sollevando il bicchiere di vino e
indicando l'altro lato del ristorante - da come parla sembra
un po' alticcio - perch dovrei superare un infinito
numero di punti prima di arrivarci. Ma di conseguenza
non sarei in grado di coprire alcuna distanza, e il movimento
in s sarebbe impossibile. Eppure, ovviamente,
posso muovermi, prosegue quasi gridando, ed  per questo
che credo che l'infinito, pur essendo un concetto
matematico elegante e di grande valore, non stia in piedi
nel mondo fisico. Non so se esistano soluzioni semplici
al paradosso di Zenone, ma di certo so che posso attraversare
questa stanza.
Per dimostrarlo, Philip si alza in piedi di scatto. La
sedia cade, lui incespica, e quando tenta di reggersi su
una gamba sola - la gamba che si  saldata male dopo la
frattura - perde l'equilibrio. Cade a peso morto, tagliandosi
la fronte con il bicchiere del vino.
Martine scoppia in lacrime.
Le ferite alla testa sanguinano molto, dice Philip, premendosi
un tovagliolo sulla fronte, poi un altro.
Jean-Marc li accompagna alla piccola clinica di Le Palais
e aspetta mentre il medico di turno rimuove le schegge di
vetro conficcate nella pelle e sutura la testa di Philip. Il medico
insiste che Philip passi la notte in clinica, per tenerlo
sotto osservazione, anche se assicura a Nina che il rischio
di una commozione cerebrale  minimo.
Solo per precauzione, dice.
Jean-Marc la riaccompagna a casa.
Nina si accorge che il prendisole  macchiato di sangue
sul davanti. E anche in pensiero per il proprio alito
- teme che puzzi d'aglio. Per giunta, quando  ormai
troppo tardi, si rende conto che il maglioncino bianco di
cotone dev'esserle scivolato dalle spalle, e adesso giace
dimenticato sul pavimento del La Mre Irne.
Zenone, commenta Jean-Marc ridendo e scuotendo la
testa mentre slaccia il prendisole di Nina.
E Louise, si sforza di pensare, dov'era quell'estate?
Probabilmente  l'anno in cui supplica Philip e Nina
di mandarla a un campo estivo femminile nel New
Hampshire.
Ma non vuoi venire a Belle-Ile? Non vuoi venire in
barca con me? Philip  riluttante a lasciarla andare.
Tutte le mie amiche vanno al campo estivo. Perch io
non ci posso andare?
In Francia non ci vengo. Odio la Francia, aggiunge
Louise.
Senti, Lulu, facciamo cos. Lanciamo una moneta. Testa,
vai al campo estivo; croce, vieni in Francia.
Non  giusto.
Perch?
Pap, ti prego.
In lacrime, Louise corre fuori dalla stanza.
Philip lancia in aria una moneta e se la schiaffa sul
dorso della mano. Testa, grida a Louise. Testa, Lulu -
vai al campo estivo.
Fammi vedere, dice Nina.
 croce.
Tremando, Nina si stringe le braccia intorno al corpo.
Il tessuto ruvido della giacca a vento a contatto con la
pelle  quasi confortante. Fuori le raffiche non danno
tregua, e nella stanza c' un buio pesto.
A letto, Philip non  che una sagoma.
Torna indietro, dice tra s. Torna indietro.
Sente le sue braccia attorno a s. Il suo respiro caldo
sul collo. Dolce, stuzzicante, familiare. Assieme si divertono.
Ridono molto. Che siano le risate il segreto di un
buon matrimonio? si domanda.
Si conoscono bene.
 proprio quello che avevo in mente, dice lei.
Mi hai letto nel pensiero, dice Philip.
 forse il cibo che mangiano? L'aria che respirano?
Una volta hanno fatto quasi lo stesso sogno.
A letto, Nina sa cosa gli piace, cosa lo fa godere; lui sa
cosa piace a lei, sa come procurarle un orgasmo. Non 
complicato; niente di bizzarro, nessun imbarazzo. Alle
volte  forse un po' prevedibile, ma ora che stanno invecchiando
e le scelte si restringono  rassicurante. Sono
entrambi grati. E gratificati.
Ha cominciato a piovere, un delicato tamburellio contro
il vetro. Si accosta alla finestra e la apre. Si sporge,
lascia che la pioggia le bagni il viso. Una bruma leggera,
purificante, che Nina inspira a fondo. Immagina l'erba,
le piante, gli alberi, li vede crescere e inverdire.
Per un attimo cerca di ricordare se ha chiuso le finestre
dello studio. Non ha importanza. Le tre tele a cui sta lavorando
raffigurano cielo e acqua. Difficile dire dove finisca
l'acqua e dove cominci il cielo. Usa un sacco di bianco.
Bianco e giallo, e un po' di blu. Solo un accenno di blu.
Mare e cielo sembrano rotoli di stoffa gettati a casaccio. I
dipinti sono pensati come un trittico.
Un trittico?
Che presunzione.
Chi si crede di essere? Hans Memling? Francis Bacon?
Domani, per prima cosa, distrugger le tele.
Una macchina passa piano in strada, i fanali sfocati
sotto la pioggia. Con riluttanza, Nina chiude la finestra
e tira le tende prima di tornare a sedersi accanto a lui.
Philip corre troppo in macchina. Spesso si distrae.
Guarda l, dice, una mano sul volante, l'altra tesa a
indicare qualcosa.
Un albero. Un campo bellissimo.
Guarda dove vai, risponde lei.
C' un'auto che sta svoltando.
Un camion.
Una parte di lei sente - una parte di lei addirittura
ne ha la certezza - di essere destinata a morire in un
incidente stradale, proprio come Iris. Sar una terribile
coincidenza. Ma d'altro canto, non  forse vero che gli
eventi tendono a replicarsi? Come omicidi emulati. Se
cade un aereo, immediatamente ne cadono altri due.
E quante probabilit ci sono che ricapiti una simile
tragedia? potrebbe chiedere Philip alla sua classe, pi
tardi, mentre scrive un'equazione alla lavagna. La distribuzione
di probabilit per il numero di occorrenze di
un evento dove  il numero di successi e N il numero
di tentativi che capitano di rado pur avendo molte opportunit
di farlo  chiamata la distribuzione di Poisson,
dal nome di un matematico francese, Simon-Denis
Poisson - Philip si interrompe per scrivere il nome alla
lavagna - ed  anche nota come la legge dei piccoli numeri
o degli eventi rari, che Ladislaus von Bortkiewicz
- di nuovo Philip si volta verso la lavagna per scrivere
il nome - rese celebre nel 1898, quando pubblic il
libro Das Gesetz der kleinen Zahlen, la legge dei piccoli
numeri appunto, nel quale registr, su un periodo
di vent'anni, il numero di soldati uccisi ogni anno dal
calcio di un cavallo in quattordici corpi della cavalleria
prussiana. I risultati, comunemente noti come i dati
del calcio di cavallo prussiano, mostrano come i numeri
seguano una distribuzione poissoniana.
Nina ha in mente un'immagine precisa. Una scura cortina
di pioggia, i tergicristalli azionati al massimo che
tuttavia stentano a tener pulito il parabrezza, la strada
invisibile tranne per il rosso sfarfallio dei fanali posteriori
dell'auto che li precede. Su entrambi i lati ci sono
camion che sollevano enormi ondate d'acqua e spruzzi
e, per completare il quadro, la radio  talmente satura
d'interferenze che Nina la spegne.
Dovremmo cambiare i tergicristalli, dice, per allentare
la tensione che la attanaglia.
Philip non risponde. Chino sul volante, per una volta
si sta concentrando; al suo fianco, Nina occupa il sedile
del passeggero. Il posto del morto.
Forse  meglio se accostiamo per un po', finch non
passa il temporale, suggerisce.
Non dire fesserie, risponde lui.
Infatti aggiunge Philip in classe molti storici della
matematica ritengono che la distribuzione di Poisson
avrebbe dovuto essere rinominata distribuzione di
Bortkiewicz. Per me non fa molta differenza, anche se
Poisson, a essere sinceri, mi pare molto pi facile da
scrivere.
Ora le toccher morire in qualche altro modo.
Versa ancora un po' di vino; la bottiglia  mezza vuota.
Ogni superficie - la scrivania, i tavoli, le sedie, i davanzali
- nell'ufficio di Philip al pianterreno e in quello
di Cambridge,  coperta da pile di giornali, periodici,
riviste. Altre pile sono sparse sul pavimento.
Philip parla di rado del suo lavoro - il suo lavoro al
di fuori dell'insegnamento - e quando lo fa lo descrive
come l'arte di contare senza contare.
Quando cerca di descriverlo Nina dice: i metodi probabilistici
nella combinatoria.
Puoi essere un po' pi precisa, tesoro? obietta Philip,
scuotendo la testa e ridendo.
No, non saprei, replica Nina. C'entra qualcosa con il
randomizzare...
Derandomizzazione.
Lo sapevo! esclama Philip. Ci stai prendendo gusto.
Non sposti niente, ordina Philip a Marta, la governante.
Non tocchi niente.
No, no, Mr Philip. Non tocco niente, replica Marta
aggrottando la fronte. Il suo sguardo  un misto di disapprovazione
e martirio.
Marta  colombiana. I due figli, che non vede da tre
anni, vivono in un remoto villaggio di montagna assieme
ai suoi genitori. Una volta al mese spedisce in patria i
soldi che riesce a mettere da parte per loro.
Marta lavora per Nina da otto anni. Nina si fida ciecamente
di lei. Le regala vecchi vestiti, avanzi di cibo,
qualsiasi cosa non voglia tenere per s. Ogni mercoled
mattina alle nove va a prendere Marta alla fermata
dell'autobus in macchina, e alle tre del pomeriggio la
riaccompagna.
Cosa dir mercoled a Marta?
Da brava cattolica, Marta crede in Dio, in Ges Cristo,
nella Vergine Maria, in tutta una sfilza di santi.
Marta pregher per l'anima immortale di Philip.
Se solo potesse pregare. Ma  troppo tardi per credere
in un Dio onnipotente, onnisciente e benevolo. E per
che cosa pregherebbe?
Per ricongiungersi con Philip in paradiso? Ha letto da
qualche parte - cerca di ricordare dove - che le persone
che sulla terra hanno trovato il perfetto compagno spirituale
e fisico saranno ricongiunte in paradiso per il resto
dell'eternit in un'unione che - adesso ricorda dove -
Emanuel Swedenborg chiama amore coniugale.
E come ci  arrivato Swedenborg, a questa fede?
Lui dice di aver parlato con gli angeli.
Gli angeli - Nina ride di quell'idea.
Le tende della camera si gonfiano per un'improvvisa
folata di vento, e la fanno trasalire.
Riprende la mano di Philip, e rigira distrattamente
la fede nuziale all'anulare del marito - la fede che avevano
comprato per sostituire quella scomparsa in mare,
al largo della costa della Bretagna.
Com'era la storiella assurda che le aveva raccontato?
Un pesce, con ogni probabilit attratto dal luccichio
dell'oro, ha inghiottito l'anello, dopodich, e di nuovo
le probabilit sono altissime, un pesce pi grande ha
inghiottito quel pesce, e poi uno ancora pi grande, uno
squalo, ha inghiottito il secondo pesce e, chiss, continua
Philip, magari il mio anello sar andato a finire in
un lussuoso ristorante di Shanghai o di Hong Kong. Una
sorpresa scintillante in fondo a una scodella di zuppa di
pinne di pescecane.
Anni dopo Philip  invitato a Hong Kong per partecipare
a un congresso e al suo ritorno  abbacinato;
abbacinato dai panorami, dai suoni, dagli odori della
Cina - o quasi-Cina.
Anche dal cibo.
In uno di quei ristoranti galleggianti nel porto di Aberdeen
- il Tai Pak - mi  toccato pescare da una vasca il
pesce che volevo mangiare, dice a Nina, e subito mi 
venuta in mente la mia fede nuziale e mi sono chiesto
quante possibilit avessi di trovarla nella pancia del pesce.
Una su un milione? Una su un miliardo?
Eppure cose del genere succedono, dice Philip. Succedono
pi spesso di quanto crediamo.
Il pesce che ho scelto, aggiunge, era delizioso.
 anche invitato a una cena formale sul Peak, a casa
di una coppia. I coniugi collezionano giada, e la moglie
 eurasiatica, racconta Philip a Nina. Si chiama Sofia,
come la citt. Suo padre  nato l, gli ha confidato la
donna durante la cena. La madre  cinese. Philip beve t
e mangia pasticcini nella hall del Peninsula Hotel mentre
un'orchestra suona i valzer di Strauss, trascorre un pomeriggio
alle corse dei cavalli a Happy Valley, e va a fare
shopping in Hollywood Road dove compra una giacca
di seta rossa per Nina, ricamata con un motivo di peonie
verdi e blu. Un pezzo d'antiquariato, che Nina non
mette quasi mai. La giacca  impregnata di un profumo
troppo dolce - di tuberose. E appesa in fondo al suo armadio,
la vivace lucentezza della seta nascosta sotto uno
strato di plastica perch non eclissi i suoi abiti da tutti i
giorni, molto meno sgargianti.
Girati, fatti guardare, dice Philip la prima volta che
Nina indossa la giacca per lui.
Ti calza a pennello.
 fatta su misura per te.
Anche il colore ti dona.
Sofia. Pronuncia il nome tra s, ad alta voce.
Secondo la dottoressa Mayer, una terapeuta che aveva
seguito Nina per un anno - l'anno in cui lei e Philip vivevano
a Berkeley -  la gelosia a tenere in piedi il desiderio,
o almeno ad alimentarlo, il che lascerebbe intendere
quanto il desiderio sia fragile.
La dottoressa Mayer  specializzata in sessoterapia.
Le pareti del suo ufficio sono tappezzate di figure di
uomini e donne nudi che si accoppiano. Le pone molte
domande intime e imbarazzanti alle quali Nina risponde
mentendo.
Non dobbiamo trovare soltanto un partner, spiega la
dottoressa Mayer, dobbiamo trovare anche un rivale.
A Nina non piace la dottoressa Mayer, non le piacciono
quel tono cos sicuro e i suoi gusti in fatto d'arte,
eppure sente il dovere morale di continuare a vederla.
Cerca di ricordare il nome della dottoressa Mayer. Un
nome insolito. Un nome che non le dona.
Non si pu cambiare il presente ma si pu reinventare
il passato - era stata sempre la dottoressa Mayer a dirlo?
O era stato qualcun altro?
E lei, si domanda Nina, cosa reinventerebbe?
Philip non conosceva Iris. Per lui Iris  un'estranea.
Se ne sta giusto andando dalla festa - una festa di laurea
alla fine del college - quando si ferma sulla porta e
le offre un passaggio. Iris  sola - gli amici se la sono
svignata senza di lei. Ha anche cominciato a piovere;
il cielo  squarciato dai lampi, seguiti a poca distanza
dal rombo del tuono. Forse l'ha gi notata prima, forse
hanno scambiato due parole. O magari ha ballato con
lei. Non ricorda bene. Iris indossa un bell'abito senza
maniche con un motivo fantasia. Ha le braccia snelle, e
il caso vuole che abiti a pochi isolati da Philip.
Non c' problema, dice lui, ti accompagno a casa io.
Grazie, sei molto gentile, dice Iris.
Iris e senza cappotto. Con un gesto galante, Philip si
toglie la giacca e gliela mette sulle spalle mentre corrono
verso la macchina sotto la pioggia.
Ti ho vista in giro per il campus, le dice una volta
saliti.
Sono una matricola.
Ah.
Cosa farai adesso? chiede Iris.
Seguir un corso di specializzazione. Al mit.
 a Boston?
A Cambridge, in realt. E tu? Cosa vorresti fare?
Non lo so ancora. Forse l'insegnante. Mi piacciono i
bambini. Siamo sette fratelli nella mia famiglia. Detto
questo ride.
Che fortuna. Io ho un fratello solo.
Ah, s? Pi grande o pi piccolo?
Cristo, guarda quant'acqua viene gi, potrebbe aver
detto Philip a quel punto.
Riesci a vedere bene? Iris, non dovendo guidare, non
si preoccupa pi di tanto.
Allora, cosa vorresti insegnare? chiede Philip, e si
volta a guardarla sorridendo.
Forse sarebbero andati avanti a parlare cos fino a
casa di Iris. Chiacchierando garbatamente del pi e del
meno. Iris  bella nella sua pallida fragilit, e magari
Philip si sta domandando se tentare di baciarla una volta
arrivati, e se lei glielo permetter - ma all'improvviso,
superata una curva stretta, un camion che sopraggiunge
dalla direzione opposta prende la curva troppo larga e
scavalca la linea divisoria. Per evitare il camion, Philip
finisce fuori strada.
Iris alza le esili braccia come per difendersi da un attacco
e lancia uno strillo, una specie di guaito.
Ignaro dell'accaduto, l'autista del camion prosegue
per la sua strada sotto la pioggia accecante.
Philip non ricorda lo scontro mancato per un soffio, e
nemmeno il camion.
Solo alle volte, svegliandosi nel buio delle ore che precedono
l'alba, sente ancora quel guaito.
Lei e Philip sono stati sposati per quarantadue anni,
sei mesi, e quanti giorni? Quante ore?
Com' infantile.
E in quei quarantadue anni quanti paesi hanno visitato?
Quante case hanno abitato? Quanti animali hanno
posseduto?
Gli animali sono per Louise.
Due cani, un gatto, un criceto, parecchi pesci rossi.
Louise avr finito di cenare a quest'ora, pensa Nina.
E ovviamente, in quei quarantadue anni, quante volte
hanno fatto l'amore?
Com' quella vecchia battuta sui fagioli nel barattolo?
S'infila un fagiolo in un barattolo ogni volta che una
coppia fa l'amore nel primo anno di matrimonio, poi se
ne tira fuori uno ogni volta che la coppia fa l'amore dal
secondo anno in poi.
Nina fa sesso per la prima volta in campeggio. In una
tenda, su un sacco a pelo, le  rimasta impressa la scomodit
- un sasso o una radice conficcati nel fondo-
schiena - e poi l'intenso dolore quando l'imene si lacera.
Il ragazzo, che si chiama Andrew,  cos eccitato che
viene subito. Sono accampati vicino a un torrente, e
non appena Andrew le si toglie di dosso Nina prende la
torcia ed esce. Si punta il fascio di luce tra le cosce, e le
scopre macchiate di sangue e sperma. Scalza, si immerge
nel torrente. I sassi le fanno male ai piedi, ma l'acqua 
talmente fredda che li intorpidisce. Si rannicchia e comincia
a lavarsi, gettandosi addosso l'acqua fredda, ma
all'improvviso dall'altra parte del torrente giunge una
serie di tonfi violenti.
Andrew! grida.
I tonfi si fanno pi forti.
Un orso, pensa. Un orso attirato dall'odore del sangue.
Andrew! grida di nuovo.
I suoni si amplificano di notte, cerca di spiegarle
Andrew.
Sar stato uno scoiattolo o un coniglio, tira a
indovinare.
Racconta la storia a Philip, ma con qualche ritocco.
Per chiss quale motivo inconfessato non vuole far sapere
a Philip come e quando ha perso la verginit, n
quanto sia stato sgradevole. Allora gli racconta che a un
certo punto, durante la notte, le arrivano le mestruazioni
e cos, torcia alla mano, va al torrente per lavarsi.
Non ho mai corso cos veloce, dice.
Le probabilit che un orso... esordisce Philip, ma Nina
lo zittisce.
Priscilla - il nome della dottoressa Mayer, ora ricorda.
Per un istante si chiede cos'abbia poi fatto Andrew
nella vita.
Il medico? L'avvocato? Il pompiere?
Ricorda poco del suo aspetto - soltanto che era biondo
e robusto. Probabilmente non lo riconoscerebbe pi, la
gente cambia, invecchia.
Il sesso con Philip va bene, dice alla dottoressa Mayer.
Fanno l'amore almeno una volta alla settimana. La
domenica mattina, di solito. E s, raggiunge sempre l'orgasmo.
Il problema va cercato altrove. Questo  in parte
vero. Nina  risentita, annoiata, insoddisfatta - quanti
modi diversi esistono per descriverlo? La verit  che si
rifiuta di andare a letto con Philip, di domenica come in
qualsiasi altro giorno. Un modo per punirlo - non sa con
precisione per cosa - ma questo alla dottoressa Mayer
non lo dice.
La dottoressa Mayer consiglia a Nina di trovare qualcosa
da fare. Qualcosa che la interessi e la faccia sentire
utile. Ad esempio lei, la dottoressa Mayer, una volta
alla settimana va in un ospedale per malati terminali di
Sausalito. Assiste persone che stanno per morire.
Perch non fa volontariato? chiede a Nina. Magari in
un ricovero per senzatetto.
Per ragioni che nemmeno lei sa spiegare, Nina scoppia
a piangere.
La dottoressa Mayer consiglia a Nina di entrare in
terapia assieme a Philip, come coppia.
Il consiglio la fa piangere ancora di pi.
Allora la dottoressa Mayer consiglia a Nina di prendere
dei farmaci. Farmaci omeopatici.
Philip non prende quasi mai nulla - neppure un'aspirina,
dopo essersi tagliato la fronte cadendo al ristorante
di Belle-Ile, e quando, l'indomani, si ritrova con tutto un
lato del viso nero e bluastro.
Neanche quando sei caduto dall'albero e ti sei rotto la
gamba? gli chiede Nina. Una frattura esposta con l'osso
che squarcia la pelle deve fare un male cane.
Direi di s. Philip, stoico, non si lamenta quasi mai.
Quanti anni avevi?
Non ricordo bene. Nove o dieci.
Fuori la pioggia si  fatta scrosciante e si abbatte contro
i vetri della finestra.
Nell'anno che trascorrono a Berkeley piove ogni
giorno - ottantasei centimetri di precipitazioni in un
solo anno. Oppure cala una nebbia fitta. Nina odia gli
eucalipti che fiancheggiano la strada in cui vivono - la
corteccia penzola in lunghe strisce flosce che sembrano
pelle scuoiata. Nella casa che hanno preso in affitto c'
una terrazza con piscina riscaldata, ma presto Nina si
stanca di usarla da sola. Quanti anni ha Louise, a quel
punto? Undici, dodici? Nina deve portarla in macchina
dappertutto: a scuola, alle lezioni di tennis, di pianoforte
e di danza. Tranne il sabato, quando Louise segue un
corso di equitazione ed  Philip ad accompagnarla al maneggio
di Marin. Resta seduto in macchina a correggere
i saggi degli studenti mentre la aspetta. Oppure va al
caff pi vicino e legge il giornale. Lorna vive a Marin.
Lorna, la brillante, instabile astrofisica irlandese dai capelli
ricci, morta per un'overdose di sonniferi.
Tutte le mattine Nina prende le pilloline bianche che
la dottoressa Mayer le ha prescritto. Le pillole si somigliano
tutte ma sono a base d'oro, d'argento e di bronzo,
e vanno lasciate sciogliere sulla lingua. Dovrebbero servire
a liberarla dall'ansia, dal malaise.
Un'altra bella parola.
Chou-fleur, malaise - far una lista.
E due volte alla settimana attraversa il Bay Bridge e
va a lavorare in un ricovero per donne maltrattate di San
Francisco. Lavora in ufficio - imbusta le lettere, lecca il
lembo, le affranca - un lavoro soporifero.
Tutto il giorno fuori casa, Philip fa anche il ricercatore,
oltre a insegnare all'universit. E stimolato, appagato,
e in perfetta forma.
Torna a casa in bicicletta e hanno una discussione.
Avevi detto che saresti rientrato per le sette. E invece
sono le otto passate. Le otto e dieci.
Mi dispiace. La riunione  durata pi del previsto.
La cena  da buttare.
Ho detto che mi dispiace.
Ieri sera hai detto...
Nina, ti prego, non ricominciare.
Perch no, sentiamo?
Mamma. Pap.
Va tutto bene, tesoro. Adesso mettiamoci a tavola.
Nina sbatte la pietanza stracotta sul tavolo, versando
parte del contenuto, e corre di sopra.
Mamma!
Louise ha trentacinque anni e non si  ancora sposata.
Chi la accompagner all'altare?
Beve un altro sorso di vino.
Mon chri, sussurra accostandosi a Philip.
Ma chrie, risponde lui.
Per non farsi capire da Louise, di tanto in tanto parlano
in francese. Dicono cose tipo: Un avion est tombau
milieu de l'Atlantique et il parait que tous les passagers sont
morts, oppure: On dit que Jim le garagiste en ville a viol
une petite fille, ma ben presto Louise impara qualche
parola di francese e domanda: Che aereo  caduto? Chi
 morto? oppure: Cos'ha fatto Jim?
Ora parlano di cose pi ordinarie; alle volte Nina impreca
in francese - merde, dice, se urta qualcosa per
sbaglio o fa cadere un piatto che si rompe.
Merde  anche un modo per dire buona fortuna in
francese.
La fortuna da sola dice Philip ai suoi studenti non
basta quasi mai a risolvere un problema matematico,
ma la concentrazione e l'immaginazione s. Soprattutto
l'immaginazione. A supporto della sua tesi, racconta
quello che avrebbe detto il matematico tedesco David
Hilbert quando uno dei suoi studenti abbandon il corso
di matematica per fare il poeta: Meglio cos. Non aveva
abbastanza immaginazione per fare il matematico.
C' qualche poeta qui? chiede Philip.
Per alcuni secondi un lampo illumina la stanza, e con
essa il volto di Philip - la fronte alta, gli occhi infossati,
il mento deciso, cesellato.
Abe.
 il soprannome che gli hanno affibbiato alcuni colleghi,
perch  cos alto e allampanato; Nina non lo usa
quasi mai.
Qualcuno l'ha anche scambiato per ebreo, ma i suoi
nonni erano polacchi cattolici originari di una cittadina
della Slesia.
Uno, due, tre, quattro, cinque, conta Nina aspettando
il tuono, che rimbomba al sette.
Ha paura dei temporali, ha paura che un fulmine possa
colpire la casa, ma stanotte non ha importanza.
Stanotte non ha paura.
Un tuono fragoroso seguito da una luce bluastra che
ha inondato la cabina della sua barca,  cos che Jean-Marc le
descrive la volta in cui  stato colpito da un
fulmine. C'era un odore acre di ozono e dell'isolatore
elettrico bruciato, aggiunge con un sogghigno, e afferra
il pacchetto di sigarette di Nina anche se non fuma.
Nina  fuori, seduta su una sdraio a prendere il sole.
 in topless.
Non lo ha sentito arrivare e adesso  troppo tardi per
mettersi il sopra del costume.
In cielo hanno cominciato ad addensarsi certi nuvoloni
neri, e le ortensie del giardino hanno assunto una
sfumatura pi scura, tendente al blu marino. Sta per piovere.
Ecco perch parlano del tempo e dell'eventualit
che scoppi un temporale.
Jean-Marc ha portato un libro per Philip. Un libro
sulla vela.
Philip  uscito, dice Nina. E andato a giocare a tennis.
Dieu merci la barca a vela era ancorata, continua Jean-Marc
soffiando fuori una boccata di fumo, ma il fulmine
ha distrutto la radio, il radar, il Loran, le luci di
navigazione, tutta l'elettronica che c'era a bordo. Per
fortuna ero abbastanza vicino alla costa.
Quanto vicino? chiede lei.
Hai un bel seno, dice lui.
In quel momento Nina sente una goccia di pioggia.
Ritrova la maglietta e dice: Meglio rientrare in casa.
Nello stesso istante sopraggiunge la macchina di
Philip.
Si  messo a piovere, dice. Ci  toccato interrompere
la partita.
La scappatella dura solo quell'estate. Se Philip dovesse
sospettare qualcosa o accusarla di averlo tradito, Nina
negherebbe.
 una bugiarda.
Il bugiardo dice: Questa e una buga.
E un concetto che non riesce mai ad afferrare. Se 
falso, allora dev'essere vero, eppure non pu essere vero
perch altrimenti sarebbe falso - il paradosso la elude.
Magari  per questo che i matematici impazziscono cercando
di risolvere problemi di logica.
O forse cercano solo di risolvere problemi di Verit?
Un altro lampo, e Nina si alza troppo in fretta. Ha un
senso di vertigine, si ferma un momento per lasciarlo
passare. Poi, avanzando a tentoni nel buio, va in bagno.
Una volta dentro chiude la porta e accende la luce.
La luce  repentina e troppo intensa. Nello specchio
il suo volto  strano - pallido, gli occhi enormi. Prende
la spazzola e comincia a spazzolarsi i capelli. Perch?
chiede ad alta voce al volto nello specchio, e depone la
spazzola.
Fa per aprire l'armadietto dei medicinali ma cambia
idea; sa benissimo cosa c' dentro.
Guarda lo spazzolino di Philip nel bicchiere, il dentifricio
appoggiato l accanto - ancora una volta ha dimenticato
di rimettere il tappo al tubetto -, distoglie lo
sguardo.
Si asciuga le mani e si volta per aprire la porta del bagno.
Appesi a un gancio ci sono i pantaloni a righe del
pigiama di Philip e una maglietta bianca di cotone. La
maglietta  talmente vecchia che  diventata trasparente.
Pi le magliette sono vecchie e morbide, pi gli piacciono.
Vicino alla maglietta e ai pantaloni del pigiama 
appesa la bella camicia da notte di cambr che Nina ha
comprato a Roma un mese fa.
Mentre Philip partecipa ai congressi, Nina fa un giro
per la citt e per i negozi. Oltre alla camicia da notte,
acquista una costosa borsa a tracolla di cuoio marrone
con una fibbia dorata in un negozio vicino a Piazza di
Spagna - il cuoio, dice la commessa per convincerla, 
indistruttibile. Nina, sentendosi in colpa, non mostra la
borsa a Philip. Un giorno lo far, si dice.
Ora non lo far mai pi.
Al Palazzo Doria Pamphilj Nina si ferma di fronte al
Riposo durante la Fuga in Egitto e contempla l'angelo con
i capelli rossi e le ali nere spiegate. Con l'eccezione di
una voluta di stoffa bianca, l'angelo, ritratto di spalle,
 nudo; suona il violino per la Sacra Famiglia in riposo.
Solo Giuseppe e l'asino lo ascoltano; Maria, con il piccolo
Ges tra le braccia, sta dormendo.
Nina non riesce a staccarsi dall'angelo del Caravaggio.
 ora di pranzo, dice Philip spazientito.
Un attimo solo, lo supplica.
Cerca di ricordare l'argomento del congresso di
Roma. Qualcosa in merito ai problemi di calcolo e progettazione:
trovare la strada pi breve che conduca un
rappresentante di commercio una sola volta in ciascuna
citt, trovare il modo pi efficiente per riempire un camion,
o un contenitore. Problemi per i quali non esistono
algoritmi, problemi che non le interessano.
Fa scivolare la camicia da notte e la borsa a tracolla
nuova in fondo alla valigia. Nessun problema.
Dar la borsa a Louise, decide di punto in bianco.
Si compiace della decisione, e di averla presa di punto
in bianco.
Quanto alla bella camicia da notte, potrebbe benissimo
essere fatta di tela da sacchi.
Toglila, le dice sempre.
Ha smesso di piovere, e ancora una volta Nina va
ad aprire la finestra e si affaccia. In giardino scorge le
sagome svettanti degli alberi; il cielo sopra gli alberi 
buio. Non si vede neanche una stella.
Tutto tace.
Chiude la finestra e torna a sedersi accanto a lui, sul
bordo del letto.
Com' andata la giornata? chiede di nuovo.
Questa volta lo ascolter.
E la tua?
Ho cominciato un trittico. Il primo pannello sar un
mare calmo, il secondo un mare in tempesta, il terzo - si
ferma e scuote la testa.
Che abbia bevuto troppo vino?
Solleva la bottiglia e si sforza di leggere l'etichetta
nell'oscurit. Un vino italiano: Flaccia - non riesce a
leggere altro.
A letto, tenendola fra le braccia, Philip le sussurra
parole affettuose imitando l'accento italiano. Inventa
nomi per farla ridere.
Stanno cercando di concepire.
Le palpa il seno.
Ricordami chi era Fibonacci.
Un matematico del tredicesimo secolo.
E cos'ha scoperto?
La mano le sfiora la pancia.
Una sequenza numerica in cui ciascun numero  la
somma dei due numeri precedenti: 1, 1, 2, 3, 5, 8, 13,
21, 34, 55...
Sente la mano scivolare tra le gambe.
Parlami dei conigli.
Si comincia con due conigli, un maschio e una femmina,
nati in gennaio, che due mesi dopo danno alla luce
un'altra coppia di conigli, e due mesi dopo quella coppia
di conigli d alla luce un'altra coppia, e ogni nuova coppia
di conigli genera un'altra coppia che...
Le sue dita si muovono veloci, sicure.
La domanda : quante coppie di conigli ci saranno in
un anno? E in due anni?
E se un coniglio morisse? Nina parla a fatica, sta per
venire.
I conigli non muoiono; i conigli sono immortali.
Dopo due anni ci sono 46368 coppie di conigli, dice
Philip mentre, con un gemito, sale sopra di lei.
E dopo meno di un anno c' Louise.
Philip trova la sequenza di Fibonacci dappertutto: nei
petali dei fiori, in pigne e felci, e nelle foglie dei carciofi,
nelle spirali delle conchiglie, nella curvatura delle onde.
Nel visino appena nato di Louise.
Philip prende in braccio Louise per la prima volta
quando ha un giorno di vita. Scoppia a piangere.
Nina non ha mai visto Philip piangere, n prima n
dopo - nemmeno alla morte di suo fratello Harold, nemmeno
alla morte di suo padre. In quelle occasioni era
cereo e sconvolto, ma non vers una lacrima.
L'ultima volta che ho pianto - pianto per davvero -
dice a Nina,  stato alla morte del mio cane. Avevo quattordici
anni, mi pare. Il cane era di razza mista - met
pastore tedesco e met qualcos'altro. Si chiamava Natty
Bumppo. Era un cane fantastico - aveva senso dell'umorismo.
Digrignava sempre i denti e mi faceva certi sorrisi.
E quando  morta Iris? vuole chiedergli, ma non lo fa.
Le sembra di vederlo, gli occhi asciutti e l'aria affranta,
con indosso l'unico abito elegante che possiede,
avanzare lentamente lungo la navata della chiesa.
Invece gli chiede: Di cosa  morto il cane?
Niente male, dice Philip infilando le scarpine di lana
ai minuscoli piedi di Louise. Calzano alla perfezione.
La prossima volta cosa le farai? chiede Nina. Un completino
di maglia?
Di fronte all'albergo che ospitava il congresso, spiega
Philip, c'era un negozio di prodotti artigianali. Non saprei
dirti perch sono entrato - probabilmente qualcosa
ha catturato il mio sguardo - e proprio di fianco alla
porta c'era una grossa cesta piena di lana. Grandi matasse
di lana naturale, e poi la commessa mi ha detto che
lavorare a maglia  rilassante. E che pu farlo chiunque.
Mi ha venduto gli aghi, la lana, le istruzioni. Tornato
in aeroporto, mentre aspettavo il volo, mi sono messo a
sferruzzare, e aveva ragione, mi ha aiutato a calmarmi.
E poi in aereo, per un colpo di fortuna, la signora seduta
di fianco a me si  offerta di darmi una mano. Avevo
lasciato cadere qualche maglia, mi ha detto.
Cos' stato, si chiede Nina, a catturare lo sguardo
di Philip? O pi probabilmente chi? Una donna sola e
loquace che vende lana e indossa un grembiule color
terra e un paio di rumorosi zoccoli di legno? Nina completa
l'immagine con un ciondolo d'argento dalla forma
astratta - opera di un amico artista - che ricade sui seni
procaci. Non  il tipo di Philip. Piuttosto, Nina si figura
una biondina magra con un sorriso luminoso, accattivante,
che si siede accanto a lui in aereo e gli mostra le
maglie cadute.
Grigie, informi, anche dopo averle lavate pi volte
le scarpine di lana puzzano d'olio e pecora. La prima
volta che le mette a Louise per fare un giro fuori casa in
passeggino, una scivola via dal piede, cade nella neve,
ed  perduta.
Natty Bumppo  stato avvelenato. Qualcuno, racconta
Philip, ha gettato dei bocconi avvelenati dal finestrino
di una macchina. Molti cani del vicinato sono morti. E
anche qualche gatto e qualche scoiattolo. La strada era
un macello, c'erano animali morti dappertutto.
Philip sapeva che stava per morire?
Ha l'aria composta, gli occhi chiusi. Non sembra spaventato.
Sembra che stia dormendo. Ma forse  cos,
pensa Nina. Forse  stato solo un errore.
Un terribile errore.
Philip, lo chiama.
Philip.
E gli  passata davanti agli occhi tutta la vita? O
forse solamente qualche episodio memorabile: la caduta
dall'albero, le prime equazioni di secondo grado che ha
risolto, la prima volta che ha fatto sesso...
Era felice?
Lo ha reso felice?
Sono felici sull'isola di Pantelleria spazzata dal vento,
nel dammuso di due stanze che hanno affittato per una
settimana. Il dammuso  un'abitazione costruita con la
pietra lavica del posto, ha spesse mura che tengono gli
ambienti caldi in inverno e freschi in estate, e un tetto a
volta per far scivolare l'acqua piovana dentro la cisterna
sottostante. Non c' acqua corrente. Tutte le mattine
Philip riempie molti secchi e li porta in bagno e in cucina.
Il bagno  in un piccolo edificio indipendente; un
ramo carico di fiori color porpora scherma la finestra
come una sorta di tenda, offrendo un po' di privacy.
Sui fianchi terrazzati delle colline crescono i capperi;
i cespugli, simili a rampicanti, sono un tripudio di fiori
blu.
Iris.
No. Si costringe a non pensarci adesso.
I capperi sono grandi, granulosi, salati; li mangiano ogni
giorno a pranzo con pomodori, pane e olio di oliva, assieme
al vino della zona. Dopo si sdraiano nella camera dalle
spesse mura, fresca e buia, e dormono - un sonno pesante,
torpido - per il resto del caldo pomeriggio. Quando si
svegliano fanno l'amore - un amore lento, premuroso -
dopodich, ancora nudo, Philip si alza e va alla cisterna a
prendere altra acqua per lavarsi.
Fanno il bagno in piccole insenature dove il mare 
caldo e verdastro, in caverne acquamarina e in altre
grotte, pi buie e fredde, attraversate da affioramenti
rocciosi e colonne di lava dai nomi arabi. Sopra di loro
s'innalzano le scogliere a picco dell'isola; su una di quelle
scogliere  abbarbicato il villaggio di Saltalavecchia dove
si fermano a mezzogiorno per comprare il pane e fare il
pieno alla macchina.
Perch la vecchia  saltata in mare? chiede Nina, sforzandosi
di parlare in italiano. Un marito perso? Domanda.
Un figlio perso?
Il panettiere si stringe nelle spalle, non ne ha idea.
E nemmeno il benzinaio, oppure lo ha dimenticato.
Saltalavecchia  solo un nome, le dice un ragazzino
che sta gonfiando le gomme della bicicletta. Come Firenze o Venezia, ma anche Roma, se  per questo. Parla senza guardarla.
Un mattino un cane magro a chiazze bianche e brune
va a sedersi sui gradini della terrazza. Nina gli porta una
ciotola d'acqua.
Sta' attenta, dice Philip. Non si pu mai sapere, da
queste parti.
Non mi sembra cattivo.
Durante la colazione gli d qualche avanzo di pane
tostato, per giunta spalmato di burro.
Adesso siamo fregati, dice Philip.
Come possiamo chiamarlo? chiede Nina.
Philip si stringe nelle spalle e scuote la testa.
Roma, dice lei. In fondo  solo un nome.
Di notte, raggomitolato come una palla, il cane Roma
dorme davanti alla porta del dammuso; di giorno si
stende su un fianco e si crogiola al sole sulla terrazza
di pietra; di tanto in tanto si alza a sedere per grattarsi.
Mangia qualsiasi cosa: pomodori, pane, riso, pesce -
qualsiasi cosa gli dia Nina. Mangia con foga, agitando
la coda. Quando Nina e Philip vanno a fare il bagno
in mare oppure escono a cena, di sera, Roma si piazza
sul primo gradino della terrazza, la testa appoggiata alle
zampe, e li aspetta.
Che ne sar di Roma quando ce ne andremo? chiede
Nina. E se lo portassimo a casa con noi? Potremmo trovare
un veterinario, prendergli una cesta, una...
No, no. Philip scuote energicamente la testa.
Nina chiede in giro, ma nessuno vuole un cane.
Un'altra bocca da sfamare! rispondono tutti.
Alla fine Anselmo, il cameriere del ristorante che frequentano,
accetta di prenderlo con s, e l'ultimo giorno,
poche ore prima della partenza, caricano Roma in macchina
e lo accompagnano a casa di Anselmo. Agitato,
Roma siede sul sedile posteriore ansimando e sbavando.
Nina, mezza voltata indietro, gli accarezza la testa mentre
il cane cerca di leccarle la mano.
Ha capito, dice a Philip.
Star bene, replica lui.
Avrai una bella casa, Roma, dice Nina.
Hanno qualche difficolt a trovare la casa di Anselmo, che
sorge nell'entroterra dell'isola, una zona incolta e desolata in
cui non sono mai stati prima. La strada sterrata  sconnessa
e bordata di olivi contorti e rachitici.  vicina all'aeroporto,
che per rimane celato alla vista, tranne per un piccolo aeroplano
che passa sopra di loro e per poco - o cos pare - non
sfiora il tetto dell'automobile, il carrello abbassato, pronto
all'atterraggio.
Perderemo l'aereo se non ci sbrighiamo a trovare questa
casa, dice Philip.
Anselmo, la moglie e i figli sono felici quando li vedono
arrivare. Offrono loro qualcosa per rifocillarsi, ma
Philip e Nina hanno troppa fretta.
La prossima volta, promette Philip, parlando in italiano.
Anselmo e la moglie ridono. I bambini si gettano su
Roma e lo abbracciano con gesti teatrali.
Prima di andarsene, Philip consegna ad Anselmo una
busta piena di soldi. Soldi per badare al cane, spiega.
Non si preoccupi, signore, replica quello in italiano. Il
cane sar felice con noi.
Io sono felice, tu sei felice, egli  felice, noi siamo felici,
ripete Nina tra s. A scuola ha imparato a coniugare i
verbi italiani, e li recita a memoria.
E che tempo verbale dovrebbe usare adesso - il passato
prossimo, io sono stata felice, il trapassato prossimo,
io ero stata felice, oppure il trapassato remoto, io fui stata
felice?
O meglio ancora, il condizionale passato, io sarei stata
felice.
Trascorrono parecchie settimane prima che Nina
chiami il ristorante - Anselmo non ha il telefono a
casa - e le dicono che Anselmo non lavora pi l. Anselmo,
dice la persona che ha risposto al telefono, se n'
andato un mese prima. Quando Nina chiede notizie del
cane, la persona che ha risposto al telefono dice di non
aver mai sentito parlare di un cane.
Bevendo un altro sorso di vino, Nina ripensa a come
Philip, nato nel Midwest, non fosse attratto dai campi di
grano n dalle vaste pianure verdeggianti, ma dal mare
e dalle isole: Martha's Vineyard, Belle-Ile, Pantelleria.
E a quanto si fosse appassionato alla vela.
La sua Hinckley Bermuda 40 ha uno scafo lucido color
blu reale in robusto legno di noce cinereo americano,
interni in tek e scintillanti finiture di bronzo. La barca a
vela pu ospitare comodamente quattro persone, sei un
po' meno comodamente, e con quella barca solcano le
fredde acque del Maine e del Canada - una volta si spingono
addirittura alla Nuova Scozia dove, complice la
Corrente del Golfo, l'acqua  straordinariamente calda.
Ipazia - Philip d alla barca il nome della prima donna
matematica della storia.
Peccato che Ipazia abbia fatto una fine atroce, dice
Philip a Nina.
Cio?
Venne aggredita da una folla di monaci inferociti che
le strapparono la pelle con gusci d'ostrica. Fu scuoiata
viva, poi fatta a pezzi e bruciata.
Che morte orribile. Ma perch?
I suoi insegnamenti erano considerati eretici. Portava
abiti da uomo e attraversava la citt di Alessandria alla
guida del suo carro. Non si atteneva al ruolo di donna.
Per un po' Nina si rifiuta di andare in barca con Philip,
ma alla fine cede.
E col tempo ci prende anche la mano: regge il timone
mentre Philip issa le vele, afferra gli ormeggi evitandogli
di fare avanti e indietro, controlla le carte nautiche
e cucina sull'insidioso fornelletto a gas. Attraversa il
ponte dell'Ipazia mantenendo l'equilibrio senza bisogno
di reggersi al corrimano metallico, e infine si abitua ad
addormentarsi con lo sciabordio delle onde contro lo
scafo della barca, un suono che comincia a piacerle.
Ipazia, mormora Nina tra s.
Bradicardia, dice.
Una volta al mese, di domenica, Philip passa quasi
tutta la giornata a letto - ha sentito dire che lo faceva
anche Winston Churchill. Non per fare sesso, per
rigenerarsi.
Philip fa colazione a letto, pranza a letto, ma a met
pomeriggio il letto  pieno di briciole, liquidi versati, il
giornale della domenica, libri, riviste, matite, il computer
portatile, e Philip  costretto ad alzarsi. Mentre 
nella doccia Nina riordina e rif il letto.
Mi sembra di essere la tua cameriera, dice ogni volta a
Philip, che esce dalla doccia avvolto in un asciugamano
- che un attimo dopo lascia cadere sul pavimento.
Sta fischiettando un motivetto.
Avresti dovuto sposare Paul Erds, la punzecchia
Philip.
Paul Erds, spiega a Nina, viveva con la valigia in
mano. Al posto della camicia portava la maglia del pigiama;
non aveva soldi, non mangiava carne, si lavava
le mani in modo compulsivo e non sapeva allacciarsi le
scarpe. Eppure fu autore o coautore di 1475 saggi accademici.
Pi di ogni altro singolo matematico della storia.
Philip ha pubblicato con qualcuno che ha pubblicato
con qualcuno che ha pubblicato con Paul Erds.
Il numero di Erds di Philip  3.
Anche Lorna viveva con la valigia in mano - o quasi.
Disorganizzata, inaffidabile, brillante, lavorava al Center
for Particle Astrophysics di Berkeley, finch non
and in overdose. La governante la trov a letto; era
morta da parecchi giorni. Difficile non immaginare il
suo corpo in decomposizione: i riccioli che incorniciano
il viso di Lorna, un tempo splendido, ora esangue e
sfigurato.
Incidente o suicidio? Chiunque conoscesse Lorna era
curioso di saperlo.
Lo  anche Nina.
Perch cos tanti matematici si suicidano? Forse perch
le loro scoperte li fanno sentire soli e alienati? O ci
sono altri motivi? chiede a Philip.
Anzich rispondere, Philip dice: Dovevo correre al suo
appartamento quando ho visto che non rispondeva al
telefono. Avevo la sensazione che qualcosa non andasse.
Philip passa quella notte in ufficio a lavorare - dice
lui. O forse passa la notte in macchina, vagando per Marin,
dove viveva Lorna. Al mattino, quando finalmente
torna a casa - Nina lo sente salire le scale ed entrare in
camera da letto - zoppica pi del solito.
Se ci trovassimo ad attraversare l'intero universo a
bordo di un'astronave, dice Lorna una sera agli inizi
del semestre, quando va a cena da Nina e Philip, un po'
come i primi esploratori che circumnavigarono il globo,
pu darsi che torneremmo al punto di partenza. Fa una
risata nervosa, aspettando una risposta da Philip.
Stai dicendo che l'universo  finito, un tutt'uno senza
soluzione di continuit? le chiede Philip.
Poco prima Nina ha notato che Lorna porta un paio di
ballerine di due colori diversi - una nera, l'altra argento.
Esita prima di farlo notare.
Oh. Abbassando lo sguardo, Lorna arrossisce appena.
Si vede che stavo pensando ad altro.
Di cos'altro avevano parlato Philip e Lorna? Di teorie
sull'origine dell'universo, di caos e buchi neri.
Nina ha apparecchiato la tavola; ha preparato la cena
- schizzinosa, Lorna non mangia carne n pesce. Finito
il secondo, Nina si alza e comincia a sparecchiare.
Ma non  assurdo pensare che l'universo possa essere
infinito? osserva Lorna, tornando all'argomento di
prima, e punzecchia con la forchetta il dessert che ha
nel piatto.
Una torta rovesciata all'ananas che Nina ha preparato
per l'occasione.
Perch supponendo che la teoria di Einstein venisse
superata - se mai si trovasse una teoria fondamentale
del tutto - quella teoria dimostrerebbe che noi umani
siamo fatti della stessa sostanza dell'universo, e che noi
e l'universo siamo semplicemente due manifestazioni
diverse della stessa cosa. Allora com' possibile che
l'universo sia infinito quando noi siamo finiti?
Lorna parla a scatti, frasi nervose, brevi, quasi inudibili,
costringendo tutti a farsi pi vicini per ascoltarla. 
esile di costituzione e ha le braccia coperte di lentiggini.
Non sa guidare, e dopo cena Philip la riaccompagna a
casa. Nina ha l'impressione che impieghi pi del dovuto.
Resta fuori per due ore.
C'era traffico, sostiene lui quando finalmente rientra.
E un incidente in autostrada.
Non avresti dovuto accennare alle scarpe, aggiunge
Philip. L'hai messa in imbarazzo, ti sei comportata da
bambina.
Ma a quel punto Nina ha deciso che  Lorna la bambina.
Una bambina sprovveduta, bisognosa, che non
pu esistere nel mondo reale, n tra le persone che lo
popolano.
Tu non capisci, dice Philip aggrottando la fronte
quando, tempo dopo, Nina tira di nuovo in ballo la cena
con Lorna. I fisici non hanno la stessa libert dei matematici.
I fisici si occupano del mondo reale, i matematici
scelgono i loro mondi.
Dal piano di sotto giunge un rumore. Sar la casa che
si assesta, magari qualche vecchio mobile? L'alto canterano
in sala da pranzo, forse. Uno dei cassetti  pieno
di cucchiai d'argento niellato originari della Russia, che
Philip colleziona.
Collezionava.
Sui cucchiai sono incisi intricati motivi di fiori e foglie;
alcuni sono ancora pi intricati, castelli, scene di caccia,
e - il preferito di Philip - una fregata a vela armata a
nave. Nelle occasioni speciali - a Natale, a Capodanno,
quando ci sono ospiti a cena - Philip dispone con cura
i cucchiai sui tovaglioli di lino bianco candido con cui
Nina apparecchia sempre la tavola.
Sono solo per bellezza, ammonisce gli ospiti. La niellatura
si ottiene con una parte d'argento, due parti di rame
e tre parti di piombo. A mangiare la minestra con questi
cucchiai si rischierebbe un danno cerebrale.
Tutti ridono, tranne Nina.
Nina, suo malgrado, guarda l'orologio. Il quadrante
luminoso indica le due e qualche minuto.
Non  stanca.
Il nonno materno di Philip era un rinomato argentiere.
La Rivoluzione del 1917 interruppe bruscamente
la sua attivit, costringendolo ad abbandonare la Russia
per l'America. Riusc a portare con s un po' d'argento
- i cucchiai, una tabacchiera, vari oggetti che aveva gi
lavorato. Quando i figli si sposarono diede un pezzo
d'argenteria a ciascuno. Sua madre, dice Philip, ricevette
un cucchiaio.
Che fine ha fatto? domanda Nina.
Forse l'ha perso. O l'ha venduto.
La prossima volta che andiamo a trovarla dovresti
chiederglielo.
Philip si stringe nelle spalle. Pu darsi che non lo ricordi
nemmeno.
Lo chieder lei ad Alice.
Meglio ancora, porter ad Alice uno dei cucchiai di
Philip, decide Nina.
Guardi, Alice, dir, Philip ha trovato il suo vecchio
cucchiaio d'argento. Quello con la fregata a vela armata
a nave incisa dietro.
I genitori di Nina sono morti da molti anni. Pensa di
rado a loro - non perch non li amasse, continua a ripetersi.
Li amava, eccome. Da quando erano in pensione
vivevano in Florida. Il padre andava matto per il golf; la
madre si dedicava ai giochi da tavolo e al bridge. Erano
autosufficienti e non si lamentavano mai. Alla fine dovettero
trasferirsi in una casa di riposo dove Nina, ligia
al dovere, andava a trovarli una o due volte l'anno. Durante
l'ultima visita - a quel punto il padre era gi morto
per le complicazioni di un ictus - aveva passeggiato sulla
spiaggia e giocato a Scarabeo con la madre. Malgrado la
recente protesi all'anca che la stancava abbastanza in
fretta, la madre aveva vinto la partita senza difficolt
con la parola tripla di sei lettere xerosi. Nina l'aveva sfidata,
e aveva perso. Il termine xerosi indica un'anormale
secchezza della pelle - una patologia di cui soffriva sua
madre.
Al piano di sotto, il rumore si ripete. Nina si innervosisce.
La porta d'ingresso non  chiusa a chiave. Potrebbe
entrare chiunque, pensa. Che beffa - ammesso
che si possa definire cos - se dovesse intrufolarsi un
ladro, o peggio, un assassino. Magari crederebbe che
Philip stia dormendo e gli sparerebbe. Lo ucciderebbe
una seconda volta. Quanto a lei, l'assassino come prima
cosa si farebbe dare soldi e gioielli, dopodich la legherebbe
e sparerebbe anche a lei. Alla testa, velocemente,
si augura.
Non vuole pensare all'alternativa.
Qualche anno fa in citt, era primavera, un giovane
vagabondo buss alla porta di un'anziana offrendosi di
sistemarle il giardino. Dopo aver potato i cespugli di lill
e tagliato la siepe, punt le cesoie affilate alla gola della
signora per poi violentarla e sodomizzarla. Poco dopo
l'anziana mor. Non si riprese dai danni alla cervice e al
retto, o forse dalla vergogna.
Cerca di cogliere un altro rumore, una porta chiusa,
passi sulle scale, ma non sente niente. Allora si alza,
appoggia una mano al muro per tenersi in equilibrio ed
esce in corridoio per guardare gi dalla balaustra. Da
quel punto vede la porta d'ingresso e, accanto, il grosso
vaso di ceramica italiano che usano come portaombrelli.
L'avevano comprato in un negozio di Pantelleria.
Nina ha ancora il biglietto da visita del proprietario.
Piero? Pietro? Non ricorda pi quale dei due. Ricorda
che aveva fatto un po' il cascamorto con lei.
Oh, signora, dice l'uomo sfiorandole la mano con le
labbra, benvenuta nel mio negozio.
Siete inglesi? chiede poi.
No, americani, risponde Philip.
Americani. Ho spedito merce in Ohio, a Nuova York,
in California. Ah, che bella la California.
C' mai stato? Si informa Nina, liberando infine la
mano.
Piero o Pietro scuote la testa. No, no. Ci vive mio fratello,
in California, risponde in un inglese sgrammaticato.
Ignorando l'aria contrariata di Nina, Philip non tira
sul prezzo e paga il vaso in contanti.
Vedrai che non ce lo spedir mai, quel vaso, dice Nina
in macchina mentre tornano a casa. Non mi fido di lui.
Non si pu mai sapere, replica Philip, da bravo
ottimista.
Dopo qualche mese il vaso arriva, intatto. E imballato
con paglia e carta di giornale dentro una grossa cassa di
legno fatta a mano.
Devi avere pi fiducia nelle persone, le dice Philip.
Di nuovo Iris.
E se trovasse una fotografia di Iris? La fotografia
scivola fuori dalle scartoffie di Philip, da una busta in
un cassetto della scrivania. O magari potrebbe trovarla
Louise, mentre la aiuta a mettere ordine fra le carte di
Philip - una piccola fotografia in bianco e nero di cinque
centimetri per cinque.
Guarda, mamma. Chi  questa ragazza bionda accanto
a pap? Somiglia a Grace Kelly. Adoro il suo vestito. 
cos anni cinquanta. E guarda che vita sottile. Pap la sta
abbracciando.  una sua parente? C' scritto qualcosa
dietro. Non si capisce molto bene... Al mio caro. S.
Al mio caro Phil.
Gi,  una sua parente, dice Nina a Louise.
E no, non Grace Kelly, pensa Nina. Grace Kelly 
troppo sofisticata e piena di soldi. Iris somiglia pi a va
Marie Saint - va Marie Saint in Fronte del porto: bella,
ingenua, e convinta delle proprie idee.
va Marie: il nome della figlia quattordicenne del testimone
di Philip, uccisa da una slavina mentre sciava
fuoripista sul versante posteriore di una montagna dell'Idaho.
Finire sepolti nella neve, pensa Nina, dev'essere
un po' come annegare.
Quando Philip non rientra per la notte, e rimane a
casa da sola, Nina sposta il portaombrelli davanti alla
porta d'ingresso. Se qualcuno tentasse di entrare farebbe
cadere il portaombrelli, rompendolo. Il rumore la
sveglierebbe.
Incerta per un istante, Nina rimane in corridoio e si
guarda attorno. La porta della stanza di Louise e quelle del
bagno e della camera degli ospiti sono tutte chiuse.
Tre porte.
Scuote appena la testa al ricordo.
Quante volte ho cercato di spiegartelo?
Sente ancora la nota canzonatoria e vagamente irritata
nella voce di Philip.
Nel gioco ci sono tre porte, e dietro una porta c' una
macchina, un anello di diamanti, o...
Che ne dici di una lavatrice nuova? lo interrompe
Nina.
E va bene, allora dietro una porta c' una lavatrice
nuova e dietro ognuna delle altre due porte una capra.
Uno di quei marchi tedeschi costosi. Una Bosch.
Mi stai ascoltando o no? Altrimenti non perdo tempo
a spiegartelo per l'ennesima volta.
Ti sto ascoltando.
Perfetto, in pratica tu scegli una porta. La porta rimane
chiusa, ma dato che il conduttore del programma
sa cosa c' dietro ciascuna porta apre una delle altre
due - una di quelle con la capra. A quel punto ti chiede
se vuoi tenere la porta che hai scelto o preferisci fare
cambio con l'altra porta rimasta.
Io terrei la porta che ho scelto, dice Nina.
Ma non capisci, Nina, prosegue Philip alzando la
voce. Una volta che il presentatore ha aperto una delle
porte con dietro una capra ha portato le tue possibilit di
aprire la porta con la lavatrice da 1 su 3 a 2 su 3. Il cambio
va a tuo vantaggio.  ovvio. Posso darti una spiegazione
logica. Posso darti una spiegazione matematica.
Ma Nina si ostina a rifiutare. Te l'ho detto, non cambio
porta.
Com' che Philip definisce questo problema? Un paradosso
veridico, perch, sebbene sembri assurdo,  vero e
dimostrabile. E com' che definisce lei?
Una capraia cocciuta.
Tornata in camera da letto, Nina prende una sedia e
la sistema accanto al letto.
Tocca di nuovo la mano fredda di Philip.
Philip, sussurra.
Vuole essere cremato, l'ha detto lui stesso. Ha anche
chiesto che le sue ceneri non vengano sepolte, ma disperse
in mare. Nell'Atlantico, specifica.
Il pi vasto parco di Parigi. Oltre quaranta ettari, la
informa Philip mentre passeggiano nel cimitero di Pre
Lachaise sotto il sole di una giornata primaverile, poco
dopo il loro primo incontro.
Un'autentica lezione di storia in mezzo a settantamila
tombe, dice.
Hanno preso la metropolitana e percorso a piedi boulevard
de Mnilmontant; di fronte all'ingresso c' una
donna che vende fiori. Philip si ferma a comprare un
mazzo di garofani rossi per Nina.
Mano nella mano, vanno avanti e indietro per i viali
del cimitero, leggendo a turno i nomi incisi sulle lapidi,
ad alta voce: Marcel Proust, Edith Piaf, Honor de Balzac,
Oscar Wilde...
Davanti al mausoleo minuziosamente scolpito che
ospita i resti di Abelardo ed Eloisa, si fermano un
istante. La tomba  cinta da un cancello di ferro, ma 
cosparsa di fiori e foglietti di carta gettati all'interno.
Sulla guida ho letto che quei foglietti di carta sono
lettere ad Abelardo ed Eloisa scritte da persone che vogliono
veder ricambiato il proprio amore, dice Nina a
Philip.
E io ho letto che non sono davvero i resti di Abelardo
ed Eloisa, ribatte Philip.
Cinico.
E con gesto rapido e deciso, Nina getta i garofani nel
mausoleo. I fiori scavalcano il cancello di ferro e vanno a
posarsi proprio sulle figure prone dei due amanti.
Bel lancio, dice Philip. E prendendola tra le braccia
aggiunge: Il tuo amore  ricambiato. E il mio?
Ho fame, dice poi, senza lasciarle il tempo di rispondere.
Andiamo a mangiare.
Negli anni visitano pi volte il cimitero. Ogni volta
percorrono viali diversi, guardano tombe diverse: Colette,
Richard Wright, Simone Signoret, Flix Nadar,
Max Ernst...
Le passeggiate al cimitero infondono in entrambi - la
cosa ha un che di perverso davanti a tutti quei morti -
una specie di ilarit infantile. Raccontano barzellette,
inventano giochi: Qual  la tomba pi decorata? Quella
pi brutta? La loro preferita?
La preferita di Philip  la tomba triangolare di marmo
bianco tirato a lucido di Sdeq Hedyat, uno scrittore
persiano morto suicida.
La preferita di Nina  la tomba del generale armeno
Andranik Ozanian.
Somiglia a Vittorio De Sica. E che baffi.
Credevo non ti piacessero i baffi, dice Philip.
Mi piace la statua del cavallo, replica Nina.
Anzich seguire gli altri, il cavallo di Philip china la
testa e si mette a brucare l'erba con decisione. Philip ha
paura dei cavalli. E i cavalli, avvertendo la sua paura, ne
approfittano.
Tiragli su la testa! Dagli un calcio! grida il cowboy che
sta accompagnando il loro gruppo in una passeggiata tra
i campi.
Nina ha convinto Philip a trascorrere la settimana
della pausa primaverile di Louise in un ranch turistico
dell'Arizona.
Louise vuole andarci. E almeno facciamo qualcosa di
diverso, dice Nina.
Nina monta un vivace cavallo pezzato di nome Apple.
Il cowboy nota subito la sua postura, come tiene le mani.
Non  la prima volta che monti in sella, vedo, le dice.
Anche Louise  brava a cavalcare.
Il cavallo di Philip, un grosso sauro castrato, si rifiuta
di muoversi, cos il cowboy lo raggiunge al trotto e, con
un gesto risoluto, gli sferra un colpo di frustino sul
posteriore. Il cavallo alza di colpo la testa per la sorpresa
e scatta in avanti, e Philip perde l'equilibrio. Per non
cadere si aggrappa al pomo.
Pap! dice Louise, poi scoppia a ridere.
Voltando la testa per non farsi vedere da Philip, anche
Nina ride.
Non farlo fermare, gli dice il cowboy. Accorcia le redini,
tienigli su la testa.
Fagli vedere chi comanda, Phil, aggiunge il cowboy.
Sono in pochi a chiamare Philip Phil.
Lo faceva anche Iris? Mio caro Phil.
Mon petit Philippe - Nina pensa a Tante Thea. Buona
e generosa, accompagna Nina e Philip a teatro, al balletto,
in ristoranti costosi. Porta Nina a fare shopping.
Quando Tante Thea muore, lascia a Nina la sua spilla di
diamanti a forma di fiore.
Quand' l'ultima volta che ha indossato la spilla? cerca
di ricordare Nina. A una cena di gala in onore di un collega
di Philip, un premio Nobel per la fisica.
Ricordami per cosa l'ha vinto, dice Nina mentre tenta
di aprire la cassaforte.
Perch ha scoperto la libert asintotica nella teoria
delle interazioni forti.
Che cosa? Ti spiace ripetere? E sono tre giri a sinistra
fino al 17? O tre giri a destra fino al 17? chiede Nina.
La libert asintotica  la propriet per cui l'attrazione
tra quark si fa pi debole man mano che i quark si avvicinano
tra loro, e viceversa, l'attrazione si fa pi intensa
quando i quark si allontanano. Sei pronta, Nina?
Quasi.
La scoperta ha permesso di fissare la cromodinamica
quantistica come la teoria corretta sull'interazione forte,
una delle quattro interazioni fondamentali in Natura.
Lui e la moglie non avevano scritto un libro assieme?
Philip, non sono ancora riuscita ad aprire questa
cassaforte.
S, sul modo in cui gli scienziati pervengono alle loro
teorie sull'universo, e sul perch vi sia qualcosa al posto
del nulla. Anche la moglie  una brillante matematica.
Nina! Che stai combinando? Arriveremo in ritardo, dice
Philip, quasi gridando.
Lascia, faccio io.
Quante volte te l'ho fatto vedere? dice Philip con pi
calma, dopo aver aperto la cassaforte.  facilissimo.
Sar facilissimo per te, ribatte Nina, sul punto di
piangere.
 che non voglio fare tardi, dice Philip.
Durante il tragitto in macchina, armeggiando con la
spilla di diamanti a forma di fiore per accertarsi che sia
saldamente fissata all'abito, Nina dice: Adesso ti spiego
la mia teoria sull'universo, Philip.
La sua teoria sull'universo  che non esiste una teoria.
L'ultima volta che visitano il cimitero di Pre Lachaise
 un giorno d'inverno. I grossi rami degli alberi sono
spogli; i cipressi si stagliano tetri e minacciosi. I vasi di
fiori finti disposti attorno alle tombe sono troppo sgargianti,
e fanno apparire il cielo, per contrasto, ancora
pi grigio e fosco.
Umida e infreddolita, Nina trema nel piumino. Non
vuoi farti seppellire vicino a me? chiede.
Sono fermi di fronte alla tomba di Gertrude Stein e
Alice B. Toklas.
Posandole una mano sulla spalla, Philip dice: E non
dimenticare di spargere le mie ceneri sottovento, altrimenti
ti arriveranno in faccia.
Seduta accanto al letto, Nina chiude gli occhi per un
istante e ripercorre la scena del loro incontro a Parigi.
Vous permettez?
Je vous en prie.
Frasi intime e banali, che ricorda con piacere.
Di cosa parla il suo libro? le chiede poi.
Pi tardi passeggiano assieme in boulevard Saint-Germain
in direzione di boulevard Saint-Michel. Nina nota
che Philip zoppica, ma non dice nulla. A quel punto
hanno gi scoperto che provengono dalla stessa citt
e amano gli stessi negozi e ristoranti, il che di per s
potrebbe essere una buona ragione per rivedersi. A un
certo punto si fermano in una libreria, dove Nina scova
le opere di Nathalie Sarraute. Dallo scaffale prende
Tropismes, il libro che sta leggendo, e glielo porge.
Lo compro, dice Philip. Un modo per prometterle,
forse, che si rivedranno.
Dovrebbe rileggere Tropismes, pensa Nina aprendo gli
occhi.
Dovrebbe fare una lista: Guerra e pace, Anna Karenina,
Middlemarch-, tutto Dickens, Jane Austen, Trollope...
I romanzi di Balzac, Zola, Flaubert.
Pochi giorni dopo hanno una discussione.
L'hai letto? chiede Nina a Philip.
Stanno cenando in un ristorante a buon mercato nel
Quartiere Latino, a pochi isolati dalla galleria in cui lavora
Nina.  tardi, Nina  stanca.
Letto cosa? Philip sta scorrendo la lista dei vini. Va
bene un Ctes du Rhne?
Il libro che hai comprato. Tropismes.
Nina ha gi deciso che non andr a letto con Philip.
Ordina le lumache all'aglio.
Philip aggrotta la fronte e scuote la testa. Ci ho provato,
risponde.
Lui ordina la zuppa.
Non sono riuscito a leggere pi di una pagina.
Davvero? Non sei riuscito a leggerlo? Nina si sente
offesa. Quei meravigliosi monologhi interiori?
Sono sconclusionati, ribatte Philip.
Ils semblaent sourdre departout, clos dans la tideur un
peu moite de l'air, recita lui.
E chi sarebbe questo tuo cugino che  un suo parente
acquisito? lo interrompe Nina, cambiando tattica. Non
so se crederti.
Te lo presenter, dice lui con un sorriso.
Molti anni dopo, a Boston, Nina partecipa a una lettura
di Nathalie Sarraute. Anziana, elegante, imperiosa
- la descrive in questi termini a Philip.
Non mi sorprende, replica lui.
Ah, e che fine ha fatto quel suo cugino? Alla fine
non me l'hai mai presentato, ricordi? O forse te l'eri
inventato.
Presentata, non presentato, dice Philip. Il cugino 
una cousine.
La casa di campagna di Tante Thea, una dimora ottocentesca
in stucco giallo, sorge in fondo a un lungo viale
bordato di castagni; la propriet confina con la foresta di
Chantilly. I pranzi domenicali sono quasi sempre lunghi
e movimentati, con cibo e vino rosso a volont, e per
dessert una torta alla frutta fatta in casa coperta da uno
strato di panna densa. Parenti, amici e vicini di casa si
stipano attorno al tavolo di mogano in sala da pranzo e
parlano tutti assieme, concitatamente, di de Gaulle, del
nouveau frane - che vale cento vecchi franchi, e Tante
Thea fa ancora una gran confusione -, della crisi algerina
e dei bidoni dell'immondizia piazzati sulle piste dell'aeroporto
di Orly per impedire ai paracadutisti ribelli
algerini di atterrare - e per impedire a chiunque altro di
atterrare, fa notare uno dei figli di Tante Thea.
Didier e Arnaud, i figli di Tante Thea, sono venuti
a pranzo. Sono entrambi sposati, in carriera, atletici.
Soprattutto Didier. Lui e Nina flirtano un po' mentre
Anne, la moglie, non sembra curarsi di loro.
Didier si  innamorato di Nina, scherza la donna.
Suo malgrado, Nina  attratta dalla sicurezza di Didier,
dalla sua bellezza un po' tarchiata, e dal modo in
cui porta le camicie blu di sartoria, con le maniche arrotolate
a scoprire gli avambracci.
Dopo pranzo, lamentando il gomito del tennista, Didier
convince Philip a stare in squadra con Anne in un
doppio contro Arnaud e la moglie; al piano di sopra,
Tante Thea sta facendo un pisolino, e Didier chiede
a Nina di fare una passeggiata con lui nella foresta - o
meglio, non glielo chiede.
Andiamo a fare una passeggiata, dice, e soggiunge: Un
po' di moto mi far bene.
La primavera  agli sgoccioli, eppure c' ancora qualche
castagno in fiore, e i petali si mescolano alle foglie
degli alberi formando una volta sopra il verde tappeto del
sottobosco, fitto di bassi cespugli, erba e ciuffi di delicati
fiorellini bianchi dei quali Nina non conosce il nome.
E nemmeno Didier.
La foresta  attraversata da un reticolo di sentieri curati
- si chiamano alles -, alcuni dei quali hanno un
nome riportato su un cartello.
Dev'essere facile perdersi, dice Nina.
Venivo qui a passeggiare fin da bambino, risponde
lui. Conosco questa foresta a menadito. In autunno ci
vengo a caccia.
Caccia alla volpe?
Caccia al cervo.
Parlano delle universit americane. Una delle figlie
di Didier vuole andare al college negli Stati Uniti. Nina
descrive la scuola che ha frequentato.
Poi un tamburellare di zoccoli che si avvicinano al
galoppo.
Fa' attenzione, dice Didier, prendendo Nina per un
braccio e tirandola sul ciglio del sentiero mentre due uomini
a cavallo, curvi alla maniera dei fantini, li superano
a gran velocit.
Il terreno sabbioso  l'ideale per allenare i cavalli, osserva
Didier, sempre tenendola per il braccio.
Nina fa per rispondere che anche a lei piace andare a
cavallo, ma di colpo Didier l'attira a s e la bacia. Quando
cerca di respingerlo, lui rinsalda la presa sul braccio e
glielo torce dietro la schiena, costringendola ad alzare la
testa. La bocca preme con foga sulla sua, al punto che
Nina sente addirittura i denti. Poi, quasi trascinandosela
dietro, Didier si addentra nella foresta e la butta per terra.
Qualcosa colpisce Nina alla tempia.
Didier! strilla. Ti prego, no!
Ho desiderato fare l'amore con te fin dal primo momento
che ti ho vista, dice lui.
Le  gi montato sopra, con un gesto abile ha sollevato
la gonna e le sta abbassando le mutandine.
Sulle prime Nina si ribella; poi, lo sguardo fisso sulle
cime degli alberi sopra di lui, lo lascia fare.
Dopo, mentre tornano sui loro passi lungo Valle, Didier
si ferma a raccogliere un po' di quei delicati fiorellini
bianchi di cui nessuno dei due conosce il nome, e ne
infila un paio tra i capelli di Nina.
Sfiorandola con un bacio sulla guancia dice: Non 
stato niente male, eh?
Nina si scrolla via i fiori dai capelli e non risponde.
Mentre tornano a Parigi con l'auto presa a noleggio,
Philip chiede: Com' andata la passeggiata con Didier?
Bene.
Sono imbottigliati nel traffico, lunghe colonne di
macchine davanti e dietro la loro. Qualche motocicletta
sguscia tra i veicoli con un rombo trionfante; gli automobilisti
suonano invano il clacson. Ha anche cominciato a
piovere, un piovischio leggero.
Com' che ogni volta rientrano tutti alla stessa ora
dal fine settimana? chiede Philip. Dovrei fare un calcolo
delle probabilit. Aziona i tergicristalli; fanno un suono
stridulo contro il vetro.
Forse c' stato un incidente. Questo rumore  insopportabile,
dice Nina.
Lanciandole un'occhiata, Philip domanda: Di cosa
avete parlato?
Io e Didier? Mi ha chiesto informazioni sui college
americani per Ccile, sua figlia. Per il prossimo anno,
quando avr preso la laurea triennale.
Le macchine si rimettono lentamente in marcia.
Non gli hanno insegnato a usare la freccia, a quell'idiota?
Philip fa un gesto adirato al conducente di fronte
a loro.
Abbiamo visto dei cavalli che galoppavano sull'alle,
cavalli da corsa, mi pare, aggiunge Nina.
Quelle alles furono progettate da Andr Le Ntre per
il Principe de Cond, il cugino di Luigi XIV.
Lo so, me l'hai gi detto.
Qualcosa non va? chiede Philip.
Ho mal di testa, risponde Nina sfiorandosi una tempia.
Credo stia per venirmi l'emicrania.
Certe volte, quando Philip torna da un viaggio, Nina
annusa la sua biancheria cercando tracce di un profumo
insolito - patchouli, gelsomino, tuberosa.
Come si chiama?
Come una citt.
Sofia.
Orrende bugie di omissione.
Ha abortito.
Versa nel bicchiere il vino rimasto.
Dovrebbe dirglielo?
Nella stanza buia cerca di distinguere il volto di Philip.
Pu sentirla?
Da qualche parte - non ricorda dove - ha letto che
ognuno di noi  un agglomerato di frammenti delle anime
di altre persone, di tutte le persone che ha conosciuto.
Nina non ci crede.
Nina non  un frammento dell'anima di Didier.
Didier  morto qualche anno fa, aveva un cancro al
colon, e Nina ha scritto ad Anne, la moglie, dicendo di
ricordare il suo entusiasmo e la sua sconfinata passione
per la vita.
La sua passione per lei, pensa Nina.
Fuori, una macchina passa lentamente in strada. Nina
va alla finestra e, scostando le tende, intravede i fanalini
di coda prima che scompaiano nell'oscurit. Chi,
si domanda, se ne va in giro a quest'ora della notte? E
dove sta andando? Ci sono poche case lungo la strada,
e a quell'ora probabilmente gli abitanti stanno tutti
dormendo.
La prima citt in cui ha vissuto  stata Atlanta; poi
Cincinnati; infine la sua famiglia dovette trasferirsi
all'estero. All'inizio a Montevideo, pi tardi a Roma
e dopo ancora a Bruxelles. Il padre di Nina lavorava
per una multinazionale che fabbricava prodotti per la
casa: saponi, detersivi in polvere, detergenti. Con tutti
quegli spostamenti Nina ha imparato a parlare spagnolo,
italiano e francese, ma cambiava scuola cos spesso che
non parla correttamente nemmeno una di quelle lingue.
Faceva anche fatica a trovare nuovi amici; passava il
tempo a leggere, a fantasticare.
Come le  venuto in mente?
I fanali dell'auto svaniti nel buio?
Molto, tempo fa, quando aveva otto anni e viveva in
Uruguay e ancora non sapeva cosa fosse il solipsismo,
aveva concepito l'idea che al mondo esistesse solo lei.
Una guerra, un crimine atroce, o anche soltanto un
piatto caduto a terra e finito in mille pezzi, una porta
sbattuta nella casa accanto, erano eventi riservati esclusivamente
a lei. Tutto il resto era un vuoto, un enorme
buco nero, il nulla.
Ricorda poco dell'Uruguay: il balcone che dalla sala
da pranzo affacciava sulla strada, dal quale una volta
rovesci un bicchiere d'acqua addosso a un ragazzo di
passaggio - infuriato, il ragazzo aveva alzato lo sguardo
gridando: Puta, puta! il grembiulino di scuola che portava
il suo nome ricamato sobriamente sul petto con uno
spesso filo rosso - Nina, nina, la schernivano; la cameriera
che andava a riprenderla a scuola e le insegnava ad
arrotare la erre.
RRRR - Nina curva la lingua e arrota le erre ad alta
voce.
Lo sa fare ancora, e prova un pizzico di soddisfazione.
CaRRRavaggio - ritenta.
Un po' spazientito, Philip sostiene che il dipinto sia
troppo sentimentale. Preferisce di gran lunga, dice,
l'intenso realismo della Conversione di san Paolo e della
Crocifissione di san Pietro, i due dipinti di Caravaggio in
Santa Maria del Popolo.
Non so come spiegarlo, dice Nina mentre escono dalla
galleria, ma in quell'angelo c' qualcosa di molto sensuale.
Di erotico quasi, dice.  cos solido - in quella
posizione, seminudo, appoggiato su una gamba con il
fianco sporgente. Ma le ali nere sembrano troppo piccole,
troppo delicate, quasi fossero state aggiunte in un
secondo tempo... Lascia la frase in sospeso.
Nel tragitto verso il ristorante - o forse il furto avviene
nel Palazzo Doria Pamphilj - Philip viene derubato, gli
sparisce il portafoglio. Solo quando hanno pranzato e
arriva il momento di pagare si accorge di non averlo pi.
A quel punto  costretto a passare gran parte del pomeriggio
alla stazione di polizia; deve bloccare le carte di
credito - qualcuno ha gi addebitato spese per migliaia
di euro - e si perde parecchie conferenze importanti.
Dovevo stare pi attento, dice a Nina, picchiettando
la tasca della giacca.
Diane, la collega di Nina alla galleria d'arte, la accompagna.
Il fidanzato di Diane, uno studente di medicina,
le ha dato un numero di telefono. Quando Nina lo compone
risponde un uomo. Dopo averle chiesto di quante
settimane  incinta, le detta un indirizzo e le dice di
presentarsi due giorni dopo, mercoled - mercredi - alle
due in punto. Le dice anche di comprare cotone idrofilo
e disinfettante - c' una farmacia all'angolo della
strada - e di portare duemila nuovi franchi in contanti.
Non le dice nemmeno come si chiama.
Avrebbe potuto ucciderla.
Per fortuna, a parte la nebbia, il tempo  quasi sempre
bello. Solo una volta finiscono in mezzo a una burrasca
- la coda di un uragano arrivato dalla Florida - con le
onde che si schiantano sul ponte, il vento che sferza le
vele, la barca che sbanda al punto da imbarcare acqua.
Povera Ipazia, dice Philip. C' mancato poco che venisse
scuoiata viva una seconda volta.
Nel buio, Nina rabbrividisce e beve un altro sorso di
vino.
Un colpo di boma spacca il naso e un incisivo a Philip;
sotto coperta, Nina viene sbalzata contro lo spigolo della
stufa e si rompe una costola.
L'ospedale nella cittadina sulla costa del Maine  piccolo,
il personale efficiente e cordiale. Non possono fare
niente per la costola rotta di Nina, oltre a sconsigliarle
di tossire o ridere. E prescriverle un antidolorifico. Per
aggiustare il naso a Philip gli infilano un perno metallico
nella narice; Nina lo sente gridare.  sdraiato accanto
a lei al pronto soccorso. Quanto all'incisivo, una volta a
casa il dentista gli applicher una costosa capsula.
Nina si sporge sul letto e tocca il viso di Philip; con il
dito segue il contorno del naso. Non si direbbe mai che
se l' rotto.
Prova e riprova a fare un ritratto a olio di Philip;
ogni volta, insoddisfatta del risultato, lo scarta. Con
gli schizzi estemporanei a carboncino va meglio. Il problema
 la bocca di Philip - non le riesce mai bene -
con quell'innaturale arricciatura delle labbra. L'ultima
volta che lo dipinge ha in mente di fare un nudo.
Togliti la camicia e i pantaloni, gli dice, e anche le
scarpe e le calze.
E i boxer, aggiunge.
In piedi con le mani sui fianchi, Philip si rifiuta di
toglierli.
Non essere sciocco, dice Nina.
Non mi sento a mio agio a starmene qui nudo come un
verme, lamenta lui. E poi fa freddo.
 un nudo d'arte, replica Nina. E pensa a me come a
una professionista, non come a tua moglie.
Come posso non pensare a te come a mia moglie?
chiede Philip.
Non lo so. L'immaginazione dovrebbe essere il tuo
forte, o sbaglio?
Ma lui si ostina a tenere i boxer.
Di recente, a una mostra, Nina ha visto un quadro
di Lucian Freud in cui l'artista ha ritratto la madre da
morta. Il ritratto bello, sereno, di una vecchia donna raggrinzita,
gli occhi chiusi, le mani cinte sul petto, sdraiata
supina su uno stretto letto di ferro.
Non riesce a immaginare di dipingere Philip adesso.
Philip indossa un paio di boxer blu mentre posa per
lei, ma Nina li tinge di un rosso intenso - rosso carminio
- ed  la cosa pi vicina a un nudo che riesce a
strappargli.
Di nuovo Lorna.
Nina li incontra per caso in un ristorante biologico
molto frequentato. Seduti in un spar, uno di fronte
all'altra, stanno pranzando - non si toccano. Quello che
la turba  la loro vivacit. Quando la notano smettono
di colpo di parlare.
Philip le fa un cenno con la mano.
Cosa mangiate? Nina non sa cosa dire.
Fagioli stufati. Vuoi assaggiare? Philip gliene porge un
cucchiaio pieno.
No, grazie, risponde Nina con una smorfia.
Philip ha un buon metabolismo; non ingrassa mai.
Mangia quello che vuole, e mangia tutto.
Le torna in mente il pollo che si sta freddando al piano
di sotto - la salsa e il grasso rappresi nel piatto da portata.
Nina preferisce la carne bianca, il petto; Philip
preferisce coscia e sottocoscia.
Sono una coppia ben assortita.
Louise, pensa.
Ignara di tutto, Louise sta dormendo, appagata dopo
il sesso, tra le braccia di un bel ragazzo. Domattina tutto
sar diverso. Louise si scorder del bel ragazzo mentre
prepara la valigia in fretta e furia, corre all'aeroporto, e
torna a casa.
Louise, l'amore di Philip. Una donna forte, assennata.
A due anni, Louise aveva preso la meningite spinale.
Nina non aveva riconosciuto subito i sintomi - febbre e
vomito. Al tempo aveva creduto che Louise avesse una gastroenterite,
o mangiato qualcosa che le aveva fatto male.
Poi Louise aveva avuto una crisi epilettica. Ed era
entrata in coma.
Quella volta Nina aveva pregato. Nella cappella dell'ospedale,
in ginocchio, senza sosta. Aveva acceso candele
per Louise. Aveva fatto a Dio ogni sorta di promessa che
non avrebbe potuto mantenere.
Dio in cielo, dice Nina tra s.
Dio in cielo, ripete, anche se non sa il perch.
Pascoli erbosi pieni di gaie pecore bianche,  cos che
se lo immagina. Con indosso abiti color pastello, Iris e
Lorna stanno aspettando Philip.
Come in un brutto romanzo.
Eppure  proprio l'agire in modo meccanico - andare
in chiesa, genuflettersi, pregare - quello che, spiega Philip,
Pascal raccomanda alle persone come lei, che ancora
mettono in dubbio l'esistenza di Dio.
Nina cerca di ricordare le parole del salmo: Il Signore
e il mio pastore: non manco di nulla; su pascoli erbosi mi
fa riposare - chiude gli occhi per concentrarsi, ma ha
dimenticato cosa viene dopo.
Una canzone diversa comincia a ronzarle in testa:
Won't you lay your head upon your savior's breast
I love you but Jesus loves you th best
And we bid you good night, good night, good night...
Non erano andati a un concerto dei Grateful Dead,
una volta?
Una sera d'estate calda e umida, nell'aria un odore di
marijuana che si taglia con il coltello. L'anfiteatro Hearst
Greek  gremito di gente che strilla e agita le mani.
Nina fatica a sentire la musica, per non parlare dei testi
- ma in fondo li conosce quasi tutti a memoria. Tiene gli
occhi fissi su uno dei musicisti, il tastierista. Ha i capelli
lunghi con la scriminatura centrale; sembra strafatto.
Si immagina a letto con lui.
And toe bid you good night, good night, good night, cantano
lei e Philip in macchina, nel viaggio di ritorno.
Di l a poco arriveranno a un passo dalla separazione.
La sua unica amica a Berkeley  la madre di una compagna
di classe di Louise. Snella e scura di capelli, Patsy
 divorziata. Abita in un condominio a pochi isolati dalla
casa di Nina e Philip; sta con un uomo pi giovane,
Todd. Todd lavora sul monte Mammoth, al soccorso
piste; nel suo giorno libero va a stare da Patsy. Arriva
sempre con una scorta di marijuana e altre sostanze illegali
dentro un logoro zaino nero.
Dove la trova tutta quella roba? non riesce a trattenersi
dal chiedere Nina.
Gliela passano gli sciatori, quando capita che si rompano
una gamba, risponde Patsy. Non vogliono andare
in ospedale con la roba in tasca - le infermiere la sequestrerebbero,
o peggio, li denuncerebbero alla polizia.
La droga preferita di Nina  il nitrito di amile; circola
sotto forma di piccole capsule blu che Nina spezza a
met e sniffa. L'effetto eccitante  immediato. I vasi
sanguigni si dilatano, il cuore accelera.
Il popper fa bene al sesso, spiega Patsy a Nina. Rilassa
gli sfinteri.
Che cosa...? comincia a chiedere Nina.
Mentre le figlie sono a scuola, fumano anche marijuana.
L'erba le fa venire voglia di ridere.
Stesa sul pavimento del soggiorno di Patsy, sul tappeto
giallo sintetico che emana uno sgradevole tanfo chimico,
le veneziane abbassate, la stanza immersa in un
buio pesto, ascolta un nastro con gli ululati dei lupi. Gli
ululati - una lunga sequenza - sono descritti dalla voce
narrante con una di quelle asciutte parlate britanniche.
Un ululato di allarme, dice l'uomo.
 la cosa pi spassosa - ah ah - che abbia mai sentito
in vita sua.
Un coro di ululati.
Ah ah ah ride Nina.
Uuh uuh uuh - ulula come i lupi.
Accanto a lei, sul pavimento, Patsy e Todd stanno
pomiciando. Anche questo la fa ridere.
Non ne fa parola con Philip.
Non ne fa parola con la dottoressa Mayer.
Troppo tardi, a pensarci adesso, il nitrito di amile
viene usato per curare le cardiopatie.
Ancora una volta prova a ricordare cos'ha detto Philip
con precisione, quando  rincasato.
Sono un po' stanco, vado a sdraiarmi due minuti prima
di cena, o forse dice tutt'altra cosa?
Nina sta centrifugando la lattuga in cucina. Ascolta
distratta.
Che giornataccia. Un sacco di riunioni! Dovresti sentire
come ciarlano alcuni di quei fisici.
Prima di salire le d un bacio sulla guancia.
Nina si sfiora la guancia. Questa guancia.
Philip! La cena! lo chiama.
Philip, tesoro! La cena!
Caro, tesoro, gioia, amore - vezzeggiativi che Nina usa
di rado.
Lo stesso vale per Philip.
Ma chrie, dice lui.
Ma chrie  l'appellativo con cui Philip si rivolge a
Nina nelle lettere che spedisce dagli Stati Uniti, dov'
tornato per l'estate. Le scrive due o tre volte la settimana
- le telefonate sono costose, e in ogni caso lei non ha il
telefono. A volte Nina non riesce a decifrare le lettere,
scritte in inchiostro nero su fogli di carta sottilissima,
anche sul retro, la grafia piccola e illeggibile; le buste
azzurre della posta aerea sono indirizzate a Mlle Nina
Hoffman, 8 me Sophie-Germain, Paris 14eme, France.
Philip sembra soddisfatto quando Nina gli dice dove
abita.  un segno, commenta.
Un segno di cosa? chiede Nina.
Non sai a chi  dedicata la strada?
Nina aggrotta la fronte. No. Non lo sa.
Sophie Germain era una celebre matematica che nel
Settecento cerc di dimostrare l'ultimo teorema di Fermat
sostenendo che n  uguale a un particolare numero
primo, e poich i numeri primi non hanno divisori...
Nina abita in una chambre de bonne al sesto piano, su
per una scala stretta, buia e soffocante; deve dividere
toilette e vasca da bagno con le altre inquiline del piano.
Un segno del fatto che non navigo nell'oro, lo
interrompe.
Una delle pi importanti corrispondenze nella storia
della matematica dice Philip ai suoi studenti, fu
quella tra Blaise Pascal e Pierre de Fermat. Ebbe inizio
il 24 agosto 1654, e puntava a trovare una soluzione al
problema del gioco incompiuto.
Immaginate di prendere due giocatori e scommettere
somme uguali su chi vincer pi mani dopo cinque lanci
di monetine. La partita comincia, ma a un certo punto
i giocatori sono costretti a interromperla prima che uno
dei due abbia vinto, e si fermano sul 2 a 1. La domanda
che si pongono Pascal e Fermat : in che modo si divideranno
la posta?
Patsy non ha mai abbastanza soldi, cos Nina gliene
presta un po'. E per qualche tempo, dopo che lei e Philip
hanno lasciato Berkeley, Nina mantiene i contatti. Poi
Patsy si trasferisce a Santa Fe, e dopo ancora a Phoenix;
l'ultima lettera di Nina  rispedita al mittente con la
scritta Indirizzo sconosciuto stampata sulla busta.
Pascal e Fermat hanno risolto il problema analizzando
tutti i possibili risultati della partita nel caso in
cui i due giocatori fossero arrivati alla fine e avessero
effettuato cinque lanci. E siccome un giocatore - che
chiameremo Louise come la mia bambina di sei anni - 
avanti di 2 a 1, dopo tre lanci - lanci dai quali saranno
uscite due teste e una croce - dai restanti due possono
uscire...
TT-TC-CT-CC - scrive Philip alla lavagna.
E siccome i quattro risultati sono tutti ugualmente
probabili, possiamo procedere in questo modo: nel primo
caso, T T, Louise vince; nel secondo e nel terzo, T C e
C T, Louise vince di nuovo; nel quarto, C C, vince l'avversario.
Questo significa che in tre dei quattro possibili
risultati degli ultimi due lanci  Louise a vincere, e in
uno solo dei possibili lanci a vincere  l'altro giocatore.
Dunque Louise ha un vantaggio di 3 a 1, e la posta dovrebbe
essere suddivisa in modo che tre quarti vadano a
lei e un quarto all'altro giocatore. Mi seguite?
Silenzio.
Il punto del discorso riprende Philip dopo una pausa,
 che il carteggio tra Pascal e Fermat ci ha innanzitutto
insegnato a predire il futuro calcolando la probabilit
numerica che un evento si verifichi, ma soprattutto a
gestire il rischio.
Nella sua chambre de bonne, addossato al muro, c' un
letto striminzito coperto da un tessuto indiano, che una
volta chiuso diventa un divano; di fronte al letto un cassettone
di legno sfregiato; sopra, un fornelletto elettrico,
qualche piatto, due tazze di porcellana e una radio. Una
poltrona di legno  sistemata accanto alla finestra, e sul
pavimento sono accatastate pile di libri; la mensola sopra
l'acquaio ospita i suoi articoli da toeletta, il sapone, un
pacco di carta igienica marrone, qualche bottiglia d'acqua,
una di Johnnie Walker Red Label, un barattolo
mezzo vuoto di Nescaf e uno specchietto. Alcuni poster
della galleria d'arte in cui lavora - le locandine delle mostre
in programma - sono fissati al muro con le puntine.
Dai ganci inchiodati alla porta penzolano alcune grucce
con gonne, abiti, la giacca di pelle; c' anche un cappello
da uomo.
Philip prende in mano il cappello e chiede: Questo di
chi ?
Guardando dalla finestra vede i tetti a mansarda, e se
allunga il collo riesce addirittura a scorgere l'interno di
un giardino privato che, non fosse per un cagnetto bianco
che di tanto in tanto corre ossessivamente in tondo, 
sempre deserto. Nel palazzo dirimpetto c' la finestra di
una sala da pranzo dove ogni sera una famiglia - madre,
padre e tre figli - si riunisce per cena. Li guarda parlare,
ridere, passarsi i piatti e riempirsi i bicchieri.
Al mattino, spesso tardi, prende la metropolitana per
andare al lavoro, e a fine giornata, se non piove e non fa
freddo, torna a casa a piedi. Quella primavera ha deciso
di portare un cappello da uomo - le d un'aria eccentrica,
o cos crede.
Eccetto quelle di molti anni prima, Nina ha ricevuto
poche lettere da Philip. Ogni tanto una cartolina da
qualche posto remoto dove sta seguendo un congresso,
che non sempre conserva. Una di quelle cartoline - una
cartolina con l'immagine di un rottame di barca a vela -
arriva quando Philip  tornato a casa gi da tempo.
Ieri sera ho cenato sul Peak a casa di un ricco avvocato
cinese che  nel consiglio d'amministrazione dell'universit
di qui, e c'era anche sua moglie, un eurasiatica. Hanno una
fantastica collezione di giada; e anche di porcellane Ming.
Alcune le abbiamo usate per mangiare. Per cena c'era ogni
sorta di piatti esotici, compresi i testicoli di gallo! Il tempo
 magnifico. Suggerisco di trasferirci a Hong Kong a partire
da ora. Un saluto affettuoso a te e a Lulu, Philip.
Sofia, di nuovo.
Una donna snella, scura di capelli, con un qipao di seta
attillato, che mangia testicoli di gallo con due scivolose
bacchette d'avorio.
Che sapore hanno?
I testicoli di gallo? Non saprei. Di elastico.
Lei parla inglese? gli chiede poi.
S, certo. Ha studiato a Oxford e parla molte lingue
- inglese, francese, spagnolo, se ben ricordo. Oltre, ovviamente,
al cantonese e al mandarino.
E le porcellane Ming, come sono? lo incalza Nina.
Sono bianche e blu. Philip aggrotta appena la fronte,
poi dice: E questo mi fa tornare in mente una cosa che
ha raccontato Sofia: durante una cena a casa sua, un
invitato solleva la scodella Ming per cercare il marchio
sul fondo e la fa cadere. La scodella si rompe, e una
tradizione cinese vuole che la padrona di casa - per
non mettere in imbarazzo l'invitato e per non mostrarsi
troppo attaccata ai propri beni - rompa anche la propria
scodella.
E lei l'ha fatto?
Philip si stringe nelle spalle. Immagino di s.
Chiss quel povero invitato. Ci sar rimasto malissimo.
E tu cosa faresti in una situazione del genere? chiede
Nina.
Andrei in un negozio di antiquariato e tenterei di rimpiazzare
le scodelle rotte.
Un po' come porgere l'altra guancia.
E lei, lo avrebbe fatto? No, probabilmente no. Si arrabbia
troppo facilmente, si offende per un nonnulla.
Come tutti i rossi di capelli - i genitori non perdevano
mai occasione di ricordarglielo.
Il risultato di una mutazione genetica, dato che nessuno
dei due aveva i capelli rossi.
I rossi di capelli sono pari al cinque percento della
popolazione mondiale, le dice Philip mentre sono sdraiati
fianco a fianco sul letto striminzito nella chambre
de bonne in rue Sophie-Germain. La Scozia, aggiunge,
rigirando tra le dita una ciocca dei capelli di Nina, ha
la pi alta percentuale di rossi. In Corsica sono convinti
che i rossi portino sfortuna, mentre in Polonia credono che
portino bene.
Dovrei trasferirmi in Polonia.
I rossi sono pi soggetti alle punture d'ape, prosegue
Philip. E gli antichi Egizi bruciavano tutte le donne
rosse di capelli.
Non andr in Egitto, allora, dice Nina.
Ad ogni modo, i capelli di Nina sono diventati grigi.
Mia moglie ha i capelli rossi - o ramati, come preferisce
definirli lei. Philip comincia cos un'altra lezione.
Come potete vedere, io ho i capelli neri, anche
se stanno cominciando a ingrigire - gli studenti ridono.
Nostra figlia Louise, che ha dodici anni - qui Philip
si ferma un istante - no, ormai sono tredici, ha anche
lei i capelli neri, il che mi porta all'argomento di oggi:
il ruolo della probabilit nell'ereditariet. Saprete tutti
che Gregor Mendel, l'abate dell'Ottocento originario
della Moravia, cominci i suoi esperimenti con due piselli:
un pisello giallo e un pisello verde, e incrociando
i due esemplari ottenne solo piselli gialli, poi incroci
la seconda generazione di piselli e ottenne tre quarti di
piselli gialli e un quarto di piselli verdi. L'esperimento
non era nuovo, ma prima di allora nessuno aveva saputo
spiegarlo, mentre Mendel ci riusc. Mendel rilev che i
semi della prima generazione filiale dei due piselli originari
- il giallo e il verde - contengono le seguenti combinazioni:
giallo-giallo, giallo-verde, verde-giallo, verde-
verde; e che il seme contenente un gene giallo produrr
quasi sicuramente un pisello giallo perch il giallo  il
colore dominante...
Prima di infilarsi a letto, Nina alza il volume della
radio, sintonizzata su una stazione di musica popolare,
per coprire i rumori di lei e Philip che fanno sesso.
Mentre si toglie scarpe e calze, poi camicia e calzoni,
Philip canta con Johnny Hallyday, che sta cantando Let's
Twist Again.
La fa ridere.
Imitando Johnny Hallyday, che pronuncia year come
fosse yar, Philip raggiunge Nina a letto.
Nella stanza accanto la ragazza alla pari, una svizzera,
picchia contro il muro.
 solo invidiosa, dice Philip, imperturbato, mentre
sale sopra di lei e comincia lentamente a muoversi,
facendo sbattere il letto striminzito contro irmuro.
Nina ricomincia a ridere.
Smettila, dice Philip stringendola ancora di pi e muovendosi
pi in fretta dentro di lei, mentre il letto oscilla
e ondeggia e sbatte pi forte contro il muro.
Altrimenti vengo.
Yar, dice.
Di nuovo la ragazza alla pari svizzera picchia contro
il muro.
Di nuovo l'imposta.
Chi aveva detto che i suoni si amplificano di notte?
Philip?
No, Andrew.
Un cane ha cominciato ad abbaiare. Il vecchio labrador
beige del vicino, immagina.
Non riesce a ricordare come si chiama.
Povero Natty Bumppo, morto avvelenato.
Non riesce ad alzarsi, non riesce ad arrivare al lavandino,
vomita nel cestino della carta straccia accanto al
letto. La volta dopo vomita nel letto. Per tutto il giorno
e tutta la notte  scossa da conati dolorosi, violenti, finch
dentro di lei non rimane altro che bile e le sembra di
rigettare le interiora.  convinta che morir.
Alla fine si addormenta; poi sente bussare alla porta.
Mio Dio, dice Philip. Che ti  successo?
Che ore sono? Fuori sta diventando buio, dev'essere
gi passato un giorno.
Ho chiamato la galleria e mi hanno detto che non ti
sei presentata n ieri n oggi.
Stavo male, dice lei. Un'emicrania.
Si sente debole, ma sta meglio. L'aria  viziata e puzza
di vomito. Lentamente, con cautela, Nina butta gi le
gambe dal letto - gambe che sembrano troppo magre per
reggere il suo peso - e va ad aprire la finestra.
Adesso mi faccio un bagno, poi pulisco questo schifo,
dice.
Ti do una mano, replica Philip.
Philip riempie la vasca per lei e la regge in piedi mentre
entra nell'acqua calda.
Sdraiati, appoggia la testa sul mio braccio, le dice.
Ti bagnerai.
Philip arrotola le maniche della camicia e si inginocchia
accanto alla vasca, lavando via il vomito che si 
rappreso tra i capelli di Nina.
Chiudi gli occhi, rilassati, le dice.
Hai mai pensato di fare l'infermiere? chiede Nina.
Hai visto un'aura? domanda Philip. Come gli epilettici,
si dice che vedano un'aura.
Nina, gli occhi chiusi, ascolta distrattamente.
Qualche luce, forse, risponde.
Un tempo gli epilettici erano considerati sacri. Qualcuno
lo crede ancora. I Hmong del Laos, ad esempio,
continua Philip.
Sdraiata nella vasca piena d'acqua calda nell'angusto
bagno al sesto piano del palazzo in rue Sophie-Germain,
la testa appoggiata al braccio di Philip, Nina  a un passo
dal dirgli quello che  successo nella foresta di Chantilly,
ma non lo fa.
Invece dice: Come lo sai?
Conoscevo una ragazza epilettica.
Nina apre gli occhi di scatto e domanda: Chi?
Si chiamava Michelle, era nel mio stesso corso d'inglese,
risponde Philip. Stava recitando la scena di sonnambulismo
in cui Lady Macbeth cerca di lavarsi via il
sangue dalle mani quando, tutt'a un tratto, le si rovesciarono
gli occhi e cadde a terra, il corpo scosso dalle
convulsioni, e per un attimo tutti credemmo che facesse
parte della recita, che fosse Michelle nel ruolo di Lady
Macbeth, ma ovviamente non era cos.
Quando frequentavo il liceo a Bruxelles ho recitato
anch'io la parte di Lady Macbeth, dice Nina alzandosi.
Voici l'odeur du sang encore, tous les parfums de 1'Arabie
ne sera pas adoucir cette petite main recita, porgendo la
mano a Philip perch la aiuti a uscire dalla vasca. Curioso
che ricordi ancora quei versi.
La tua mano ha un buon odore,  solo bagnata, dice
Philip, chinandosi a baciarla.
Per molto tempo Nina resta convinta che le emicranie
siano una punizione per le sue bugie.
Il cane del vicino sta ancora abbaiando - il suono 
pi vicino. Devono averlo chiuso fuori, per evitare che
svegli il bambino.
Pensa al cane di Pantelleria - riverso in un fosso, immagina,
investito da una macchina.
Emicrania  il titolo che d alla serie di grandi tele
rosse, quasi monocrome, in cui combina stratificazione,
pittura a macchia e dripping. I dipinti occupano gran
parte delle pareti del suo studio e sono diversi da qualsiasi
altra cosa abbia mai fatto.
Un esperimento, dice a Philip quando glieli mostra.
Interessanti ma inquietanti, replica lui.
Nina conclude che non gli piacciono.
Non ha emicranie quando  incinta di Louise.
Anche questo lo intende come un segno.
Eppure dopo la nascita di Louise le emicranie tornano,
pi forti.
Adesso ricorre ai farmaci.
Allertata, questo pomeriggio, dal familiare sfarfallio
di luci e dalle lievi pulsazioni nella testa, Nina esce dallo
studio e si fa un'iniezione, quindi si sdraia sul divano
del soggiorno. Il divano  logoro, il motivo, un antiquato
chintz,  sbiadito. Vorrebbe rifoderarlo, ma non
l'ha ancora fatto. Una parte di lei non ama i cambiamenti,
e Philip non sembra accorgersi o curarsi di quanto
siano malconci alcuni mobili - mobili che posseggono
da quando sono sposati. Anche le tende del soggiorno,
riflette un attimo prima di addormentarsi, andrebbero
sostituite. Il sole ha rovinato le fodere.
Al suo risveglio il mal di testa  passato e, sollevata,
Nina resta ancora un po' sul divano ad assaporare la
sensazione di benessere. Sul tavolino accanto a lei c'
una pila di riviste scientifiche; ne prende una e la sfoglia.
Leggiucchia un articolo che illustra in quale modo
gli esperimenti mirati a unire chirurgicamente topi giovani
e vecchi siano applicabili alla ricerca sulla biologia
rigenerativa, poi, voltando pagina, le cade l'occhio
su alcune fotografie che immortalano l'arte delle risaie
giapponesi. Ogni anno, legge, i coltivatori del piccolo
villaggio di Inakadate, nel Distretto di Minamitsugaru
della Prefettura di Aomori, situato all'estremit settentrionale
dell'isola di Honshu, piantano riso kodaimai a
foglie viola e gialle alternato a riso tsugaru roman a foglie
verdi per creare enormi immagini ispirate a opere di famosi
artisti giapponesi. Le immagini, stando all'articolo,
vengono dapprima disegnate al computer e poi trasposte
sulle risaie con bastoncini rossi.
L'hai visto questo? si ripropone di chiedere a Philip
quando torner a casa.
Potresti provare a farlo con la lattuga: rossa, romana,
gentile...
Invece Philip sale a sdraiarsi.
Philip  orgoglioso del suo orto. Nei caldi fine settimana
di primavera esce presto per dissodare e zappare
il terreno, piantare i semi, estirpare le erbacce. In estate
hanno cos tanti ortaggi che non riescono a consumarli
tutti.
La fotografia che vuole mostrare a Philip ritrae un
guerriero dell'epoca Sengoku in sella al suo cavallo. Il
cavallo  fatto con riso kodaimai a foglia gialla, ed  raffigurato
con la criniera e la coda svolazzanti, le narici di
riso kodaimai a foglia viola dilatate.
Adesso chi si occuper dell'orto?
Si costringe a pensare ad altro.
Ai giardini francesi.
Pare Montsouris, con pi di cento diverse specie di
alberi e arbusti provenienti da tutto il mondo - a parte
i faggi piangenti non le sovvengono altri nomi -,  il
preferito di Philip.
Il suo preferito  il Jardin du Luxembourg.
Nina chiude gli occhi e torna indietro nel tempo.
In primavera, prima che faccia buio, quando i cancelli
del parco sono ancora aperti, si incammina lungo rue
Jacques-Callot, dove lavora, e subito svolta a sinistra
nell'affollata rue de Seine; poi attraversa a grandi falcate
boulevard Saint-Germain e prosegue fino a un negozietto
all'angolo con rue Saint-Sulpice che vende gioielli
antichi, dove si trattiene un momento ad ammirare
bracciali e anelli Art Dco, soffermandosi su una spilla
a forma di libellula con ali di smeraldo e rubino - sognando
di poterla avere - finch un giorno la spilla sparisce
dalla vetrina e Nina  addolorata - addolorata per
averla persa, come se la spilla fosse stata sua. Una volta
scorge una ragazza bionda e snella - non pi vecchia di
lei - seduta dietro la vetrina del negozio, la testa china a
infilare perle. La ragazza le ricorda qualcuno - solo, non
riesce a capire chi - e i movimenti abili delle sue mani
la attraggono, cos Nina si ferma, ancora una volta, e la
ragazza, che evidentemente ha avvertito la sua presenza,
alza gli occhi e le sorride attraverso il vetro. Ancora pochi
passi e rue de Seine cede il posto a rue de Tournon,
una strada ampia ed elegante fiancheggiata da vecchie
case e negozi di lusso. Al primo incrocio un caff. Poi,
sempre dritto, c' l'imponente sede del Senato e, subito
di fianco, l'ingresso del Jardin du Luxembourg. In questo
periodo dell'anno i peri sono in fiore, e sgargianti
tulipani rossi e gialli orlano i sentieri. Giunta al bacino
delle barche, Nina prende due sedie di metallo verde
- una su cui sedersi, l'altra per appoggiare i piedi - e
osserva i bambini, che sono ancora l a spingere le loro
barchette sull'acqua salmastra con lunghi bastoni di
legno, in sottofondo i rimproveri delle madri. Ogni
volta c' un uomo che, tirandosi dietro una sedia, va
a piazzarsi accanto a lei.
Vous avez l'heure, Mademoiselle?
Nina fa finta di non capire.
Voulez-vous prendre un caf?
Capita spesso che l'uomo la segua per un tratto del
giardino, e ogni volta Nina finge di non accorgersene.
Le viene in mente, senza volerlo, una barzelletta stupida:
una ragazza americana, messa in guardia dalle insidie
degli uomini francesi, impara una parola francese
da usare per scoraggiare le loro avances. La parola 
cochon! - maiale! E quando un uomo in metropolitana
le tocca il sedere, come da copione, la ragazza si volta e
gli grida: Couchons!
Nina controlla sempre, eppure non rivede mai pi la
bella ragazza bionda seduta dietro la vetrina del negozio
a infilare perle.
A ben pensarci, la bella ragazza bionda seduta a infilare
perle le ricorda Iris.
Sotto i rami dei faggi piangenti di Pare Montsouris,
Nina e Philip sono seduti sulla coperta imbandita per il
picnic, in un angolo appartato. Non appena finiscono di
mangiare si sdraiano, e Philip comincia a baciarla. Baci
al sapore del vino rosso che ha bevuto. Baci lunghi, interminabili
- la sua lingua preme e s'insinua nella bocca
di Nina fino a lasciarla senza fiato.
Piano, devo respirare, dice lei respingendolo.
Philip si allunga verso la bottiglia e beve altro vino.
Annuendo distrattamente tra s, Nina prende un altro
sorso di vino. Poi solleva il bicchiere e si accorge che 
quasi vuoto.
Sospira.
Ben nascosti tra i rami cascanti del faggio, nessuno
li vedr, nessuno si accorger della sua gonna alzata,
dei pantaloni slacciati di Philip. Sentono una coppia
litigare su una panchina poco distante, un bambino
sfrecciare in bicicletta, qualcuno spingere un passeggino.
Philip preme la testa contro la sua, affondando le
labbra nell'incavo del collo e tra i capelli per soffocare
i suoni che gli sfuggono. Nina, gli occhi fissi sopra di
lui, ascolta il cinguettio allarmato di un uccello.
Ricorda il gatto.
Senza far rumore, uno scheletrico gatto bianco con
un occhio solo - l'altro  coperto da uno strato grinzoso
di pelle rosa - sbuca dai rami del faggio durante il picnic.
Nina gli getta qualche boccone del suo sandwich al
prosciutto.
Cos non se ne andr pi, dice Philip. Lascialo perdere.
Poveretto, sembra affamato, replica Nina. Peccato
che non abbiamo neanche un po' di latte.
Sembra malato, ribatte Philip. Fossi in te non lo
toccherei.
Invece Nina si alza e si avvicina al gatto, tendendo le mani.
Qui, micio, qui, micio, micio.
Il gatto si volta e scappa.
Pi tardi, mentre Nina scrolla la coperta e Philip sta
raccogliendo i contenitori del cibo e la bottiglia vuota
del vino, il gatto ricompare.
La coda ritta, l'animale le si accosta e si struscia contro
le sue gambe.
Nina allunga una mano e lo accarezza. Cosa ti  successo
all'occhio? chiede. Dovrei portarti a casa, dice
anche.
Qualcos'altro a proposito di un gatto.
Qualcosa che non vuole proprio entrarle in testa.
Spiegamelo di nuovo, sussurra a Philip.
Questa volta mi sforzer di capire, promesso.
L'esperimento ha lo scopo di illustrare l'inefficacia
della meccanica quantistica quando si tratta di considerare
gli oggetti d'uso quotidiano. Poniamo di mettere un
gatto vivo in una scatola chiusa....
Un gatto vivo? Che crudelt.
No, ti ho detto che  un esperimento concettuale -
poniamo di mettere un gatto immaginario in una scatola
assieme a un'immaginaria piccola quantit di materiale
radioattivo, abbastanza piccola da far s che nel corso di
parecchie ore uno degli atomi di questo materiale possa
o meno decadere, facendo scattare una particella che, a
sua volta, azioni un martello che rompa una fiala di acido
cianidrico riempiendo cos la scatola di gas cianidrico e
uccidendo il gatto...
Ma non capisco come...
Nina, lasciami finire, dice Philip un po' bruscamente.
Schrdinger ha cercato di dimostrare che il destino
del gatto dipende da un evento microscopico che, a sua
volta, dipende dal comportamento imprevedibile delle
particelle. Le particelle non sono governate dalle leggi
che conosciamo, sono governate dalla probabilit. Non
si possono descrivere con precisione, si pu solo dire
che  probabile che siano in questo o in quello stato. A
ciascuno di questi stati  assegnata quella che si definisce
una funzione d'onda probabilistica, e comprendere le
funzioni d'onda probabilistiche  un passo essenziale per
comprendere la meccanica quantistica. Hai capito quello
che ho detto finora?
Be', no. Non capisco cosa intendi con funzione d'onda
probabilistica.
Non sei l'unica. Nessuno l'ha capito per davvero.
Mi prendi in giro?
La funzione d'onda probabilistica non si pu capire
nel senso comune del termine, perch non ha un senso
logico. Ha solo un senso matematico.
Ma torniamo al gatto, prosegue Philip. Finch la scatola
 chiusa non sappiamo se l'atomo sia decaduto oppure
no, il che significa che potrebbe essere allo stesso
tempo in stato decaduto e in stato non decaduto. E poich
il decadimento delle particelle non  prevedibile,
entrambe le realt - quella del gatto morto e quella del
gatto vivo - possono esistere simultaneamente. Solo
aprendo la scatola si avr modo di osservare in quale
stato si trovi realmente il gatto.
Non ci ho capito niente, dice Nina scuotendo la testa.
O forse  come l'enigma dell'albero che cade nella foresta
senza che nessuno lo senta?
Quella  solo una parte. L'albero che cade nella foresta
potrebbe sollevare domande in merito all'universo
sensibile, ma che ci sia o meno qualcuno a sentirlo non
implica che l'albero sia al contempo in piedi o caduto. 
chiara la differenza, vero?
Non le piace il suo tono. Quel modo che ha di enfatizzare
certe parole per avvalorare la sua tesi, e di rivolgersi
a lei come fosse una bambina.
Non risponde.
Non ti preoccupare, continua Philip. Pensa solo al
gatto come a una metafora del paradosso inerente alla
fisica quantistica.
Nella sua mente, il gatto nella scatola chiusa e lo scheletrico
gatto bianco con un occhio solo che ha visto in
un pomeriggio di primavera al Pare Montsouris sono una
cosa sola.
Dev'essere molto tardi.
Avrebbe voglia di mettersi a gridare.
Ma ha paura che, se solo cominciasse, non smetterebbe
pi.
Sarebbero a letto a quell'ora, addormentati.
Philip si addormenta appena tocca il letto. Certe volte
russa un po'.
Nina si sveglia durante la notte. Si sveglia sempre allo
scoccare della mezz'ora: alle tre e mezza, alle quattro e
mezza, alle cinque e mezza.
Spesso si alza, scostando adagio le coperte per non disturbare
Philip, e nel buio scende le scale a tentoni. In
cucina apre il frigorifero e prende qualcosa da bere, poi
attraversa l'anticamera fino al soggiorno, accende la luce
e si sdraia sul divano a leggere.
Legge qualsiasi cosa le capiti per le mani. Libri, riviste,
ricette: il daube de boeuf a la provenale in salsa
d'aglio e acciughe le fa venire l'acquolina in bocca.
Daube, ripete tra s.
Un giorno lo preparer.
Per fargli una sorpresa.
Oltre ai testicoli di gallo, cos'hai mangiato? chiede
Nina.
Zuppa di nidi d'uccello. Deliziosa, risponde Philip
schioccando le labbra.
I nidi sono fatti con la saliva - la saliva degli uccelli.
Nina fa una smorfia.
Pare che contengano alti livelli di calcio, ferro e magnesio,
e che abbiano certe propriet terapeutiche,
spiega Philip senza darle retta, come favorire la digestione,
alleviare l'asma...
Nina immagina Philip intento a raggranellare quel che
resta di un nido commestibile di salangana dal fondo di
una preziosa scodella Ming bianca e blu.
... e stimolare la libido.
Sofia, la donna che ci ha ospitati per cena, ha spiegato che
il marchio sulla base di ciascuna porcellana
cinese, prosegue Philip cambiando discorso, sta a indicare
l'imperatore regnante nel momento in cui  stato
realizzato il pezzo. Dopo cena mi ha fatto fare il giro
della casa e mi ha mostrato alcuni fra i pi costosi...
Com'era la casa? lo interrompe Nina.
Molto moderna, piena di vetrate, elegante - ma lasciami
finire. La scodella che mi  rimasta pi impressa
risaliva al periodo Chenghua, dunque al quindicesimo
secolo, ed era cos sottile da sembrare trasparente, ma
il marchio alla base era piuttosto grezzo perch, cos ha
detto Sofia, all'epoca l'imperatore era molto giovane e
la sua scrittura non si era ancora perfezionata.
Philip ha finito la sua minestra di nido d'uccello, e a
Nina sembra quasi di vederlo prendere la scodella e sollevarla
per osservare il marchio alla base.
Philip fa cadere la scodella, e la scodella si rompe.
Immaginate che una tazza di t caschi per terra e si
rompa in tanti pezzi, a caso dice Philip alla sua classe.
Se riusciste a filmare il momento, potreste far scorrere
la registrazione all'indietro e vedere tutti i pezzi tornare
assieme in un guizzo. Ovviamente questo non si pu fare
nella vita di tutti i giorni - credetemi, ci ho provato,
anche se mia moglie brontola perch tra un po' non ci
rester pi una sola porcellana intatta. Nessuno ride.
La spiegazione continua Philip,  che il disordine o
l'entropia all'interno di un sistema chiuso aumenta sempre col
tempo - in altre parole, qualsiasi cosa, abbandonata
a se stessa, decadr. La tazza di t, che sembra un
oggetto cos delicato, in realt  un corpo estremamente
ordinato. Ci  voluta energia per far s che lo fosse, e
quando la tazza si rompe una parte di quell'energia va
perduta e la tazza cade in uno stato di disordine. L'aumento
del disordine, o dell'entropia, col tempo  un
esempio di quella che viene definita la freccia del tempo.
La freccia del tempo distingue il passato dal futuro e...
Il tempo, dice Nina un mattino mentre versa a Philip
una tazza di caff,  ci che impedisce alle cose di succedere
tutte assieme.
Philip alza gli occhi dal giornale. Dove l'hai sentito?
Non l'ho sentito. L'ho letto.
Dove?
Era scritto su una porta. In un bagno pubblico.
Stai scherzando?
Tuttavia, se l'universo dovesse smettere di espandersi
e cominciasse a contrarsi prosegue Philip, il
disordine o l'entropia diminuirebbe, e a quel punto,
come nella registrazione fatta scorrere all'indietro di
cui parlavo poco fa, vedremmo tutte le tazze rotte ricomporsi.
Riusciremmo anche a ricordare gli eventi del
futuro, ma non ricorderemmo gli eventi del passato.
Per il fine settimana Nina ha noleggiato Il conformista
di Bernardo Bertolucci e Film blu del regista polacco di
cui non riesce a pronunciare il nome, quello che comincia
per K.
Krzysztof Kieslowski - sia il nome, sia il cognome.
Philip, pensa Nina, sceglier Il conformista. Gli piace
Dominique Sanda. L'ha vista ne Il giardino dei Pinzi-Contini -
e cos'ha detto di lei? -  fantastica, molto sexy.
Philip, in genere, preferisce le bionde.
Lei sceglierebbe di rivedere Film blu, quello che pi
le  piaciuto fra i tre che compongono la trilogia: Film
rosso, Film bianco e Film blu.
Nella sua mente vede una grande bandiera francese
sbatacchiare fragorosamente in un'improvvisa raffica di
vento - libert, galit, fraternit.
Film blu rappresenta la libert, e nel cast figura Juliette
Binoche nei panni di una donna che ha perso marito
e figlia in un incidente stradale.
Louise  viva.
Ma se l'aereo che prender domani si schiantasse? Un
guasto durante il decollo, o un wind shear in fase di
atterraggio. Se avesse un incidente nel tragitto verso
l'aeroporto? Distratta, Louise non vede il segnale di stop
all'incrocio, oppure, non per colpa sua' un automobilista
ubriaco al volante scavalca la doppia linea e si schianta
contro la piccola Jetta rossa di Louise. E se...
Deve smetterla di pensare a certe cose.
Nel buio, Nina tenta di vedere il volto di Philip.
Di nuovo le torna in mente l'esperimento di Schrdinger.
Se Philip dovesse restare inosservato, come il gatto
nella scatola chiusa - anche se Nina  consapevole che la
sostanza radioattiva che potrebbe rompere oppure no
la fiala di acido cianidrico  il punto chiave dell'esperimento
- sarebbe morto e vivo allo stesso tempo.
Com' possibile?
Ma il cervello umano - quante volte ha cercato di
spiegarglielo Philip? - non pu funzionare nel mondo
dell'incertezza quantistica. La meccanica quantistica  un
costrutto matematico che ammette due alternative incompatibili,
assegnando a ciascuna la rispettiva probabilit.
Solo accettando un'interpretazione della meccanica
quantistica, prosegue lui - ma Nina ha smesso di ascoltare
e sta pensando ad altro: come dovr mescolare i
colori per ottenere la giusta tonalit di carminio? Quanto
dovr lasciare il daube de boeuf in forno? - possiamo
cominciare a immaginare che un numero infinito di repliche
di noi stessi stia vivendo una vita parallela, e che
in qualsiasi momento altre varianti prenderanno vita per
intraprendere i loro futuri opzionali.
Alieni. Fantascienza.
In un universo alternativo, in un'altra realt, Philip 
pi basso, pi giovane, biondo. Fa l'idraulico, l'agente
immobiliare, il pilota d'aereo. Ha sposato un'altra.
Ed  vivo.
Possibile?
Trattenendo il fiato, Nina si sforza di vedere se qualcosa
si muova sotto il piumino a losanghe.
Se Philip respiri.
Juliette Binoche sta bene in costume da bagno. Nel film
nuota in una piscina pubblica cercando di alleviare la sofferenza.
L'acqua e ogni altra cosa attorno a lei sono blu.
Un pacifico color blu.
Qual  la parola, cerca di ricordare Nina, per descrivere
la fusione di percezioni sensoriali diverse?
Philip lo saprebbe.
Richard Feynman, uno dei professori di Philip, vedeva
le equazioni a colori - i marrone chiaro, u bluette e x marrone
scuro - fluttuare nell'aria. Oltre a frequentare i suoi
seminari al Cai Tech, Philip va spesso a casa di Richard
Feynman per sentirlo suonare il bongo.
Sinestesia - la parola le sovviene all'improvviso.
Iris, lasciando perdere le singole lettere,  senz'altro
blu. Un blu tendente all'azzurro, un azzurro celestiale
come il mantello della Vergine Maria.
L'azzurro dei Caraibi  diverso -  un azzurro verdastro,
acquamarina. Un azzurro brillante.
Lo stesso azzurro degli occhi di Jean-Marc.
Sono stati in vacanza su parecchie isole: Saint-Martin,
Guadalupe, Martinica - isole francesi.
Di nuovo un'isola.
Mentre prendono il sole sulla spiaggia di Marigot, Philip
fissa spudoratamente le donne francesi in topless.
Smettila di fissarle, dice Nina.
Sdraiata sulla pancia accanto a lui, Nina sta leggendo
Farla, ricordo. Anche Nabokov assegnava numeri e lettere
a certi colori particolari - s e c sono sfumature di
blu, f p e t di verde, e e i di giallo, b e m sono tonalit
diverse di rosso. Di quando in quando lancia un'occhiata
a Philip.
Ti  passata la voglia di leggere?
No. Scuotendo la testa, Philip solleva il suo libro in brossura,
Il negozio fantasma. In vacanza legge romanzi gialli.
Nina lo sente voltare una pagina dopo l'altra, ma le
basta un'occhiata per accorgersi che non sta leggendo.
Sta di nuovo fissando. Segue il suo sguardo e si trova
ad ammirare una ragazza snella immersa in mare fino
alle ginocchia. La giovane si piega in avanti e si spruzza
un po' d'acqua addosso, sui piccoli seni bruni, prima di
spingersi pi in l. Indossa la mutandina di un costume
con un motivo a fiori rossi che non basta nemmeno a
coprire il sedere. Un ragazzo robusto e abbronzato le
passa accanto di corsa, tra urla e schizzi, e afferrandola
per un braccio la trascina dove l'acqua  pi profonda.
Quando riemergono stanno ridendo.
Nina distoglie lo sguardo.
Tra un attimo si baceranno.
Nina si volta, sdraiandosi sulla schiena, e incoraggiata
dalle donne francesi si toglie il pezzo sopra del costume.
Il pallore dei seni stride con il resto del corpo abbronzato,
per sono ben sodi.
Nina! esclama Philip quando si gira per chiederle di
passargli la crema solare.
Che c'?
Non puoi stare in topless.
Perch no? Lo fanno tutte.
S, ma... non sta bene che tutti quanti ti guardino il
seno.
Tu guardi il seno di tutte quante, che differenza c'?
Non  questo il punto.
E qual ?
Sai benissimo cosa intendevo.
Philip si alza e se ne va.
Mi sono rotto la gamba cadendo da un albero, le dice.
Stavo giocando con Harold e sono caduto malamente.
Ti ha spinto?
Giocavamo con i bastoni. Ce le stavamo dando.
In cima a un albero?
Facevamo sempre qualche sciocchezza del genere.
Non andavate d'accordo, tu e Harold?
S che andavamo d'accordo.  solo che ci picchiavamo
di continuo, come tutti i fratelli.
Povero Harold. Non vuole neanche immaginarselo,
riverso nell'erba davanti al padiglione nuziale, ubriaco,
con la patta aperta.
Gemelli irlandesi - Philip e Harold erano nati a quattordici
mesi di distanza.
Nina ha visto una fotografia in bianco e nero di
quand'erano ragazzini - Philip a occhio e croce ha dodici
anni, perci Harold dovrebbe averne undici - con indosso
una salopette, abbracciati. Alle loro spalle c' una
casa con un'ampia veranda in cui si scorge un vecchio
dondolo di metallo. Philip  pi alto di Harold di una
testa e tiene per il collare Natty Bumppo, accucciato tra
loro. I fratelli strizzano gli occhi sotto il sole.
In questa foto eravamo alla fattoria dei miei nonni nel
Wisconsin, spiega Philip a Nina. Ci andavamo tutte le
estati.
Pressappoco alla stessa et, nel periodo trascorso a
Montevideo, Nina si inventa una gemella. La gemella 
identica a lei, e si chiama Linda.
Linda, in spagnolo, vuol dire bella - muy linda.
Linda  di compagnia, Nina si confida con lei.  la sua
pi cara amica, e la sola altra persona esistente al mondo.
Sono inseparabili.
Linda, sussurra.
Linda, dice, alzando un po' la voce.
Nessuno risponde.
Butta indietro la testa e beve l'ultimo sorso di vino.
La bottiglia  vuota.
Anni prima incolpava Linda di aver versato il bicchiere
d'acqua dal balcone, bagnando il ragazzo che passava
in strada.
Linda ruba anche una costosa penna nera e dorata in
un negozio, ma Nina viene punita al posto suo.
Accaldata, Nina va alla finestra e la apre, facendo entrare
la brezza fredda che ancora una volta gonfia le
tende. Resta l un momento, avvolta nelle pieghe del
tessuto. Il mondo  cos buio e silenzioso da sembrare
irreale.
Poi - dopo aver chiuso la finestra e tirato le tende - un
po' malferma sui piedi e reggendosi alle colonne del baldacchino,
si sposta sull'altro lato del letto, il suo. Calcia
via le scarpe, si adagia sul materasso e si sdraia accanto
a Philip.
Ancora una volta allunga la mano a sfiorargli la
guancia.
Fredda.
Le mani.
Molto fredde.
Fa un sospiro profondo e chiude gli occhi per un
istante.
Sesso.
Non vuole pensare al sesso.
E invece s.
Sono a letto, nudi.
Dove? - A Parigi? A Pantelleria? A Belle-Ile?
A Pantelleria.
Fa caldo, molto caldo. Sono le quattro del pomeriggio,
stando alla sveglia sul comodino, e Philip allunga la
mano e le tocca la pancia. Si  formata una piccola pozza
di sudore nell'incavo tra i fianchi.
Mio Dio, che caldo, dice lui.
Aprendo lentamente gli occhi -  intorpidita dal sole,
dal vino bevuto a pranzo - Nina si concentra sulla tenda
di perline all'ingresso della stanza, che affaccia direttamente
sulla terrazza. La stanza  piena di ombre in movimento,
schegge di luce filtrano tra le perline disegnando
motivi cangianti sui muri, sul pavimento, sul letto. Fuori
la luce  ancora troppo intensa. C' qualcosa di rosso su
una sedia del terrazzo - il sarong che ha abbandonato
l. Sente il cane cambiare posizione, sempre di guardia
sulla porta. Sente odore di mare, di terra, e di marcio.
Philip si volta verso di lei. Il viso sincero, calmo, inespressivo,
come uno di quei ritratti fiamminghi di qualche
santo medievale. La cinge con un braccio e comincia
a baciarla - le bacia la bocca, i seni, l'ombelico, e ancora
pi gi, la vulva. Non si rasa tutti i giorni, e Nina sente
la ruvidezza del suo volto contro la pelle, ma non ha importanza.
Stringe la testa di Philip fra le gambe mentre
viene. Quando sale sopra di lei, Nina fa per afferrargli
il pene.
No. Lascia fare a me, dice lui.
Philip la penetra, e all'inizio si muove lentamente,
scrutando il viso di Nina come se lo stesse vedendo per
la prima volta, e Nina guarda lui. Non parlano mentre,
madidi di sudore, i loro corpi sbattono uno contro l'altro,
sempre pi forte, finch lui non viene. Dopo, Philip
resta sdraiato sopra di lei, immobile come un morto, la
testa pesante sulla sua spalla, e nemmeno lei si muove.
Quando infine si sposta, Philip dice: Sono felice.
Nina ripercorre ancora una volta la scena nella sua
mente.
E ancora.
Cambia qualche dettaglio.
Lei, carponi sopra di lui, si muove su e gi, con i seni
che ondeggiano vicinissimi al volto di Philip; lei sdraiata
sulla pancia, il volto contro il cuscino, mentre Philip la
penetra da dietro.
Ma ogni volta c' lo stesso calore soffocante; ogni
volta le stesse schegge di luce nella stanza che una tenda
di perline separa dalla terrazza; ogni volta il cane che
cambia nervosamente posizione davanti alla porta; ogni
volta uno scorcio del sarong rosso abbandonato sulla sedia
e quell'odore acre di mare, di terra, e di marcio.
Dopo le dice: Sono felice.
Per una volta Philip non sta pensando ai numeri; non
sta contando.
E ogni volta Nina, concentrandosi, fiuta l'aria.
Sacchetti di plastica blu pieni di spazzatura, gettati
dai finestrini delle auto di ritorno dai picnic, punteggiano
l'unica strada asfaltata di Pantelleria. Molto prima
che qualcuno passi a raccoglierli, i sacchetti si squarciano
sotto il sole, oppure un cane o un animale selvatico lacera
la plastica sottile per sgraffignarne il contenuto. Se
il vento  favorevole, Nina sente l'odore della spazzatura
marcescente fin dentro casa.
In un fosso, la carcassa del cane Roma.
Quando la stanza si mette a girare, Nina apre gli occhi.
Si alza a sedere, sistema il cuscino contro la testiera e
vi appoggia la schiena.
Beve troppo durante il solito pranzo annuale del dipartimento,
al quale sono invitati anche i coniugi dei
docenti.
Un pranzo per celebrare il pi greco, il 14 marzo esattamente
all'1,59 del pomeriggio.
Che tradizione stupida, dice Nina a Philip.
E cade proprio il giorno della nascita di Albert Einstein,
ribatte lui. Una coincidenza simpatica.
Che n'ebbe d'utile Archimede, da ustori vetri, sua somma
scoperta? recita un giovane ricercatore. Questa frase bizzarra
 il risultato di una tecnica di memorizzazione per
ricordare le prime 12 cifre del pi greco matematico contando
le lettere di ogni parola.
Ave o Roma o Madre gagliarda di latine virt che tanto
luminoso splendore prodiga spargesti con la tua saggezza,
gli fa allegramente eco una bella dottoranda, citando
un'altra filastrocca per le prime 19 cifre.
Que j'aime a fare apprendre un nombre utile aux sages!
Immortel Archimede, artiste ingnieur,
Qui de ton jugement peut priser la valeur?
Pour moi, ton probleme eut de pareils avantages
Il preside, un uomo che Philip trova insopportabile,
recita i versi in un francese perfetto.
Nina, scusandosi, si allontana da tavola per andare
in bagno, e in quel momento Philip fa tintinnare il bicchiere
con la forchetta e si prepara ad alzarsi.
Ha accettato di ripetere a memoria le prime cento
cifre del pi greco.
31415926535897...
Nina si sta sciacquando il viso con l'acqua fredda del
lavandino quando entra il giovane ricercatore.
Temo che si sia confusa, dice lui sorridendo. Questo
 il bagno degli uomini.
Solo adesso, guardandosi attorno, Nina nota gli
orinatoi; nota anche la scritta sulla porta di uno degli
scompartimenti.
 vero, risponde arrossendo. Mi dispiace.
...640628620899.
In sala, gli invitati stanno applaudendo. Philip deve
aver finito.
Cento non  niente, sta dicendo Philip mentre Nina
torna a sedersi. Per il momento il detentore del record
 il giapponese Hideaki Tomoyori. Ha memorizzato le
prime quarantamila cifre del pi greco.
Gli ci vogliono nove ore per ripeterle tutte, soggiunge
Philip ridendo. E per tutto quel tempo non si prende nemmeno
una pausa per mangiare, bere o fare pip.
Il tempo  ci che impedisce alle cose di succedere
tutte assieme - Nina vuole ricordare quello che ha
letto sulla porta di uno scompartimento nel bagno degli
uomini.
Poi c' la tecnica del codice fonetico, spiega Philip,
che  utile in quanto trasforma numeri privi di senso in
parole di senso compiuto, e si pu usare per ricordare
numeri di telefono o codici postali. Ad esempio, dice a
Nina, 1 corrisponde a t o d; 2 a n o gn; 3 a m; 4 a r; 5 a lo
gl; perci mai sta per 3, tartagliai per 1, 4, 1, 5, e cos via.
Ciascuna cifra  associata al suono di una consonante,
ed  cos che ho memorizzato le prime cento cifre del pi
greco.
A proposito, dove sei andata? chiede poi Philip.
In bagno. Ho le mestruazioni, mente.
Questa  una bugia, dice il bugiardo.
Nina ha ideato un codice tutto suo per ricordare i
numeri - ma non tenta nemmeno di spiegarlo a Philip.
Le prime 8 cifre del pi greco suonerebbero cos: 
rimasta incinta a 31 anni; adesso ne ha 41; 59 sono le
ultime due cifre del numero di telefono di Patsy; e 26
- deve rifletterci un minuto - 2 pi 6 fa 8, e 8  il
numero civico del palazzo in rue Sophie-Germain dove
abitava un tempo. Altrimenti pu sottrarre il 2 al 6 ottenendo
un 4, e 4 sono i piani che deve salire a piedi
- l'ascensore  fuori servizio, stando al cartello scritto a
mano che qualcuno ha attaccato alla porta con del nastro
adesivo - per raggiungere l'appartamento nell'edificio
dietro l'angolo della farmacia dove compra il cotone e
il disinfettante. E dato che il numero civico del palazzo
 58, pu invertire il 2 e il 6 e sottrarre il 4, ed ecco
un altro modo per ricordare le cifre successive del pi
greco. E non aveva dovuto prendere la metropolitana 6
da Denfert-Rochereau a La Motte-Piquet per arrivare in
avenue Emile Zola 58? Quanto al 2 - ora che ci pensa -
Emile Zola non aveva forse avuto 2 figli illegittimi, un
maschio e una femmina, dalla sarta di sua moglie, nonch
sua amante?
Per Nina questo  un metodo pi che sufficiente per
ricordare.
Ricorda quanta fatica le costa, una volta uscita dall'appartamento,
scendere i quattro piani di scale. A ogni
pianerottolo si siede su un gradino e aspetta qualche
minuto. Non ha ancora smesso di sanguinare.
I nomi dei figli di mile Zola sono Denise e Jacques.
Lei e Philip desideravano due figli.
Per dare un fratello o una sorella a Louise.
Mettiamo che incontri un vecchio amico dopo molti
anni dice Philip all'inizio di un'altra lezione. Questo
amico mi dice: Ho saputo che hai avuto due figli, e
la maggiore  una femmina e io rispondo: Esatto, la
mia figlia maggiore si chiama Louise. Ora, la domanda
: quante probabilit ci sono che anche il mio secondo
figlio sia una femmina? La risposta  semplice. La probabilit
 di 1 su 2. Ma poniamo che la domanda sia un
po' diversa, e che il mio vecchio amico non sappia se
Louise  la maggiore o la minore, e dica soltanto: Ho
saputo che uno dei tuoi figli  femmina. La probabilit
che entrambi i miei figli siano femmine diventa 1 su 3.
Secchiello alla mano, Louise entra in mare con cautela.
Ha tre o quattro anni ed  nuda.
Dove sono? A Belle-Ile?
D'un tratto si alza un'onda che turbina attorno alle
sue gambette robuste e Louise, lasciando cadere il secchiello,
torna frettolosamente sulla spiaggia.
Sdraiati sui teli da mare a un paio di metri dalla riva,
Nina e Philip la stanno guardando.
Philip balza in piedi e corre a recuperare il secchiello
di Louise, che si  voltata a guardarli sull'orlo del pianto.
Senza indugi Philip la prende in braccio ed entra in
acqua assieme a lei.
Nina rimane sul telo e li saluta con la mano, ma non
si curano di lei.
Philip, con l'acqua fino alla vita e le onde che gli si
frangono addosso, solleva Louise per tenerla lontana
dall'acqua, e canticchia:
Pi pi find th value of pi
Tivice eleven over seven is a mighty fine try
A good old fraction you may hope to supply
But th decimai never dies
The decimai never dies
mentre Louise strilla, combattuta fra la paura e il divertimento,
e si tiene aggrappata al padre cingendogli il
collo con le braccia paffute.
Che dono del cielo, Louise.
Guardandoli, Nina  gelosa della figlia.
La probabilit condizionale  vincolata alla conoscenza
che una persona ha di un evento, e va rivista per
ogni nuova informazione pertinente che influenzer il
suddetto evento, perci se il mio vecchio amico mi dicesse:
Ho saputo che uno dei tuoi figli  una femmina
nata di mercoled...
Nina, dopo essersi tolta le mutandine e aver sollevato
la gonna, si sdraia su un telo di plastica che le d una
sensazione fredda e appiccicaticcia contro le natiche, e
sotto il telo sembra che ci sia - ma  troppo spaventata
per guardare - una sottile brandina pieghevole.
L'uomo indossa un panciotto scuro sopra la camicia.
Porta guanti di plastica - di quelli che si usano per lavare
i piatti. Con lui c' una donna. Ha un cardigan giallo e
annuisce distrattamente verso Nina.
L'uomo e la donna parlano tra loro in una lingua
straniera.
Arabo, pensa Nina.
Chiude gli occhi.
Probabilmente l'uomo e la donna sono algerini, decide.
Pieds-noir.
Pare che gli ebrei sefarditi fossero fuggiti, a piedi nudi,
dalla Spagna per stanziarsi in Algeria, e Nina cerca di
immaginarli mentre si spostano da un continente all'altro
camminando sulle acque.
Sente il tintinnio dei ferri chirurgici in un catino
metallico.
L'uomo le dice qualcosa mentre, facendo forza con le
mani, le divarica le gambe.
Nina tiene gli occhi chiusi.
La donna con il maglione giallo, immagina Nina,  l
per passargli i ferri.
OAS - Organisation de l'Arme Secrte - Nina ha
sentito Didier e Arnaud, il fratello, parlare dell'organizzazione
clandestina di destra durante uno dei pranzi
domenicali a casa di Tante Thea.
Non sono favorevole all'indipendenza algerina, dichiara
Didier mentre taglia il gigot, ma non sono favorevole nemmeno
ai metodi dell'OAS. All'uso della tortura.
L'FLN non  da meglio, ribatte Arnaud. Il Front de
Libration Nationale, spiega a Tante Thea, sua madre.
Lo so, risponde Tante Thea in tono pungente. Li leggo
i giornali.
Un tizio del mio ufficio si  trovato una pipe bomb
davanti a casa. Per fortuna non  esplosa. La moglie e i
figli potevano finire ammazzati. Per me bleu, dice poi
Arnaud a Didier, riferendosi alla carne.
Uno dei miei studenti all'Ecole Polytechnique, un
pied-noir, interviene Philip, mi ha detto che stanno buttando
gli algerini nella Senna con le mani legate dietro
la schiena per annegarli.
Nina sta passando i piatti con le fette di gigot. L'occhio
le cade sulla carne mezza cruda nel piatto che sta
reggendo, e ha un conato di vomito.
L'ho vista attraversare il campus, dice Farid, un vecchio
studente di Philip all'cole Polytechnique. Sulle
prime non credevo potesse essere lei, ma alla fine ho
controllato sull'elenco telefonico e c'era davvero, spiega,
felice di aver ritrovato Philip.
Philip ha invitato a cena Farid nel loro appartamento
di Somerville.
Sulla porta, l'ex allievo si toglie le scarpe.
Non c' bisogno, dice Nina.
Farid  senza calze. Pieds nus.
I tuoi genitori sono entrambi francesi? chiede Nina
mentre si spostano in sala da pranzo.
Mio padre  francese, mia madre algerina - araba.
Era terribile essere costretti a vivere laggi - c'era
il coprifuoco, e la polizia li fermava di continuo chiedendo
i documenti. Farid scuote la testa. Ho dovuto
andarmene.
Pur essendo esausta - la bambina resta sveglia tutta
la notte -, Nina ha stirato e infilato una camicia bianca
pulita e il solo paio di pantaloni neri che le va ancora
bene. Ha preparato uno stufato di agnello, riso, melanzane
al forno.
Su, racconta, cosa stai facendo? chiede Philip a Farid
non appena siedono a tavola per cenare.
Collaboro con un professore di Dartmouth che non
si lava e non si rade quasi mai, e ha una barba che gli
arriva all'ombelico - Farid e Philip scoppiano a ridere.
Stiamo studiando un modo per assegnare probabilit a
sequenze di simboli collegabili a eventi del mondo reale
che si possano mappare per predire quello che succeder
sulla base di quanto  gi noto.
Probabilit algoritmica, assente Philip con un cenno
del capo mentre si riempie il piatto. Per risolvere problemi
d'intelligenza artificiale.
Nella stanza accanto, Louise comincia a piangere.
Nina si scusa e si alza da tavola per allattare la figlia.
Quando torna, Philip e Farid hanno finito di mangiare
e sono in soggiorno a bere il vino algerino che Farid ha
portato in dono.
Nina sparecchia e lava i piatti prima di raggiungerli
in soggiorno. Impegnati a parlare, Philip e Farid non
alzano nemmeno gli occhi.
Anche perch, per dirla con Kolmogorov, la complessit
di qualsiasi oggetto computabile  lunga quanto il
pi breve programma di computazione - sta dicendo
Philip.
Volevo solo darvi la buonanotte, li interrompe Nina.
Avrebbe potuto benissimo indossare un burqa.
Ogni Natale ricevono un biglietto da Farid. Sposato,
con tre figli grandi e una nipotina - nell'ultimo biglietto
c'era la fotografia di una bambina dai capelli scuri tra
le braccia di una nuora di un biondo innaturale - vive e
insegna a Montreal.
La bambina si chiama Chelsea.
Il bambino dev'essere figlio di Didier - lei e Didier
hanno avuto un rapporto non protetto.
Troppo presto per stabilire il sesso - per il primo trimestre
i feti hanno genitali identici. Il solo modo per
saperlo subito  tramite un'analisi cromosomica.
E comunque non si sarebbe mai sognata di chiederlo.
 maschio, secondo lei.
Saltalavecchia, pensa.
L'anziana signora che si getta dagli scogli - solo che 
giovane e bella, e non ha scelta. E incinta. E stata a letto con
un uomo sposato, o con un uomo fidanzato con un'altra.
Si incontrano nelle notti senza luna e fanno l'amore sulle
colline terrazzate tra le piante di cappero - lui intreccia
per lei una corona di fiori blu e gliela posa sulla testa e,
anche se ormai secca e sbiadita, lei la conserva ancora
sotto il cuscino. Oppure  lei quella sposata. Ha un marito
pi vecchio, impotente, che non pu darle figli. Ogni
giorno, andando al mercato, si imbatte in uno di quei
giovanotti bellocci e indolenti che ciondolano di fronte
al bar del villaggio con la loro motocicletta. Un giorno il
giovanotto la chiama e lei, senza riflettere, lascia cadere
la cesta della spesa e salta in sella alla motocicletta. Tira
gi la gonna per cercare di nascondere le cosce, dopodich
si aggrappa al ragazzo, che mette in moto e si lancia
a tutto gas per la tortuosa strada dell'isola.
Nina ha paura dei luoghi elevati. Non perch soffra
di vertigini ma perch esercitano su di lei un'attrazione
irresistibile. La verit  che sente l'impulso di saltare gi
da finestre e balconi, da qualsiasi posto rialzato. Vuole
sapere cosa si prova ad attraversare lo spazio in caduta
libera - con il corpo che rotea, volteggia, si capovolge,
senza fatica, come un tuffatore dalla piattaforma, nel
vuoto. Prova quasi invidia per chi si suicida in quel
modo, ma non aspira a una morte cos terribile, distruttiva,
assoluta.
Le torna in mente una poesia - un componimento su
un'assistente di volo risucchiata fuori da un aeroplano
quando il portello dell'uscita di emergenza si apre all'improvviso.
Il componimento  ispirato a un incidente realmente
accaduto, e descrive l'assistente di volo che, nei
cieli sopra i campi di granturco del Kansas, comincia a
togliersi i vestiti - una sorta di spogliarello per esorcizzare
la morte -, prima la giacca con le due ali argentate
dello stemma, poi la camicetta, la gonna, la guaina (le assistenti di volo erano obbligate a indossarla, un tempo);
poi calcia via le scarpe, sfila le calze e infine il reggipetto,
e rimane nuda.
Anzich una vittima sacrificale che precipita verso la
morte, l'assistente di volo  un uccello, e assieme una
divinit che si meraviglia per l'euforia del volo e per
l'abbandono di ogni inibizione erotica. E la cosa pi
straordinaria mai capitata in Kansas - recita un verso
che Nina ricorda.
Saltalavecchia, ripete Nina.
Jean-Marc ha una motocicletta - una Moto Guzzi, un
marchio italiano.
Una sera, facendo su e gi per il porto, Philip e Nina
lo incontrano casualmente mentre parcheggia la moto a
bordo strada. Sta aspettando che arrivi la moglie con il
traghetto, spiega Jean-Marc. E andata a Brest a far visita
a certi parenti.
Non ho mai visto una Moto Guzzi da vicino prima
d'ora, dice Philip, girando attorno alla motocicletta di
Jean-Marc per esaminarla. Credevo che le moto migliori
fossero le BMW.
Beviamo qualcosa mentre aspetti, aggiunge Philip.
Pu darsi che le BMW siano davvero le migliori, replica
Jean-Marc, ma ho ereditato da mio padre un'avversione
per qualsiasi cosa prodotta in Germania.
E perch mai? chiede Philip, anche se probabilmente
conosce gi la risposta. Cosa bevi? domanda a Jean-Marc.
Sono seduti in un bar all'aperto, e Philip alza il braccio
per chiamare il cameriere.
Mio padre venne internato in un campo di prigionia tedesco,
spiega Jean-Marc. Bad Orb, vicino a Francoforte.
Quando torn a casa, quasi cinque anni dopo, non volle
pi avere niente a che fare con tutto ci che era tedesco.
Si rifiut anche solo di mettere piede su una Mercedes.
A casa abbiamo una Volkswagen, commenta Nina,
e si pente all'istante di aver detto una cosa del genere.
Jean-Marc non sembra averla sentita.
Volete vedere cos'ho comprato oggi? chiede Nina per
cambiare discorso. Tira fuori un paio di espadrillas rosse
dal sacchetto. Vi piacciono?
A quante paia sei arrivata? osserva Philip sorridendo.
Infinite, risponde Nina. E sorride a sua volta.
Ecco, arriva il traghetto, dice Jean-Marc, indicandolo
con un cenno del mento. Arriva mia moglie.
Pi tardi, parlando con Philip, Nina dice: Non capisco
che differenza faccia guidare una Moto Guzzi. Gli italiani
e i tedeschi erano alleati durante la guerra.
S, ma i tedeschi erano cattivi, gli italiani erano stupidi,
risponde Philip.
Per qualche istante torna con la mente al cimitero
militare tedesco, una fila dopo l'altra di croci maltesi
nere a segnalare le lastre di pietra con i nomi dei quasi
ventimila morti.
Nomi come Dieter, Friederich, Hans, Felix.
Felix come felice - peccato che Felix sia morto.
Guardando Philip, Nina cerca di immaginare cosa
provi a essere morto. Si sente come quando non era ancora
nato, come quando non era ancora vivo?
Una contraddizione. Impossibile immaginare la sua
non-esistenza, e anche la propria, se  per questo.
Eppure un astrofisico - o un'astrofisica, come Lorna -
saprebbe esistere in spazi astratti, in spazi con propriet
geometriche completamente diverse che estendono i
metodi dell'algebra vettoriale, del calcolo e del piano
euclideo bidimensionale a quelli con un qualsiasi numero
finito o infinito di dimensioni. Lo spazio di Hilbert, lo
spazio degli impulsi, lo spazio reciproco, lo spazio delle
fasi.
Spazi di cui Nina non sa nulla.
Eccola.
Eccola l!
Nina si figura Lorna, i capelli ricci, le braccia scheletriche
coperte di lentiggini e allargate a formare una T
perfetta, mentre solca con destrezza lo spazio accecante
in cui Urano e Nettuno orbitano attorno al sole - lei
che non sapeva guidare la macchina! - con le ballerine
spaiate: una argento, l'altra nera.
E immune al freddo - su Nettuno la temperatura media
si aggira sui meno 218 gradi centigradi.
E immune al vento - su Nettuno i venti soffiano fino
a 2100 chilometri all'ora.
Eppure Lorna riesce a fluttuare serena, seguendo la
rotta prestabilita. E, oh, guarda che blu. Lorna si meraviglia
del colore dei due pianeti. In vita sua non avrebbe
mai saputo immaginare colori cos accesi! Sono il risultato,
lo sa fin troppo bene, dell'assorbimento della luce
rossa da parte del metano atmosferico nelle fasce pi
esterne dei pianeti. Al tempo stesso non pu fare a meno
di notare che il blu di Nettuno  un blu pi intenso, pi
vivo, rispetto al blu di Urano, che  tentata di descrivere
come acquamarina. Sua madre - ha ancora abbastanza
memoria per ricordarlo - portava un anello di acquamarina,
e sosteneva che la pietra provenisse da un paese del
Sudamerica. Dal Per. Ma non deve lasciarsi distrarre
da pensieri non scientifici. Il colore acquamarina del
pianeta potrebbe essere il risultato di un componente
atmosferico non ancora identificato.
Se solo avesse il tempo di scoprire qual  quel
componente.
A Lorna piacerebbe trattenersi su Urano; trascorrervi
una giornata d'estate che potrebbe durare anni, o dormirvi
una notte pi lunga che mai.
Il solo pensiero la fa sbadigliare.
E se solo Lorna potesse descrivere quei blu, o magari
dipingerli.
Nina batte le palpebre, poi spalanca gli occhi.
Stava sognando?
Evidentemente si era addormentata.
L'immagine di Lorna nello spazio indugia nella sua
mente.
Continuer a girare, e girare, sempre tornando al
punto di partenza perch Lorna crede in un universo
finito.
Nina  tentata di salutarla con la mano.
Per augurarle bon voyage.
Philip e Nina parlano di tornare ad Angangueo, ma
non lo fanno. Invece una volta, come regalo di anniversario,
Nina dipinge per Philip sei farfalle ad acquerello
su carta di gelso bianco lavorata a mano. Copia le farfalle
da un libro illustrato. All'inizio aveva in mente di dipingere
una sola farfalla, la monarca, ma poi, affascinata
dalle fotografie, decide di dipingerne altre.
Comincia con una Phoebis Philea, una farfalla gialla,
del colore dei limoni italiani, con macchie di un arancio
incandescente sulle ali; la seconda farfalla, una morfo
blu,  color blu elettrico con strisce viola sulle ali; la
terza  trasparente - a eccezione di un cupo rosa bluastro
nella parte inferiore delle ali - e talmente delicata
che Nina trattiene il fiato mentre la dipinge sul foglio;
posiziona la monarca arancione, la pi grande, al centro
dell'acquerello, e dipinge le macchioline e le strisce
bianche sulle ali usando la punta del pennello di zibellino
migliore che possiede; la quinta farfalla  una falena
sgargiante, un'urania del Madagascar colorata di verde,
arancio, rosa, giallo e nero. La falena, legge Nina, vola di
notte, mentre le farfalle volano durante il giorno-, la falena
riposa con le ali chiuse in orizzontale contro il corpo mentre
la farfalla riposa con le ali in verticale... L'ultima farfalla
 una ninfalide argentata del Cile, che scintilla come
una decorazione natalizia, ha una spruzzata di cioccolato
sulla punta delle ali chiuse, ed  la pi bella in assoluto.
I colori sono adorabili, dice Philip. Sembra che il regalo
gli piaccia davvero.
Nella vita reale i colori sono pi accesi, dice Nina.
I blu e i verdi sono esempi di iridescenza, aggiunge
Philip.
Philip ha appeso l'acquerello nel suo ufficio, e ha pi
volte assicurato a Nina che, se l'ufficio dovesse andare
a fuoco, come prima cosa porterebbe in salvo - non il
computer, non i suoi preziosi incartamenti - le farfalle
di Nina.
A Nina piacerebbe credergli.
In genere Nina non passa a trovare Philip al lavoro
senza preavviso, ma non molto tempo fa - a ripensarci
arrossisce ancora - rammenta di aver bussato alla porta
del suo ufficio per poi aprirla senza aspettare risposta.
Lo trova al telefono.
Isabelle Theo... - Nina non capisce per intero il cognome,
a orecchio sembra straniero - mi rende la vita
molto pi facile, lo sente dire.
Philip, sollevando la mano libera, aggrotta la fronte e
le fa cenno di attendere.
Non so cosa farei, aggiunge poi, e gira la sedia dando le
spalle alla scrivania e a Nina prima di terminare la frase,
riattaccare la cornetta e girare di nuovo su se stesso per
rivolgersi a lei.
Tutto bene? chiede Philip. Non ti aspettavo.
Ero a Cambridge per pranzo. Ho pensato di fare un
salto qui tornando a casa, risponde Nina.
Tra un minuto ho lezione, prosegue Philip guardando
l'orologio appeso al muro dell'ufficio.
Chi  questa Isabelle? domanda Nina, controllando la
voce. Una segretaria? Una studentessa?
Isabelle?
Non star mica facendo il finto tonto?
Ah - scoppia a ridere. Vuoi conoscerla?
Guarda. Fa cenno a Nina di raggiungerlo e le indica lo
schermo del computer.
Isabelle  un software. Un dimostratore generico di
teoremi. Consente di esprimere le formule delle scienze
matematiche e informatiche in un linguaggio formale. 
dotato di una vasta raccolta di dati matematici verificati
formalmente, compresa la teoria elementare dei numeri,
la teoria degli insiemi, le propriet fondamentali di limiti,
derivate e integrali... devo continuare?
Nina scuote la testa.
Una volta un insegnante d'arte aveva detto a Nina
di smettere di dipingere con la mano e il polso, e di cominciare
a dipingere con la spalla. Le aveva suggerito di
lavorare solo a carboncino. Il carboncino, aveva detto,
 semplice, costa poco, e congiunge l'artista alla terra.
E Nina doveva cercare di dimenticare quello che aveva
imparato - verificare l'angolazione, calcolare la prospettiva
- e piuttosto imparare a lavorare velocemente, quasi
a occhi chiusi, seguendo l'istinto. Doveva credere che
da qualche parte, tra la sua spalla e il foglio, si sarebbe
materializzata un'immagine.
Doveva darsi pi spazio, farsi un po' indietro.
All'inizio non fa altro che cerchi. Grandi cerchi. Alcuni
sono molto spessi e scuri, e per tracciarli preme con
tanta forza sul foglio che il carboncino si spezza; altri
sono pi leggeri, le linee sbaffate, ombre disseminate
sul foglio.
Disegnare cerchi la fa sentire allenata. Un po' come si
sentiva di prima mattina dopo aver corso tre o quattro
chilometri.
O quando balla.
O come si sentirebbe se sapesse cantare.
Torna a guardare Philip, sdraiato accanto a lei.
Canticchia tra s qualche parola di La vie en rose.
Ha conservato i ritratti a carboncino di Philip?
Oppure li ha buttati via?
Potrebbe prendere la torcia dal ripiano dell'armadio
nell'ingresso, attraversare il giardino - l'erba sar zuppa
di pioggia - e andare nello studio a cercarli.
Gli schizzi non erano male.
Ma non vuole lasciare Philip.
Che ore sono?
Si allunga sopra di lui e tenta di leggere le lancette
della sveglia.
I numeri sono sfocati.
4,20? 4,40?
C' di mezzo la lancetta che fa partire la sveglia.
Philip non porta l'orologio.
Qualche volta ci prova. Si compra un orologio di quelli
economici - un Timex o un Casio - ma alla fine o lo
perde, oppure l'orologio smette di funzionare.
Mi sa che  colpa del mio ritmo circadiano, dice.
Che stupidaggine. Era un orologio da quattro soldi,
tutto qui, ribatte Nina.
Eppure Philip - salvo quando lo trattengono al lavoro
- non arriva quasi mai in ritardo. Ha la misteriosa
capacit di sapere sempre che ore sono.
Che ore sono, pap? Louise, bambina, si diverte a metterlo
alla prova.
Le 12,35.
Sbagliato! strilla Louise. Le 12,25.
 il tuo orologio che va piano, Lulu, protesta Philip.
E comunque, prosegue, il tempo assoluto non esiste.
Secondo Einstein, ciascun individuo ha una sua personale
misura del tempo, che dipende da dove si trova e
da come si sta muovendo.
Louise rotea gli occhi.
Se avessi una gemella, Lulu, e dovessi salire su una
navicella spaziale che viaggia alla velocit della luce per
qualche anno luce, e poi tornare sulla terra e ricongiungerti
con la tua gemella, chi di voi due sarebbe pi giovane?
domanda Philip alla figlia. Tu o la tua gemella?
Naturalmente Nina conosce la risposta.
Come Iris, la gemella della navicella spaziale  ancora
giovane e bella, mentre la gemella rimasta sulla Terra,
come lei, ha le rughe e i capelli grigi.
Fa per chiudere gli occhi ma li riapre di scatto.
Di nuovo quel senso di vertigine.
Quella nausea.
Quand' l'ultima volta che ha mangiato?
Un sandwich a pranzo mentre dipingeva cielo e mare
- una parte del trittico.
Il dipinto, decide,  troppo piatto. Troppo freddo.
Aggiunge uno strato di bianco e lo carteggia, uno
strato di giallo e lo carteggia, un altro strato di bianco
con una punta di ceruleo, e alla fine carteggia anche
quello. Deve costruire una superficie. Deve dare densit.
Alla fine, si ripromette, passer alla pittura vera.
Dovr disperdere le sue ceneri in mare.
Louise la accompagner.
Terranno a mente di stare sottovento, per non vedersele
soffiare in faccia.
Nel Muse du Jeu de Paume, un pomeriggio, Nina
chiede a Philip: Chi  il tuo artista preferito?
Al mondo?
S, al mondo.
Tu.
No, dico sul serio.
Czanne. S, Czanne.
Sono fermi davanti al suo autoritratto.
Czanne  l'artista preferito di tutti, ribatte Nina un
po' stizzita.
Guarda con quanta sicurezza ti fissa dal dipinto. Ha
uno sguardo ipnotico, dice Philip, ignorando l'osservazione
di Nina e indicando il ritratto. Mi viene quasi
voglia di farmi crescere la barba, come lui, aggiunge.
Scordatelo, dice Nina.
Ridono, e passano oltre.
Fuori ha cominciato a piovere; nessuno dei due ha
portato l'ombrello. Lampi accecanti illuminano il cielo
in rapida successione, seguiti dallo scroscio del tuono,
mentre attraversano di corsa Place de la Concorde e
il Pont de la Concorde e si affrettano lungo boulevard
Saint-Germain per raggiungere il caff pi vicino. Sono
bagnati fradici.
Al banco, Philip ordina un bicchiere di Armagnac per
entrambi.
Il costoso liquore le brucia la gola e la fa tossire.
Mi sa che mi sto innamorando di te, dice Philip.
Nina tossisce scuotendo la testa, e quando smette di
tossire ride vedendo il proprio volto riflesso nello specchio
dietro il banco - i capelli bagnati che aderiscono alla
testa, le guance imbrattate di mascara nero.
Dopo una pausa, Philip dice: Sai giocare a tennis?
Perch? chiede Nina. E il tuo criterio per innamorarti?
Proprio cos, risponde Philip.
S. Sono abbastanza brava, dice lei.
Anche se zoppica - quando  sul campo praticamente
non si nota - Philip  bravo a tennis. E alto e arriva dappertutto;
sotto rete passano ben poche palle. Una volta
alla settimana, il marted mattina alle otto e mezza, ha
un appuntamento fisso per un doppio maschile. Usano
un campo di terra rossa, al coperto, e nessuno dei suoi
compagni di gioco fa il matematico. Philip non rinuncerebbe
alla sua partita di tennis settimanale per niente al
mondo.
Ha giocato due giorni fa, rammenta Nina.
Abbiamo vinto di nuovo, dice Philip rincasando. E
con una risatina aggiunge: Siamo imbattibili.
Ho fatto un paio di ace, si vanta anche.
Quando  al servizio, Philip sa tagliare la palla in modo
da farla schizzare in aria di rimbalzo, fuori dalla portata
dell'avversario.
Se in una partita di tennis si arriva al deuce, quante
probabilit ci sono che il battitore segni i due punti successivi?
 uno dei problemi che sottopone ai suoi studenti
in aula. Nessuno risponde. Sapete giocare tutti
a tennis, vero? chiede Philip. Sapete come funziona
il punteggio - quando i due giocatori arrivano in parit,
che nel tennis prende il nome di deuce, per vincere il
game un giocatore deve segnare due punti consecutivi.
Non essendoci un limite al numero di deuce in un game
prosegue, il problema potrebbe sembrare infinito, ma
non lo .
Fallo! grida Nina.
Litigano sempre sul campo da tennis.
Fuori, fuori, la palla era fuori! sbraita.
Neanche per sogno, ribatte Philip, avvicinandosi alla
rete e scrutando il punto in cui ha battuto il suo servizio.
Era dentro. Secondo me sei cieca.
Con la racchetta, Nina indica un segno fuori dalla
linea. La pallina ha battuto qui, guarda.
Io non vedo niente. Bugiarda.
Imbroglione, strilla Nina.
Credetemi. Sorridendo, Philip gira per rivolgersi
alla classe. Nel tennis il battitore  sempre avvantaggiato.
Un battitore forte, soprattutto. Si scosta dalla
lavagna, tende il braccio come se avesse in mano una
racchetta immaginaria e imita il gesto di lanciare in aria
la pallina, poi di colpirla.
Quando escono dal caff il cielo  tornato di un azzurro
terso, e a ricordare che ha piovuto rimangono
soltanto il luccichio dei marciapiedi bagnati e i rivoli
d'acqua che scorrono composti nei canaletti al bordo
della strada. I capelli di Nina sono asciutti, ormai, e si
 sciacquata il viso. Si sente un po' frastornata per il
brandy, mentre percorrono il boulevard verso l'appartamento
di Tante Thea.
Prima di arrivare in rue de Saint-Simon, Philip si
ferma a un tabac e compra un pacchetto di Gauloises,
quindi prende Nina per mano come se la stesse accompagnando
in un luogo sconosciuto ma importante.
Questa volta, di ritorno dalla partita di tennis, Philip
si ricorda di mettere i calzoncini bianchi, la polo e le
calze nel cesto della biancheria sporca.
E ieri Marta li avr tirati fuori e lavati.
Nina si stringe le braccia intorno al corpo.
Ha ancora addosso la vecchia giacca a vento gialla di
Philip.
Poi alza le mani e rigira la fede sull'anulare.
Al largo della costa di Belle-Ile, in un ventoso pomeriggio
d'estate, Philip molla un istante la barra del
timone per togliersi la fede. L'anello gli va stretto e deve
rigirarlo pi volte sul dito prima di riuscire a sfilarlo. A
quel punto aggrotta la fronte, dice qualcosa che Nina
non sente per via del vento, e getta l'anello in mare il
pi lontano possibile. Senza timone, la barca ha virato di
bordo e sta puntando controvento, le vele sbatacchiano
rumorosamente. E senza abbrivio.
No, non  vero - si  inventata tutto.
 andata a letto con Jean-Marc solo tre o quattro
volte. Non abbastanza per parlare di una relazione
extraconiugale.
Piuttosto, Philip ha una mano sulla barra del timone
e con l'altra sta mangiando una pesca. La pesca  matura
e dolce, il succo gli gocciola lungo le dita. Quando
ha finito getta il torsolo in mare, quindi, sporgendosi
dal fianco della barca, immerge le dita appiccicose per
sciacquarle. L'acqua  inaspettatamente fredda e l'anello
si sfila dal dito. Impotente, Philip guarda l'anello d'oro
sfavillare per un istante nell'acqua blu, poi scomparire.
Un attimo dopo passa un pesce argenteo con le pinne
dorsali a raggiera, talmente veloce che Philip lo vede
solo di sfuggita - un grosso branzino, gli pare, di almeno
quattro o cinque chili. Con un colpo di coda il pesce
si tuffa all'inseguimento dell'anello, l'orribile bocca gi
spalancata e pronta a inghiottirlo.
Alla guida della loro Volkswagen, che ha gi percorso
pi di centotrentamila chilometri, Nina accompagna
Jean-Marc a Buzzards Bay, dove ha un appuntamento
con il direttore della scuola di vela. Mentre lo aspetta,
gira a vuoto per la cittadina del New England, guardando
le vetrine dei negozi e controllando l'orologio.
Voglio valutare i programmi che offrono qui, le dice
Jean-Marc in macchina, con il suo marcato accento
straniero.
Gli occhi fissi sulla strada, Nina annuisce.
En franais, commenta poi.
 impacciata con lui.
Non, non. Devo fare pratica con l'inglese, risponde
Jean-Marc.
 impacciato con lei.
Salvo baciarlo sulle guance quando ha varcato la porta
d'ingresso, Nina non ha toccato Jean-Marc. N lui ha
toccato lei. Ora che indossa un abito elegante con camicia
e cravatta, Jean-Marc sembra pi basso. Sembra
diverso da com'era, o da come Nina lo ricorda quando
portava i jeans.
O mentre glieli toglieva.
Scuote la testa per scacciare il ricordo.
Ma chrie, la chiama Philip.
E Jean-Marc come la chiama?
Nin - mette l'accento sulla seconda sillaba, e sembra
il nome di qualcun altro.
Qualche anno dopo l'avventura estiva con Nina, Jean-Marc
va a stare un po' di giorni da loro - vuole passare
in rassegna le scuole di vela del New England.
Il sabato Philip propone di andare a Marblehead.
 il giorno perfetto per una gita. Potremmo pranzare,
fare una passeggiata, dice per convincere Nina e Louise.
Una cittadina storica del New England, spiega Philip
a Jean-Marc in macchina, fondata agli inizi del Seicento.
Fino alla met dell'Ottocento era un importante porto
di pesca e una citt attiva nel commercio, prosegue Philip.
Ora  piuttosto una localit balneare, con grandi
residenze estive.
Come Belle-Ile, commenta Jean-Marc.
Lui e Philip fanno il giro del porto assieme, esaminando
le barche; Nina e Louise restano un po' indietro.
Una leggera brezza fa sbatacchiare le drizze sugli alberi;
sentono le grida dei gabbiani che volteggiano sopra le
loro teste.
Ma chrie, sussurra Philip dopo che hanno fatto l'amore
per la seconda volta a casa di Tante Thea.
Philip porta una polo rossa sbiadita e pantaloni cachi;
 pi alto di Jean-Marc di tutta la testa.
Pranzano al ristorante sul molo, ordinando sandwich
di aragosta.
Troppa maionese, lamenta Jean-Marc. Eppure mangia
due sandwich. A tavola siede accanto a Louise, e posandole
una mano sul braccio le offre un po' delle patatine
fritte che accompagnano i sandwich di aragosta.
Louise pilucca l'insalata e scuote la testa.
Dovresti mangiare, le dice Jean-Marc. Sei troppo magra.
Louise si stringe nelle spalle. Ha quindici anni.
Dopo pranzo visitano una residenza storica. La guida,
una donna con l'accento di Boston, descrive la collezione
di argenteria, il secrtaire di mogano realizzato da un
ebanista del posto, l'antico pendolo con cassa a banjo,
una sedia a dondolo verniciata.
Capisci cosa sta dicendo? chiede Philip a Jean-Marc.
Bien sur, risponde lui.
Nina resta vicina alla figlia, girando al largo da
Jean-Marc.
Nel viaggio di ritorno, Jean-Marc insiste per sedersi
sul sedile posteriore di fianco a Louise.
Louise, Louise.
Ormai star dormendo, immagina Nina, tra le braccia
del bel ragazzo.
Alta, magra, atletica, incantevole Louise.
Da adolescente  troppo magra. Scheletrica.
Non mangia quasi nulla, protesta Nina discutendo con
Philip.
Ha detto che  vegetariana.
Lasciala in pace. Pi la assilli con il cibo, meno manger,
dice Philip.
E se diventasse anoressica?
Lulu  troppo competitiva per lasciarsi morire di fame.
Competitiva con chi? chiede Nina.
Calmo, cortese, assennato,  cos che Nina descrive
sempre Philip.
E anche intelligente, ovvio.
Addirittura brillante.
E alto.
Sotto la trapunta, cerca di indovinare il contorno
delle gambe lunghe e snelle di Philip - la sinistra ha
una protuberanza al centro, nel punto in cui la tibia
si  saldata male - che arrivano fino in fondo al letto.
Di nuovo allunga la mano a toccargli la guancia.
Si china e lo bacia con dolcezza.
Le labbra sfiorano appena la pelle.
Gli occhi le si riempiono di lacrime.
Il rosso  il colore preferito di Philip. Se fosse dipeso
da lui, ogni parte della casa sarebbe stata rossa: i mobili,
le tende, i muri, ogni cosa rivestita e dipinta di rosso.
La sua macchina, di nuovo una Volkswagen,  rossa.
I colori esistono per suscitare il desiderio, ripete
spesso.
Nina  convinta che stia citando qualcuno.
Lancia un'occhiata all'armadio in cui  appesa la giacca
di seta rossa che Philip le ha portato da Hong Kong, avvolta
nella plastica.
Facendo attenzione a non disturbarlo, Nina scende
dal letto. Nel buio, tasta i suoi vestiti finch non trova
la giacca, e la sfila dalla gruccia. Strappa via la plastica,
slaccia gli alamari di seta e fa scivolare le braccia nelle
maniche ampie; la infila sopra la giacca a vento. Lancia
un'occhiata allo specchio dietro l'anta dell'armadio - fa
troppo buio per distinguere il ricamo di peonie verdi e
blu - e vede una sagoma sfocata, scintillante. Poi torna
a letto e si sdraia accanto a Philip.
Hai visto, gli dice, lisciando la rigida seta rossa fino
a stenderla attorno a s in tante piccole pieghe. Finalmente
l'ho messa.
Ti piaccio?  tentata di chiedere.
Con indosso un attillato qipao di seta, Sofia accompagna
Philip in una stanza che ospita la sua collezione di
antiche porcellane Ming bianche e blu, disposte in file
ordinate su uno scaffale.
Bellissime, dice lui, prendendo una scodella - quella
trasparente con il marchio grezzo.
Fa' attenzione, lo ammonisce Sofia.
Ma Philip la fa cadere.
Sofia, allarmata, si lascia sfuggire un piccolo guaito.
Di nuovo quel guaito.
Nina non  mai stata a Hong Kong.
E nemmeno in Asia.
Bangkok, Chiang Mai, le piace pensare, e Siem Reap,
dove guarder l'alba da Angkor Wat, e poi Luang
Prabang.
Luang Prabang, ripete tra s.
Le piace il suono di quelle parole - le ricordano una
caramella, o un dessert.
Far caldo, e metter in valigia gonne e magliette leggere,
di cotone, da lavare a mano, e sandali comodi che
lei e Philip potranno mettere e togliere senza difficolt
quando visiteranno Wat Arun, il tempio fatto di cocci di
porcellana, quando saliranno i 309 scalini che portano al
Wat Phrathat Doi Suthep, o quando faranno escursioni
nella giungla in cerca di Banteay Samr e Ta Prohm, due
templi mai restaurati e avviluppati da baniani giganti...
Lei e Philip parlano spesso di questo viaggio.
Mi piacerebbe risalire il Mekong in barca, dice Philip.
Il fiume supera i quattromila chilometri di lunghezza
-  il pi lungo corso d'acqua del sudest asiatico -, ha
un bacino idrografico di circa ottocentomila chilometri
quadrati e scarica 114...
A occhi chiusi, Nina si vede sul ponte della barca: scivolano
accanto a ragazzi che con gesti abili lanciano le reti
da pesca dalle sponde del fiume, a donne dai capelli scuri
con indosso sarong variopinti, accovacciate sulle terrazze
a palafitta delle case di legno a cucinare pranzi piccanti,
e a bambini nudi che sguazzano e li salutano agitando
le braccia dalle luride acque marroni del fiume; di tanto
in tanto, sulla superficie, galleggia un sacchetto di plastica,
o peggio, la carcassa gonfia di un animale morto.
Si guarda attorno cercando Philip.
Dov'?
Deve tenere a mente di portare un cappello.
Usa la guida per farsi vento.
Fa caldo.
Per il suo trentanovesimo compleanno, Philip le regala
un cappello di paglia rosso a tesa larga.
Chi ha i capelli rossi non dovrebbe... fa per dire Nina,
ma Philip la interrompe.
Chi ha i capelli rossi dovrebbe sempre vestire di rosso,
sentenzia.
Nel suo ufficio, sulla scrivania, Philip ha una cornice
con la fotografia a colori di Nina in due pezzi, seduta
sulla spiaggia di Belle-Ile; porta il cappello rosso.
 tua moglie? gli domanderanno tutti.
Di quand' la foto?  di molti anni fa?
E dov'eravate? All'estero?
Accanto a quella c' una fotografia pi recente di Louise.
Un formale primo piano in bianco e nero.
Mia figlia Louise, dice Philip ogni volta.
Si alza di nuovo dal letto.
Cosa direbbe Philip se la vedesse barcollare per la
stanza vestita come un pagliaccio?
Riderebbe?
Va alla finestra e la apre.
Gode la sensazione dell'aria fredda sul viso.
Il cielo  trapunto di stelle - stelle notturne che non
riconosce.
Senz'altro Philip le riconoscerebbe.
Pensa a Lorna che ruota attorno alle stelle.
Cosa dice quella sera a cena? Parla di come gli esseri
umani siano fatti della stessa sostanza che compone l'universo,
dice che siamo della stessa materia delle stelle.
Lorna sta mangiando una fetta di torta rovesciata
all'ananas.
Lei e Philip stanno parlando di Einstein - della sua
teoria fondamentale del tutto - e a met di una frase
Philip si interrompe per dire: Una volta qualcuno disse
a Einstein che per gli astronomi l'uomo non  che un
puntino insignificante in un universo infinito.
E sai cosa rispose Einstein? chiede Philip.
Con la bocca piena di torta, Lorna scuote la testa.
Che sar pur vero, ma tra quei puntini insignificanti
ci sono anche gli astronomi.
Lorna ride, poi, rivolgendosi a Nina, dice: Questa
torta  deliziosa. Mi daresti la ricetta?
In bagno, Nina evita di guardarsi allo specchio.
Poi torna a sdraiarsi sul letto.
Chiude piano gli occhi.
Presto far chiaro, e arriver il mattino.
Spesso, non appena si sveglia e prima di dimenticarsene,
Nina racconta a Philip i suoi sogni - sogni vividi
e privi di senso - e meno spesso - perch non appena
apre gli occhi sostiene di averli gi dimenticati - Philip
le racconta i suoi.
I sogni, dice Philip, hanno origine nel tronco encefalico
e acquistano significato solo nel momento in cui il
sognatore li trasforma per adattarli alle sue caratteristiche
personali.
Nina non  d'accordo. I sogni, ribatte lei, scaturiscono
dai desideri.
La scorsa notte ho sognato un cane, gli dice Nina.
Un grosso meticcio bianco e nero - un incrocio tra un
pastore tedesco e qualche altra razza. Stavo portando il
cane a passeggio quando tutt'a un tratto la strada, una
strada dall'aria vagamente familiare - forse perch l'avevo
riconosciuta da un sogno precedente - si  trasformata
in un'enorme discarica, una specie di sversatoio, e
il cane ha cominciato a tirare il guinzaglio cercando di...
Curioso, la interrompe Philip, adesso ricordo. Anch'io
la scorsa notte ho sognato di essere a passeggio con un
cane. Era Natty Bumppo, il mio cane, credo.
E cosa faceva?
Non so. Non me lo ricordo.
Pu darsi che abbiamo fatto lo stesso sogno, dice Nina.
Pu darsi, risponde Philip.
La dottoressa Mayer la invita a prendere nota dei suoi
sogni.
Durante una seduta Nina comincia a raccontare alla
dottoressa Mayer l'incubo ricorrente che aveva da bambina
- quello sui numeri sempre pi grandi, in cui Philip
aveva visto una rappresentazione del terrore dell'infinito -
ma la dottoressa Mayer, immagina Nina, non sa
nulla dell'infinito.
Allora inventa un sogno su una casa. Una grossa villa
elegante e fatta interamente di vetro. Diversa da qualunque
altra abbia mai visto o visitato. Tuttavia, nel
momento in cui apre la porta d'ingresso ed entra, sa di
essere arrivata a casa.
Qui si sente a casa -  cos da vent'anni.
E in questo letto anche - accarezza la trapunta per
enfatizzare il pensiero.
Il mobile, un antico letto a baldacchino, era appoggiato
su un fianco e coperto di polvere ed escrementi
di uccello in un capanno che vendeva vecchi mobili e
attrezzi agricoli di seconda mano.
La testiera  intagliata a mano, aveva detto il proprietario,
un contadino, sputando saliva mista a tabacco
dentro una lattina. Seicento dollari. Non un centesimo
in meno.
Guardi che crepe. Il telaio ha bisogno di una bella
sistemata, aveva protestato Nina.
Era riuscito a negoziare fino a quattrocentocinquanta
dollari. All'epoca era una fortuna.
E quante notti lei e Philip hanno dormito in quel letto?
Quante ore?
Poniamo, ad esempio dice Philip ai suoi studenti
del primo anno, che in media mia moglie e io dormiamo
otto ore per notte. Questo, per, non  sempre
vero - uno studente in ultima fila ride sbruffando. E
il motivo prosegue Philip ignorando l'allievo,  che
abbiamo una bambina appena nata. Si chiama Louise,
e di giorno Louise sorride e gorgheggia ma di notte si
trasforma in tutt'altra bambina, una bambina che non fa
altro che piangere - alcuni studenti, per lo pi donne,
ridono - e io o mia moglie ci dobbiamo alzare per andare
a cambiarla e allattarla, e questo significa che potremmo
dormire appena cinque o sei ore per notte. Ma
come abbiamo visto - qui Philip d le spalle alla classe
e si mette a disegnare qualcosa alla lavagna - la distribuzione
normale, chiamata anche distribuzione Gaussiana, ci mostrer
come, con una certa approssimazione,
qualsiasi variabile - le notti in cui mia moglie e io non
riusciamo a dormire otto ore - tende a concentrarsi attorno
alla media, ossia la gloriosa notte di otto ore di
sonno ininterrotto in cui Louise non piange...
Nina elimina dalla dieta i latticini - il gelato al caff,
il suo lauto spuntino serale - assieme a cipolle, cavoli,
cavolfiori, ortaggi che non disdegna ma che le riempiono
lo stomaco d'aria. Rinuncia anche alla caffeina - la sua
dose mattutina - per allattare al meglio Louise.
Coliche, n pi n meno.
Un mese dopo l'altro, Louise piange ogni notte. Nina
la culla per ore sulla sedia a dondolo; prova con un bagno
caldo, ma nella vasca Louise piange ancora pi forte, 
inconsolabile. Esausta, Nina infila il cappotto sopra la
camicia da notte, trasporta la culla con dentro Louise,
ancora in lacrime, gi per le tre rampe di scale - di
nuovo il cane nell'appartamento di sotto abbaia, e il
padrone urla Sta' zitto, cazzo - e sistema la piccola sul
sedile posteriore della macchina. A parte i lampioni e
qualche grido occasionale dai locali aperti fino a tardi,
le strade sono buie e silenziose mentre, avanzando lenta,
esitante, con il volante ben stretto fra le mani, Nina vaga
per Cambridge, Mount Auburn e Watertown. Una volta
si spinge fino a Waltham prima che Louise si decida a
smettere di piangere e si addormenti.
Di notte, Nina comincia a odiare Louise.
Natty Bumppo, il pastore tedesco mezzosangue bianco
e nero, nel suo sogno tirava cos forte che alla fine il
guinzaglio si spezzava. Nina lo rincorreva, chiamandolo
a gran voce...
Tobias - senza riflettere, ricorda il nome del vecchio
labrador beige dei vicini.
Rigida e un po' scomoda, Nina si gira nel letto cercando
di fare piano.
Non vuole disturbare Philip, e teme di sgualcire la
giacca di seta rossa.
A bordo dell'Ipazia, un'improvvisa raffica di vento si
porta via il cappello rosso di paglia, che finisce in acqua.
Oh, strilla Nina. Il mio cappello!
Che peccato. Philip scrolla la testa.
Vira di bordo, lo supplica, cos provo a riprenderlo.
Nina, senza indugiare, afferra l'ancorotto della barca
e corre verso prua.
Pronti a virare! grida Philip.
Lo affianco di dritta, aggiunge.
Sdraiata a pancia in gi sul ponte di prua, Nina tende
l'ancorotto e si sporge il pi possibile oltre il bordo della
barca, guardando il cappello rosso ballonzolare sull'acqua
mentre si avvicinano, decisa - anche a costo di cadere
in mare - a recuperarlo.
Sbiadito, la paglia rotta e sfilacciata lungo il bordo,
il cappello rosso  appeso a un gancio nel suo studio.
L accanto c' il dipinto con il cappello che galleggia
sull'acqua. In basso, tra le onde, Nina ha scribacchiato
a carboncino: elsombrero cay en elagua.
 una battuta.
La madre sosteneva che el sombrero cay en elagua fossero
le prime parole spagnole imparate da Nina piccola.
Sombrrrerrro - ripete tra s, arrotando le erre.
Perch? si domanda.
Le era davvero caduto il cappello nell'acqua?
O forse era il cappello della sua gemella Linda?
Padre Nuestro, que ests en los cielos...
Un tempo sapeva recitare il Padre Nostro in spagnolo.
Poi lo impara anche in francese:
Notre Pere, qui es aux cieux...
Da bambina  talmente superstiziosa da evitare le fessure
tra le mattonelle, eppure non crede nell'esistenza
di un Dio.
Ora non ne  sicura.
Padre nostro che sei...
Dovrebbe lanciare una moneta.
Testa: Dio c'.
Croce: non c'.
Non avrebbe dovuto bere tutto quel vino.
Philip crede che l'universo abbia avuto un inizio. Un
tempo non esisteva nulla, ora esistono un sacco di cose.
Ma in tutto questo, dice lui, Dio non c'entra.
Cosa intendi dire con nulla? chiede Nina.
Intendo dire nulla.
Aria? Spazio?
No. Nulla.
Non riesco a immaginarlo.
Non ci riesce nessuno.
Chiude gli occhi.
Non c' niente di simile alla non-esistenza.
Alla morte.
Ma se fosse stato Dio a creare il big bang? Se fosse stato
Dio a permettere all'universo di generarsi? domanda
Nina per il puro piacere di discutere.
Questo farebbe felice un sacco di gente che crede nella
storia della Genesi. Mi passi un'altra crpe, per favore, e
la marmellata? Non quella all'albicocca, quell'altra, dice
Philip.
Myrtille.
Lei e Philip sono gli ultimi a fare colazione in sala da
pranzo. Una cameriera sta sparecchiando gli altri tavoli,
e accatasta rumorosamente le stoviglie su un vassoio.
Encore deux cafs, s'il vous plat, chiede Philip ad alta
voce.
Vuole che ce ne andiamo, commenta Nina nervosa,
lanciando un'occhiata alla cameriera.
Il giorno prima prendono il treno da Parigi a Brest,
e da Brest un autobus per Ploudalmzeau, dove noleggiano
due biciclette. Da l, sotto una pioggia battente,
percorrono i tredici chilometri che li separano dal villaggio
di Trglonou.
Sono fradicia, brontola Nina quando si fermano al
bordo della strada e Philip si mette a studiare la cartina.
Mi sa che dovevamo svoltare prima, dice.
Chiediamo a qualcuno, suggerisce Nina, vedendo
un'auto passare a tutto gas.
So dove siamo. Baster tornare indietro per questa
strada di due o trecento metri, credo. Facciamo dietrofront
e rimettiamoci in marcia.
Vanno su e gi per le strette stradine bordate di campi
zuppi e verdeggianti, dove mandrie di cavalli e mucche
si stringono assieme per ripararsi dalla pioggia. Pazienza,
abbi pazienza, borbotta Nina tra s, pedalando dietro a
Philip. Porta una gonna lunga, l'orlo s'impiglia nei raggi
delle ruote e per due volte rischia di cadere. Philip non
sembra accorgersene.
Al villaggio di Plouvien, Nina si ferma per tirare su
la gonna. Dall'altra parte della strada, un prete con
un lungo abito talare nero sta chiudendo il portone di
una chiesa, poi si volta e apre un grosso ombrello nero.
Quando vede Nina ferma al bordo della strada, a cavalcioni
della bicicletta, si avvicina e le chiede se ha bisogno
di aiuto.
Al mattino sta ancora piovendo.
Ma se non sbaglio avevi detto che credi in Dio, osserva
Nina.
Credo in un Dio libertario. Un Dio che lasci agli uomini
la facolt di decidere il proprio destino, replica
Philip con uno sbadiglio. Adesso vorrei tanto tornare a
letto, aggiunge, prendendo la mano di Nina e portandosela
alle labbra.
Nina sorride. Stai dicendo che Dio non pu predire
il futuro?
Aspetta, ti faccio un altro esempio, ribatte Philip,
cambiando la disposizione dei piatti sul tavolo mentre la
cameriera accigliata serve loro altri due caff.
Merci, madame, dice Nina.
Supponiamo che ordini due colazioni. Questa, dice
Philip indicando il proprio piatto,  una colazione classica:
una crpe con marmellata di myrtille o una crpe
con marmellata di albicocca; l'altra, la colazione quantica,
dice prendendo il piatto vuoto di Nina,  sempre
una crpe ma con una sovrapposizione di marmellata al
myrtille e marmellata all'albicocca.
Nina scuote la testa. Una sovrapposizione di...
Il principio di sovrapposizione stabilisce che, se il
mondo pu assumere una data configurazione e anche
un'altra configurazione, allora il mondo pu anche trovarsi
in uno stato che sia una sovrapposizione delle due.
In altre parole, l'universo creato da Dio e l'universo
creato dal big bang possono coesistere. Se ci si appoggia
alla matematica dell'esistenza parziale, si pu pensare
criticamente sia alla teologia, sia alla fisica. Oppure, per
tornare al mio esempio, posso mangiare la mia colazione
a base di marmellata di myrtille e di albicocca al tempo
stesso.
Non ho capito una sola parola, replica lei.
Finisci la tua crpe, quella classica, dice Nina. Hai
visto? Ha smesso di piovere.
Ploudalmzeau, Trglonou - ou, ou - Nina sporge le
labbra per formare le sillabe mentre, in silenzio, si esercita
a pronunciare quei nomi celtici.
P.b.b. e d.b.b.,  cos che si divide il tempo cosmico,
le spiega Philip quella stessa mattina a colazione. D.b.b.
sta per dopo il big bang, come d. C. sta per dopo Cristo,
e p.b.b. ovviamente sta per prima del big bang.
Ovviamente.
Per tutto il giorno il sole cerca di fare capolino dalla
spessa coltre di nubi grigie e basse. Di tanto in tanto,
per qualche radioso istante, ci riesce, proiettando sulla
campagna piatta una luce intensa che fa sembrare l'erba
pi verde, il mare pi blu, un campo di cavolfiori fulgido
come un diamante.
Chou-fleur dice Nina tra s.
Myrtille.
Sull'altro lato della strada, il profilo nitido di mucche
e cavalli si staglia contro il cielo.
Avrei dovuto portare un cappello, dice Nina schermandosi
gli occhi. Indossa un paio di jeans, e non ha
problemi a tener dietro a Philip mentre pedalano verso
la costa.
Poi ricomincia a piovere - non un violento acquazzone
come quello del giorno prima, ma un leggero piovischio.
Fermiamoci a pranzare, dice Philip.
Abbiamo appena finito di fare colazione, protesta Nina.
Sar l'aria di mare. Mi  gi tornata la fame, replica lui.
A Landda mangiano ancora crpes - crpes con coquilles
Saint-Jacques, questa volta.
E bevono il sidro della casa.
Nina si lecca le labbra; ha sete.
Va in bagno, e senza accendere la luce riempie un
bicchiere d'acqua.
L'acqua le chiarir le idee.
Fa troppo freddo per fare il bagno, e comunque non
hanno portato il costume.
Non c' nessuno in spiaggia, basta che ci togliamo i
vestiti e ci tuffiamo, dice Philip.
Ha gi calciato via le scarpe, sta sbottonando la camicia
e slacciando i calzoni.
Muoviti, la incalza.
A letto, Nina rabbrividisce.
Gelida, l'acqua le toglie il fiato.
Fa qualche bracciata, poi torna in fretta verso riva.
Era una prova, le dice Philip quando esce dall'acqua.
Tremante, Nina gli d le spalle mentre cerca di asciugarsi
con i vestiti. Una prova di cosa? domanda.
Nina, dice lui con un filo di voce.
Allora si volta, e balbetta: Ma che...
Philip  in ginocchio sulla sabbia, nudo. Mi vuoi sposare?
le chiede.
Mentre tornano a Trglonou ricomincia a piovere; poi,
all'improvviso, il sole fa capolino tra le nuvole, e dritto
davanti a loro - ai loro piedi, quasi - l'arcobaleno.
Esprimi un desiderio, dice Nina a Philip.
Non serve, risponde Philip, e si mette a cantare:
Anything can happen on a summer aftemoon
On a lazy dazy golden hazy summer aftemoon
Stanno costeggiando un campo, e un cavallo pomellato
smette di brucare, alza la testa e rizza le orecchie per
ascoltare Philip.
Non posso credere che pap fosse nudo quando ti ha
chiesto di sposarlo, dice Louise.
Ed eri nuda anche tu.
Io avevo la biancheria intima, precisa Nina.
In macchina, a tarda sera, mentre Nina vaga per la
periferia di Boston tentando di far prendere sonno a
Louise, un'auto della polizia accende i lampeggianti per
segnalarle di accostare.
Non si  fermata a uno stop, dice l'agente.
La multa gi pronta in mano, l'uomo si ferma accanto
al finestrino.
Posso vedere la patente?
Nella fretta, Nina ha dimenticato di portare con s la
borsa.
Agente, posso... sta cercando di spiegare quando, sul
sedile posteriore, Louise comincia a piangere.
Scenda dalla macchina, per favore.
La camicia da notte di Nina sbuca sotto il cappotto,
strisciando per terra; ai piedi ha un paio di pantofole.
Signora... accenna l'agente.
E va bene, torni a casa, dice infine.
Cosa aveva provocato la lite?
Tornando a casa dopo cena - al volante c' Philip -
Nina fa un commento su quanto stia spendendo Louise per
il suo nuovo appartamento a Russian Hill, ma non ricorda
con precisione le parole.
 durante le vacanze di Natale.
E non capisco a cosa ti serva un arredatore.
Mamma, non sono fatti tuoi quanto spendo per l'arredatore
o per i mobili, e nemmeno per i sanitari, se  per
questo. Voglio avere una bella casa.
Lo so, Louise, ma non credi che ci sia un limite?
Un limite a cosa?
Be', te l'ho appena detto, ai soldi che spendi, soprattutto
se pensi alla gente nel resto del mondo che...
Mamma, con me non attacca, dice Louise. Non mi
sembra che tu abbia rivoluzionato il tuo stile di vita per
adeguarti a quello della gente nel resto del mondo.
Cerco di fare volontariato...
Ti faccio presente che guadagno un sacco di soldi e ho
tutto il diritto di decidere come spenderli, la interrompe
Louise.
Ehi, signore, volete darvi una calmata? dice Philip.
Sto cercando di guidare.
Parlo seriamente, continua Louise, rivolgendosi al padre
adesso. Ho trentadue anni e non capisco a che titolo
lei si permetta di dirmi come dovrei spendere i soldi che
ho faticato tanto per guadagnare.
I tre restano qualche minuto in silenzio.
E per la cronaca, riprende Louise, parlando a Nina
questa volta, non mi pare che tu abbia mai portato a casa
chiss quali soldi, mamma.
Lulu! la ammonisce Philip.
Non c' problema, dice Nina. Che dica pure quello
che vuole. E per tua informazione, Louise, lavoravo
quando ho conosciuto tuo padre, e ho anche venduto
parecchi quadri.
Si, certo, ai tuoi amici, ribatte Louise.
Silenzio.
Sei stata maleducata e scortese con tua madre, dice
Philip, chiudendo la discussione.
Le viene voglia di ridere.
Il pene floscio di Philip  quasi inghiottito dal folto
cespuglio dei peli pubici mentre, esile, nudo e bagnato,
sta in ginocchio davanti a lei sulla spiaggia.
Ploudalmzeau, Trglonou - di nuovo Nina sussurra
quei nomi.
Prenderai freddo, gli dice.
Ti sembra il modo di rispondere? chiede Philip.
S, dice lei.
S.
Essere spogliati vuol dire essere se stessi, ed essere
nudi  essere visti spogliati, dice Nina cercando di convincere
Philip a togliersi i vestiti mentre lo ritrae.
La nudit  esibizione, aggiunge.
Non sono sicuro di volermi esibire, ribatte Philip.
Se prendiamo i nudi del panorama artistico europeo,
La Grande Odalisque di Ingres ad esempio, prosegue
Nina, infervorandosi, e osserviamo lo sguardo della modella
sulla tela,  lampante la sua consapevolezza di essere
guardata, ammirata, desiderata. Il nudo nel ritratto
 un soggetto arrendevole e al contempo seduttore.
E lo spogliarsi, allora, cosa sarebbe?
Lo spogliarsi siamo io e te che ci togliamo i vestiti la
sera prima di andare a dormire. Spogliandoci buttiamo
via le maschere, spogliandoci non riserviamo sorprese.
Sono anni che non fumo, dice Philip, ma tutt'a un
tratto ho una voglia matta di una sigaretta.
Mi hai sorpreso, le dice Philip dopo che hanno fatto
l'amore nell'appartamento di Tante Thea in rue Saint-Simon.
Il tuo corpo. Per qualche motivo me l'ero immaginato
diverso.
Diverso come? gli chiede Nina.
Pi grasso?
No, non pi grasso. Solo diverso.
Puoi essere pi preciso?
Non cos bello, dice Philip.
Il giorno prima ha nevicato, ma l'angusta strada di
campagna  gi stata pulita dallo spartineve. Superata
una curva, i fari dell'auto illuminano due cervi che leccano
il sale sul ciglio della strada. Spaventati, gli animali
alzano di scatto la testa e si lanciano in mezzo alla
carreggiata.
Oh, Cristo, dice Philip pestando sul freno.
La macchina invade l'altra corsia e si ferma sobbalzando,
mentre il primo cervo scompare nei boschi e il
secondo, subito dietro, schiva per un soffio il parafango
anteriore.
Nina lascia andare un sospiro ma non dice niente.
C' mancato un soffio, dice Philip una volta tornati
nella corsia di destra.
State bene tutte e due? domanda poi, voltandosi a
guardare il sedile posteriore.
Avevi allacciato la cintura? chiede a Louise.
Non la trovavo, risponde lei. Sono caduta dal sedile,
aggiunge, rimettendosi a sedere e sfregandosi un
ginocchio.
Quanti anni ha questa macchina? domanda. Non  ora
di comprarne una nuova?
Per un po' nessuno dice niente, mentre Philip continua
a guidare, lentamente.
E poi, pap, la tua giacca a vento, borbotta Louise.
Non ne hai una passabile? Questa  imbarazzante.
Lulu, tesoro, si d il caso che sia la mia giacca preferita.
Se mai tua madre si azzardasse a buttarla, la lascerei.
Rimangono in silenzio per il resto del viaggio.
Appena arrivano a casa, Nina sale di sopra senza dare
la buonanotte a Louise o a Philip.
Si spoglia e si infila a letto. Troppo agitata per dormire,
aspetta Philip.
Forse Louise ha bevuto troppo a cena?
Cos'ha scatenato una tale rabbia?
Dal pianterreno, quando  ormai notte fonda e finalmente
Nina, suo malgrado, si  addormentata, giunge
un rumore di risate. Cosa stanno facendo? si domanda.
Lanciano monete?
Qualunque cosa sia, Philip e Louise si sono scordati
di lei, e Philip si  scordato delle cattiverie che ha detto
Louise.
In sogno, quella notte, il cervo che attraversa la strada
e Iris diventano tutt'uno.
Presto arriver la luce.
A seconda di come la si guarda, la luce pu essere sia
un'onda sia una particella - questo lo sa per certo.
L'indomani mattina, a colazione, Louise si scusa.
Se mai riuscirai a perdonarmi, mamma, dice, mi piacerebbe
che mi dessi uno dei tuoi dipinti da appendere
nel mio appartamento. Lo metter in bella vista in
soggiorno.
Ma certo, risponde Nina posando la tazza di caff. Per
me  un onore - solo che dovrai pagarlo.
Nel ritratto con indosso i boxer rossi, Philip ha in
mano una sigaretta.
Una Gauloise Bleue.
Nina apre la bocca ed espira rumorosamente, come
per buttare fuori il fumo.
Chiude gli occhi e fa scorrere lentamente le mani sul
proprio corpo - un corpo che, infagottato nella giacca di
seta rossa e nella vecchia giacca a vento di nylon di Philip,
riesce a stento a sentire, come se non fosse pi suo.
Quanto le sembra lontano, tutto quanto.
Quanto le sembra irreale.
Non riesce a immaginare una vita senza Philip.
E nemmeno lo vuole.
Philip  giovane e bello, e stanno per incontrarsi.
Vous permettez? le chiede, indicando la sedia libera al
suo tavolino.
Je vous en prie, risponde lei, stringendosi nelle spalle
senza alzare lo sguardo.
Di cosa parla il suo libro? le chiede poco dopo.
Un'altra alzata di spalle.
 difficile da spiegare, dice lei senza guardarlo. Si
tratta di un tentativo di catturare e trasformare in linguaggio
le manifestazioni pi intime dell'io, le vibrazioni
e i tremiti dei sentimenti alle soglie della consapevolezza.
In pratica, questo libro cerca di esprimere a parole
l'essenza della comunicazione non verbale.
Sembra un'impresa ardua, osserva Philip.
 gi innamorata di lui.
Un amore che non si  ancora manifestato alle soglie
della sua consapevolezza.
Un amore le cui vibrazioni e i cui tremiti non pu
ancora sentire; un amore che impiegher un po' a
riconoscere.
E a esprimere a parole.
Fino a quel momento, gli resister.
E per ora non lo ha quasi degnato di uno sguardo. Se
le chiedessero di descriverlo, stenterebbe. Alto? Capelli
scuri? Una bella voce.
E al limite della scortesia.
Lui alza un braccio per attirare l'attenzione del
cameriere.
 una studentessa? le chiede poi.
No, risponde lei.
 francese, giusto?
No, ripete.
Lui ride.
Neanch'io.
Nina alza gli occhi e lo guarda.
Da dove viene? chiede lui.
Un po' dappertutto, risponde Nina. Di recente, dal
Massachusetts.
Anch'io, dice lui.
Cosa ci fa a Parigi?
Le va un altro caff? chiede Philip.
Deux cafs crmes, dice al cameriere senza lasciarle il
tempo di rispondere.
Fuori, in giardino, sente gli uccelli cinguettare.
Beve solo un piccolo sorso del caf creme che le ha
ordinato.
Non vuole sentirsi in debito con lui.
Troppa caffeina, spiega. Rischia di venirmi una
emicrania.
Soffre di emicrania? domanda lui con aria apprensiva.
Si  gi esposta troppo. Per il momento non vuole la
sua compassione.
Dev'essere una cosa terribile, ma ci sono buone notizie,
perch stanno sviluppando una nuova famiglia di
farmaci in grado di restringere i vasi sanguigni nel cervello,
e potrebbero rivelarsi molto efficaci per alleviare
le emicranie.
 un medico?
Un matematico, risponde lui. E lei cosa fa?
Nina esita.
Dipingo.
Come ti accosti a un dipinto? chiede Philip mentre
posa per lei in boxer. Non intendo un ritratto. Quello
 ovvio.
Sai gi come sar il quadro quando avrai finito? prosegue.
Quello che m'interessa  il processo - sono i meccanismi
della creazione umana. E come questi siano applicabili
anche ai matematici.
Comincio con una riga, un colore, e poi cerco qualcos'altro
-  difficile descrivere con precisione cosa, risponde
Nina.
 accidentale? Ti ci imbatti per puro caso, qualunque
cosa sia?
Alle volte. Ma no, non sempre.
Sta' fermo, gli dice poi.
Sta dipingendo le sue lunghe gambe, facendole esageratamente
magre e lunghe, come una scultura di Giacometti,
e accentuando la protuberanza su quella sinistra.
Ho letto da qualche parte che l'arte  tutta una questione
di superare lo spazio che separa quello che sai da
quello che vedi, dice Philip.
Io cerco la chiarezza, replica Nina.
Una volta Philip aveva seguito una lezione in cui Richard
Feynman, per descrivere le dimensioni di un atomo,
aveva detto ai suoi studenti di immaginare una mela ingrandita
fino a raggiungere le dimensioni della Terra, a
quel punto, gli atomi di cui si componeva la mela avrebbero
assunto all'incirca le dimensioni iniziali della mela.
Chiarezza.
Per un dollaro, Nina vende a Louise uno dei suoi dipinti
quasi monocromi intitolati Emicrania, e come promesso
Louise lo appende nel soggiorno del suo nuovo appartamento
a Russian Hill. I mobili di Louise sono per lo pi
moderni, spogli, bianchi, e il dipinto rosso di Nina crea un
netto contrasto con il resto della stanza.
 fantastico, sembra un Rothko, dice Louise alla madre.
Come lo dir a Louise?
Cosa le dir?
Mi spiace tanto ma pap...
Non so come dirtelo, ma tuo padre...
Oppure, semplicemente: Pap  morto...
Non riesce a pensare a mente lucida, pensa.
Il cervello  una sacca di circa un chilo e mezzo fatta di
neuroni, impulsi elettrici, trasmettitori chimici e cellule
gliali, si diverte a spiegare Philip durante la cena,
rivolgendosi a Louise. Ci sono l'emisfero destro, l'emisfero
sinistro, i quattro lobi: il lobo frontale, il lobo occipitale
o corteccia visiva, che sta sul retro del cervello...
Pap, ti prego. Sto mangiando.
Non stai mangiando granch, obietta Philip, e lancia
un'occhiata al piatto della figlia prima di continuare: La
corteccia parietale, il lobo temporale che sta dietro le
orecchie - mi passeresti i broccoli, Nina? Queste costolette
di agnello sono deliziose. Il sistema limbico, in cui
hanno sede le emozioni e la memoria, il tronco encefalico
in cui ha sede la coscienza, quella che ci tiene svegli
o ci fa addormentare la sera. Sarebbe bello se a scuola
insegnassero anche la geografia del cervello, oltre alla geografia
del mondo. Ecuador, Nigeria, Bulgaria, sai dirmi
dove sono questi stati, Lulu? chiede Philip.
Pap, ti prego! sbotta Louise.
Sappiamo che le funzioni del nostro cervello si sono
evolute per reagire in maniera attendibile all'attivit
degli atomi, ma non abbiamo ancora una piena comprensione
della base fisica della coscienza all'interno del
cervello, prosegue Philip, scrutando di nuovo il piatto
di Louise - non la mangi, quella carne? - e questo mi riporta
alla nostra domanda, posto che accettiamo l'interpretazione
di Copenhagen della meccanica quantistica:
Quali sono le esperienze coscienti del gatto chiuso nella
scatola?
Oh, no, di nuovo quel povero gatto, lo interrompe Nina.
Il gatto pu forse sperimentare la condizione di essere
vivo e morto al tempo stesso? - Mi stai ascoltando,
Lulu? - Oppure ci che prova il gatto dipende dalla presenza
di qualcuno che apra la scatola per controllare?
Vuoi dire che qualcosa, per essere reale, ha bisogno di
essere osservato? domanda Louise scansando il piatto.
Reale nell'universo percettibile, precisa Philip.
E va bene Lulu, passami il piatto, le costolette di
agnello le finisco io, dice poi.
Philip ha sempre molta fame.
Mangerebbe qualsiasi cosa - testicoli di gallo, zuppa di
pinne di squalo, fagioli stufati, crpes di coquilles
Saint-Jacques, il daube de boeuf a la provenale che un giorno
cuciner per lui.
Le torna in mente il pollo arrosto che si sta freddando
al pianterreno.
Fame di...
Vita.
Gli prende la mano. Le dita di Philip sono fredde e
rigide mentre le piega per stringerle attorno alle proprie.
Poi si porta la mano alle labbra.
Se dico: Sono sicuro al 95 percento di aver chiuso
a chiave la porta uscendo di casa illustra Philip ai
suoi studenti l'ultimo giorno di lezione, siamo di fronte
a un classico esempio di probabilit epistemica - ossia
una probabilit basata sull'intuizione. Ma se dico: Sono
sicuro al 95 percento che morir prima di mia moglie
- tutti noi sappiamo che le donne in media sono pi
longeve degli uomini - questa prende il nome di probabilit
a posteriori - una probabilit calcolata in conseguenza
a un evento. Prendendo un campione esteso
si pu calcolare la probabilit - secondo la legge dei
grandi numeri - di qualsiasi genere di evento: chi si
ammaler quando, chi morir quando, e via dicendo,
con il grado di accuratezza desiderato. Tuttavia - e
qui Philip fa una pausa eloquente - vi suggerisco caldamente
di tenere gli occhi bene aperti. Le probabilit
possono essere molto ingannevoli. Dovete sforzarvi di
aspettarvi l'inaspettato. L'evento che nessuno ha previsto
- un'epidemia, uno tsunami - l'evento che avr un
grandissimo impatto.
Prendiamo il famoso esempio del tacchino - anche
se gli inglesi gli preferiscono il pollo dice Philip sorridendo.
Immaginate un tacchino, un tacchino cui venga
dato regolarmente da mangiare tutte le mattine per, poniamo,
un anno. Il tacchino si abitua a questa routine.
Anzi, il tacchino ci si abitua a tal punto che gli verr
spontaneo aspettarsi che tutte le mattine a una certa ora
qualcuno vada a sfamarlo. Ma un mattino - qui Philip
si concede una risata - diciamo una settimana prima del
Ringraziamento, la stessa persona che tutte le mattine
pressappoco alla stessa ora dava da mangiare al tacchino,
questa volta anzich dargli da mangiare gli tira il collo.
Visto? - l'intera classe sta ridendo -  successa una
cosa inaspettata che ha completamente alterato il nostro
sistema di convinzioni e la nostra tendenza ad affidarci
agli eventi passati. Qui si pone la questione di come
possiamo sfruttare la nostra conoscenza del passato per
presagire il futuro. Sono considerazioni importanti, vi
lascer il tempo di rifletterci.
Gli studenti di Philip si alzano e applaudono.
Al caff parigino, Nina non guarda Philip negli occhi;
gli guarda il collo. Dal colletto sbottonato della camicia
blu vede spuntare un ciuffetto di peli scuri.
Sente il cuore martellare nel petto, velocemente.
Per un attimo, e per quanto sia improbabile, Nina
teme di avere un attacco di cuore.
Oppure di essersi buscata qualcosa - una grave
malattia.
Aggrotta la fronte, distoglie lo sguardo. Preferisce di
gran lunga gli uomini biondi a quelli mori e pelosi.
Come se le avesse letto nel pensiero, lui accosta le
dita al colletto e lo allaccia. Poi tende la mano e dice:
Mi chiamo Philip.
La camera si sta rischiarando.
 l'ora prima dell'alba, quella che gli antichi Romani
chiamavano l'ora del lupo. L'ora in cui i demoni sono pi
potenti che mai, e in cui gran parte della gente muore,
oppure nasce. L'ora in cui la gente  attanagliata dagli
incubi.
L'heure bleue.
Un rumore insolito nella stanza - un tonfo sul pavimento
- le fa aprire gli occhi. La sedia accanto alla porta,
con il maglione di cachemire beige appeso allo schienale,
 caduta a terra. Nella stanza  entrato qualcuno.
Un angelo.
L'angelo sbatte le sue ali maestose.
Il suono le ricorda le vele dell'Ipazia che schioccano,
strattonate dal forte vento.
L'angelo  una figura familiare.
I riccioli rossi, le ali nere, il drappeggio di stoffa bianca
che cela solo in parte il suo corpo - sono gli stessi dell'angelo
nel Riposo durante la Fuga in Egitto di Caravaggio, il
dipinto che un tempo l'aveva lasciata paralizzata. Non
riusciva a staccarsene, senza nemmeno sapere perch, e
Philip si era spazientito. Per lui era troppo sentimentale,
preferiva il realismo degli altri due Caravaggio che avevano
visto in una cappella in Santa Maria del Popolo. E
poi era ora di pranzo. Ma nel tragitto da Palazzo Doria
Pamphilj al ristorante gli avevano rubato il portafoglio.
Solo alla fine del pranzo, al momento di pagare, Philip
si era accorto di non averlo pi.
Con le maestose ali nere spiegate, l'angelo si avvicina
al letto e si ferma accanto a lei. Le tende la mano.
Dov'? chiede Nina. Sta pensando al portafoglio.
L'angelo sorride, e scuote la testa.
Deve essere un sogno.
Non ha importanza.
Non c' traccia di paura in lei, n di sorpresa.
Nina gli prende la mano e si lascia condurre alla finestra.
L'angelo apre le tende e la spalanca. L'aria fresca
invade la stanza. Il sole splende,  una giornata bella,
serena. Nel giardino sotto di lei, i lill e le peonie, ancora
un po' bagnati di pioggia, sono in fiore. Nina fa un respiro
profondo. Dalla finestra riesce a sentire il profumo
dei lill. Lill francesi. Poi, mentre gli occhi si abituano
alla luce, scorge Philip.
Con la camicia blu da lavoro, le maniche arrotolate
fino al gomito, Philip  gi nell'orto - zappa la terra,
pianta i semi, estirpa le erbacce. Quando vede Nina affacciata
alla finestra si ferma, drizza la schiena e la saluta
con la mano.
...
.
...
FINE.
...
.
...
Ringraziamenti.
...
.
...
Come la tanto disprezzata gazza che depreda spudoratamente
i nidi degli altri uccelli per rivestire il proprio, lo stesso
ho fatto io alle pagine 17 e 18 da E.T. Jaynes, Probability Theory:
The Logic of Science (Cambridge University Press, 2003,
p. 1); a pagina 25 da Marie-Louise von Franz, Psiche e materia
(Bollati Boringhieri, 1992; titolo originale: Psyche undMaterie,
Shambala, 1992); a pagina 36 e di nuovo a pagina 92 da Morris
Kline, Matbematics for th Nonmathematician (Dover Publications,
1985, pp. 524-26); alle pagine 40 e 41 da Simon Singh,
Codici & segreti. La storia affascinante dei messaggi cifrati dall'antico
Egitto a Internet (bur, 2005, pp. 268-69; titolo originale: The
Code Book, Doubleday, 1999, pp. 260-61); a pagina 49 da
Adam Phillips, Monogamia (Adelphi, 1997, p. 117; titolo originale:
Vintage, 1996, p. 105); a pagina 67 a di nuovo a pagina
134, la conversazione di Lorna  parafrasata da Janna Levin,
Come all'universo sono venute le macchie (net, 2006, pp. 13 e
sgg.; titolo originale: Hou> th Universe Got its Spots, Princeton
University Press, 2002, pp. 1, 4, 7); a pagina 75 e di nuovo
a pagina 104 da Frank Wilczek, insignito del Premio Nobel
per la Fisica nel 2004 e attualmente Herman Feshbach Professor
of Physics al Massachusetts Institute of Technology,
che assieme alla moglie, Betsy Devine, scrisse Longing for th
Harmonies: Themes and Variations from Modem Physics (W.W.
Norton & Co., 1989); a pagina 81 da Douglas Hofstadter,
Anelli nell'io (Mondadori, 2008; titolo originale: I Am a Strange
Loop, Basic Books, 2007, p. 252); alle pagine 88 e 89 da Keith
Devlin, La lettera di Pascal. Storia dell'equazione che ha fondato
la teora della probabilit (Rizzoli, 2008; titolo originale: The
Unfinished Game: Pascal, Fermat, and th Seventeenth-Century
Letter ThatMade th World Modem, Basic Books, 2008, pp. 2,
9, 25-26, 29); a pagina 103 da Stephen Hawking, Dal big bang
ai buchi neri. Breve storia del tempo (bur, 1990, pp. 167 e sgg.;
titolo originale: A Brief History ofTime, Bantam, 1988, pp.
148-50); a pagina 105 da Patricia Lynne Duffy, Blue Cats and
Chartreuse Kittens: How Synesthetes Color Their World (Times
Books/Henry Holt, 2001, p. 22); a pagina 114, testo citato
dal video The Joy of Mathematics della serie The Great Courses,
lezione 12, The Joy ofPi, tenuta da Arthur T. Benjamin (che attribuisce
il testo a Larry Lesser, un amico); sempre a pagina 114
dal video What Are th Chances? Probability Made Clear della
serie The Great Courses, lezione tenuta da Michael Starbird; a
pagina 123 e di nuovo a pagina 148 dall'intervista di Michael
Auping a William Kentridge in William Kentridge: Pive Themes
(San Francisco Museum of Art and Norton Museum of Art in
association with Yale University Press, pp. 230-45); a pagina
131 da John Berger, DaAax. Lettere di una storia (Libri Scheiwiller, 2009, p. 88; titolo originale: Prom A toX, Verso, 2008);
e a pagina 144 da John Berger, Questione di sguardi. Sette inviti
a vedere fra storia dell'arte e quotidianit (Il Saggiatore, 2009, p.
56; titolo originale: Ways ofSeeing, Penguin, 1972); a pagina
147 da Richard Feynman, Sei pezzi facili (Adelphi, 2000; titolo
originale: Six Easy Pieces, Basic Books, 1963, p. 5); e a pagina
151 da Nassim Nicholas Taleb, Il cigno nero. Come l'improbabile
governa la nostra vita (Il Saggiatore, 2009, pp. 60-61; titolo
originale: The Black Swan: The Impact of th Highly Improbable,
Random House, 2007, p. 40).

Mi preme anche citare i vari siti web che ho consultato: http://
mathworld.wolfram.com/LawofLargeNumbers.html; http://
gwydir.demon.co.uk/jo/probability/info.htm; http://members.
chello. nl/r.kuijt/en_pi_onthouden.htm; www. cl.cam. ac.uk/
research/hvg/Isabelle/overview.html; and www.templeton.org/
pdfs/articles/Physics_World_Faraday07.pdf.

Un grazie speciale a Nathaniel Kahn per la perspicacia dei suoi commenti e delle sue spiegazioni. Un grand merci a Irne
Bungener e Bertrand Duplantier. Per l'amicizia, i consigli e il sostegno che mi hanno offerto, desidero ringraziare Molly
Haskell, Michelle Huneven, Frances Kiernan e Patricia Volk.
Sono profondamente riconoscente a Trent Duffy per essersi occupato dell'editing del romanzo. Come sempre la mia gratitudine
va a Georges e Anne Borchardt. E per concludere, ci tengo a ringraziare la mia editor Elisabeth Schmitz, che ancora
una volta ha dato prova di grande gentilezza e professionalit.
...
.
...
FINE.